Wenn ma de Sachn nit kennt, sollt ma liaba s’Maul hoitn.“

Francesca Gerosa, diplomata al Liceo classico Arcivescovile di Trento, laureata presso l’Ateneo di Trento in Sociologia (indirizzo politico istituzionale) con la tesi ‚Condizioni e attori del cambiamento istituzionale: il passaggio dal primo al secondo Statuto di autonomia‘, dal punto di vista professionale, negli ultimi vent’anni si è occupata prevalentemente di attività legate al mondo immobiliare e dell’edilizia, quali mediazione, consulenza e sviluppo. In sintesi, per non dover recitare tutto il curriculum, è stata poi eletta in Consiglio provinciale nella lista di Fratelli d’Italia, partito di cui è membro dell’assemblea nazionale e dei coordinamenti regionale e provinciale. Bene, con questo bagaglio culturale un cittadino dovrebbe sentirsi rappresentato dignitosamente se non per casacca politica almeno sul piano istituzionale. Invece no. Ma cosa diavolo sarà mai successo per rilevare perplessità? Riporto qui di seguito l’intervento della Gerosa pubblicato da lei stessa su FB:
«Viva Trento italiana! Viva l’Italia!» Furono queste le ultime parole di Cesare Battisti, pronunciate con fierezza prima di essere barbaramente impiccato, 110 anni fa, in un clima di umiliazione. Parole che ancora oggi risuonano come un richiamo all’amore per la Patria, all’identità nazionale e al sacrificio di chi ha dato la vita perché Trento tornasse italiana. Ricordare oggi Cesare Battisti significa rendere onore a un italiano che scelse fino in fondo la propria Nazione, pagando con la vita la fedeltà ai suoi ideali e al nostro territorio. La sua eredità ci ricorda che la libertà, l’unità e la sovranità dell’Italia non sono conquiste da dare per scontate, ma valori da custodire ogni giorno. Nel suo sacrificio ritroviamo l’orgoglio di essere italiani e la responsabilità di tramandare alle nuove generazioni la memoria di chi ha costruito la nostra Patria. Onore a Cesare Battisti e a Fabio Filzi. Viva Trento italiana. Viva l’Italia.
Meglio sorvolare sulla figura di Cesare Battisti che prima di essere glorificato dal fascismo, osannato dal suo amico Benito Mussolini – in arte Duce – che gli dedicò l’orribile mausoleo sul Doss Trento, era non solo disprezzato ma odiato dalla maggioranza dei tirolesi trentini che non gli hanno mai perdonato di essere stato una spia e di aver poi trascinato Trento e provincia, tradendo, in una sanguinosa guerra. Non è certo leggenda metropolitana il racconto del padre che lo insultò e disdegnò. Ascoltando o leggendo il commento della Gerosa oltre a rabbrividire per le lacune storiche, le inesattezze e il cinismo con cui sorvola sulla sofferenza del popolo tirolese, soprattutto i cittadini di Trento, pare ancora più spaventoso constatare che una rappresentante delle istituzioni ignori importanti riferimenti storici… “barbaramente impiccato, 110 anni fa, in un clima di umiliazione”, ci dice la Gerosa. Ignora dunque che in clima di guerra le spie e i traditori venivano, come si dice, passati per le armi. Giustiziati insomma. Cesare Battisti era cittadino austriaco, deputato a Vienna ma collaborazionista con il Regno d’Italia e dunque spia. Tradì il suo mandato e il suo popolo. Questa è la realtà. Che poi l’impiccagione fosse “barbara” ci può stare ma più barbara e raccapricciante fu la scelta di Battisti di trascinare in una guerra atroce il “suo” popolo. Ma ciò che inorridisce dal punto di vista storico viene dopo: “… “sacrificio di chi ha dato la vita perché Trento tornasse italiana” … un italiano che scelse fino in fondo la propria Nazione…”
Ma la storia l’ha studiata o ha solo adottato qualche slogan fascista? Trento, signora mia, non è mai stata “italiana” e neanche il Tirolo. L’Unità d’Italia peraltro risale al 1861, l’Italia-Nazione nasce il 17 marzo 1861 e sa in quella data a chi apparteneva Trento e il Tirolo? Non si può “tornare ad essere” se non si è mai stati… Lo capirebbe chiunque. Quindi se il desiderio di Battisti era quello di trascinare Trento e provincia (perché in realtà lui non voleva trascinare la provincia di Bozen in questa sciagurata scelta riconoscendone l’identità tedesca) lo fece non certo per “patriottismo” o per desiderio popolare perché la quasi totalità del popolo tirolese trentino non voleva “diventare” italiano. E quando lei dice “scelse la propria Nazione”, beh, non poteva essere la “sua” Nazione, perché semplicemente non apparteneva. Solo se Trento fosse stata “italiana” e magari invasa e occupata da uno straniero allora si giustificherebbe quella dicitura ma non essendo mai stata italiana quelle frasi sono del tutto fuori luogo. I veri eroi e patrioti furono i soldati e cittadini tirolesi trentini che volevano difendere il proprio territorio dall’invasione italiana. E infatti gli stessi italiani “vincitori” (ma solo grazie agli inglesi e francesi non certo per merito loro), esultarono e scrissero “abbiamo occupato Trento”, non certo “abbiamo liberato” come successivamente chi ha riscritto la storia ha voluto far credere.
Per oltre 800 anni (fino al 1803), Trento fu governata da Principi Vescovi, mantenendo un’autonomia ma rimanendo legata all’orbita dell’Impero Germanico. Il territorio tirolese trentino fu per secoli sotto il Sacro Romano Impero e poi parte dell’Impero Austriaco (successivamente Impero Austro-Ungarico). Nel 1815, dopo le guerre napoleoniche, il Welschtirol o Tirolo Trentino fu aggregato stabilmente alla contea del Tirolo all’interno dell’Impero d’Austria. Rimase una provincia periferica di lingua italiana dell’Impero asburgico fino al 1918. Quando non si conosce la storia non si dovrebbe spingersi in proclami commemorativi che trascinano in una vergognosa ricostruzione senza spina dorsale. Wenn ma de Sachn nit kennt, sollt ma liaba s’Maul hoitn, quindi!
I nostri nonni o bisnonni (dipende dall’anagrafe) hanno combattuto contro l’invasore italiano e a difesa del proprio territorio. Perché le istituzioni non parlano mai di questo? O ne parlano poco sussurrando. Perché fa più notizia quello scarso migliaio di “irredentisti”, per lo più appartenenti alla borghesia, contro le migliaia e migliaia di tirolesi trentini che volevano difendere la propria “casa”, la Heimat tirolese, stare a fianco dell’Imperatore e starsene lontani dal regno d’Italia che consideravano corrotto, inaffidabile e irresponsabile? La Gerosa conclude dicendo “Viva Trento italiana” … va beh, si ricordi che Trento è stata saldamente autonoma e tirolese fino al 1919 prima di essere vilmente e sventuratamente annessa al Regno d’Italia dovendo poi subire con il fascismo, vent’anni di italianizazione forzata. Mai digerita. Quindi un po’ di rispetto per chi ancora oggi ha nel cuore la Trento tirolese.






