von fpm 14.07.2026 18:00 Uhr

Dame damént (26)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

Foto FPM, elab grafica Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare, circostanze legate alla memoria tra aneddoti e storielle in un contesto piacevole, divertente, indimenticabile così come incancellabile dovrebbe essere il dialetto che talvolta sa colorare al meglio tempi e fasi della vita…

Quei ricordi dei nonni… fotografano tempi che sembravano così lontani… suscitavano curiosità anche se solo ricordava la cena… po se zenàva, dé sòlit gh’èra polenta cól lat o sardèle o col peclìn tacà sóra la taola da snasàr e da darghe na tocàda con na fietèla de polenta… desigual, per entesìr se ghé n’èra, se toncàva él pan séc en la supiera de pizi, zìgole e asè… poi si cenava, di solito la cena consisteva in polenta e latte o con le acciughe oppure con l’aringa appesa sopra la tavola da annusare o da strofinare con una fettina di polenta… e man mano si ammollava il pane secco in una zuppiera con fagioli, cipolle e aceto…  e po per paràr zó ai veci dó dédi de sgnapa,dé solit la ruta, e ai mateloti bastava la bonanòt e zó ‘ndel sdramàz a dormir come én zòch… poi per digerire, ai grandi un goccio di grappa, di solito la ruta, e ai piccoli bastava una buonanotte e andare nel lettone per dormire della grossa… Mi févo fadiga a starghe dré a tùt quel che el nono él mé contava… paréva ch’el s’ enventàβa tant per contarnela e che nól parlaβa dal bòn, Io facevo fatica a credere ai racconti del nonno, pensavo li inventasse tanto per parlare e che non dicesse sul serio…

Ma po mé mare e mé pare i diseva ch’él gaveva resòm, che quél ch’él contava l’era tut vera e che sti ani l’èra tempi da no savér a che acqua trarse per quant che l’era dura, pòcio manina, i ne diseva, che a voi l’ha ve nada benón! Poi però i miei genitori confermavano e mi dicevano che quello che raccontava il nonno era tutto vero, che in quegli anni non si sapeva a che santo votarsi per quanto era dura la vita e di ringraziate il cielo che a noi ragazzini è andata bene!

Ma quél che me piaséva dé mé nono l’è ch’él m’ha fat amar l’Heimat, fat capir βa vòl dir star tacadi a la nòβa tèra, che se la se laβa nar l’ei finida, ruvada. Ma ciò che ho gradito delle cose che diceva mio nonno, è che mi ha fatto amare la Heimat, capire l’importanza della nostra terra e che se si abbandona, tutto finisce. (continua)

Jetzt
,
oder
oder mit versenden.

Es gibt neue Nachrichten auf der Startseite