L’arte gotica in Tirol, Südtirol, Welschtirol (33)

La Chiesa di Santa Maria Maddalena di Palae en Bersntol è uno dei luoghi sacri più antichi e simbolici della Bersntol (Valle dei Mòcheni), con una storia che attraversa oltre sei secoli e conserva aneddoti legati alla vita delle comunità alpine. Nata nel pieno Medioevo fu ricostruita in stile gotico nel XVI secolo, ampliata e trasformata nei secoli, profondamente legata alla cultura mochena, e continuamente restaurata fino ai giorni nostri. È un esempio perfetto di come le chiese alpine non siano solo edifici, ma archivi viventi della storia delle comunità che le hanno costruite, custodite e tramandate. La chiesa compare indirettamente nel 1369, in un documento che cita due sagre locali, segno che un edificio sacro esisteva già in quel periodo. La prima menzione esplicita della chiesa risale invece al 1481, nell’Urbario della comunità. Queste prime notizie collocano Santa Maria Maddalena nel pieno della stagione gotica alpina, quando le comunità rurali del Welschtirol/Trentino costruivano chiese sobrie, con abside poligonale e strutture in pietra locale. Tra 1512 e 1522 la chiesa fu ricostruita integralmente, probabilmente per sostituire l’edificio medievale ormai insufficiente per la comunità crescente. La nuova struttura venne benedetta nel 1522, data che segna l’inizio della sua forma architettonica moderna.
I caratteri gotici della ricostruzione sono nell’impianto semplice ma slanciato, tipico del gotico rurale trentino; l’abside rinnovata con linee verticali e aperture ogivali; l’uso di maestranze locali, come confermano i documenti ecclesiastici. La chiesa fu ristrutturata tra il 1588 e il 1590, come riportano le visite pastorali dell’epoca. Nel 1642 viene citato un campanile a vela, una struttura tipica delle chiese alpine più antiche. Tra il 1700 e il 1766 l’edificio fu ampliato, con l’aggiunta di una navata laterale e altri interventi che ne modificarono la volumetria originaria. 1696: concessione del fonte battesimale; 1705: elevata a curazia (chiesa con sacerdote stabile); 1960: elevata a parrocchia. Questi passaggi mostrano come la chiesa sia diventata progressivamente il centro spirituale della comunità mochena. La torre campanaria attuale è documentata dal 1812 e fu ristrutturata nel 1888 insieme al resto dell’edificio. Nel XX secolo la chiesa versava in condizioni precarie e fu restaurata nel 1911, poi nuovamente tra 1950 e 1991. Un ultimo grande ciclo di restauri si è concluso nel 2021, con interventi su murature, lapidei, intonaci e impianti.
Aneddoti e curiosità storiche. La chiesa “nascosta” nei documenti medievali e la prima menzione del 1369 non cita direttamente la chiesa, ma due sagre locali. Gli storici interpretano questo come un indizio: le feste religiose non potevano svolgersi senza un edificio sacro, quindi la chiesa doveva già esistere. È un caso tipico delle comunità alpine, dove la documentazione è scarsa e la storia si ricostruisce “per indizi”. Il campanile a vela citato nel XVII secolo è un elemento insolito: si tratta di una semplice struttura muraria con aperture per le campane, più tipica delle cappelle isolate che delle parrocchie. La sua presenza suggerisce che la comunità, pur piccola, aveva una forte identità religiosa e manteneva forme architettoniche arcaiche.
La lunga attesa per diventare parrocchia. Nonostante la sua antichità, Santa Maria Maddalena è diventata parrocchia solo nel 1960. Per secoli fu una curazia dipendente da altre parrocchie della valle, riflettendo la particolare storia dei Mòcheni, comunità germanofona che ha mantenuto tradizioni autonome ma con strutture ecclesiastiche spesso subordinate. La chiesa ha attraversato numerosi cicli di restauro: 1888, 1911, 1950–1991, 2009 e infine 2017–2021. Questa continuità testimonia sia la fragilità dell’edificio storico sia l’impegno della comunità nel preservarlo come simbolo identitario.






