Semifinale a Sinner

Sul Centre Court di Wimbledon sembrava che il tempo avesse deciso di fermarsi per concedere un ultimo grande duello: da una parte il sudtirolese Jannik Sinner, numero uno del mondo e campione in carica; dall’altra il serbo Novak Djokovic, il sette volte re dell’erba londinese, deciso a inseguire l’ennesima impresa della sua straordinaria carriera. L’inizio è stato un concentrato di tensione. Djokovic ha cercato subito di dettare il ritmo con il servizio e con la sua proverbiale capacità di leggere il gioco. Ma Sinner aveva un piano preciso: risposte profonde, accelerazioni di rovescio e una calma quasi disarmante. Sul 4-4 è arrivata la zampata decisiva. Un passante in corsa, un rovescio lungolinea millimetrico e il break che ha spalancato la porta al 6-4.
Nel secondo set il serbo ha provato a cambiare spartito, salendo più spesso a rete e variando le traiettorie. Per qualche game è sembrato di rivedere il Djokovic delle grandi occasioni, ma dall’altra parte c’era un Sinner praticamente impeccabile. Ogni volta che il campione serbo trovava una soluzione, il sudtirolese ne aveva una ancora migliore. Un altro break chirurgico e il tabellone ha scritto ancora 6-4.
Il terzo set è stato il simbolo del passaggio di consegne. Djokovic ha lottato con l’orgoglio di un gigante che rifiuta di arrendersi, strappando applausi con recuperi impossibili e colpi di pura classe. Sinner, però, sembrava giocare in uno stato di grazia: servizio preciso, diritto devastante e una serenità quasi irreale. Sul 5-4, con il Centre Court in piedi, ha chiuso la partita con un ace esterno, lasciando cadere la racchetta e alzando gli occhi al cielo. Un altro 6-4.
E mentre Djokovic ha salutato il pubblico con il rispetto riservato alle leggende, Wimbledon ha avuto la sensazione di assistere a qualcosa di più di una semplice semifinale: il momento in cui il presente ha definitivamente preso il posto del passato. Sinner non ha solo battuto un campione immenso; ha dimostrato di essere il nuovo padrone dell’erba londinese. Domenica la finale con uno Zverev in piena forma, reduce dalla vittoria al Roland Garros. Che dire? Niente scherzi, eh, Jannik!






