Ridare l’anima ai nostri paesi

L’odonomastica e l’identità sostituita
In molti dei nostri centri abitati, sia in Sudtirolo ma anche in provincia di Trento, le denominazioni di molte strade, vie e piazze ricordano ancora oggi il passaggio traumatico e spesso violento della nostra terra dall’Impero Austriaco al Regno d’Italia continente alla conclusione del primo conflitto mondiale.
Se nei centri più piccoli spesso non esistevano le denominazioni delle vie e le abitazioni si distinguevano soltanto con un numero civico, nei comuni più grandi le strade e le piazze avevano nomi radicati che facevano riferimento alla storia e alla tradizione locale.
La “redenzione” degli stradari urbani
Con la “redenzione” prima, e l’avvento del fascismo dopo, attraverso i decreti prefettizi che proibivano l’uso della parola Tirolo e di tutte quelle che ricordavano il nostro passato asburgico — norme ispirate da Ettore Tolomei e dalla Legione Trentina —, venne imposta anche la cancellazione di moltissime denominazioni originarie.
Al posto dei personaggi e dei fatti significativi della storia locale, dei richiami alla tradizione e agli usi tramandati, subentrò un gran numero di vie dedicate a figure della dinastia sabauda, come il Re Vittorio Emanuele III “il sciaboletta” o la Regina Elena, o volte a celebrare i cosiddetti “martiri della redenzione” come Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazzario Sauro, accanto agli eroi del Risorgimento, da Garibaldi a Mazzini.
Questo radicale cambiamento andò a sostituire la toponomastica tradizionale che definiva l’identità profonda dei paesi, togliendo loro in qualche modo la propria stessa Anima.
Storia e identità ancora negate
La permanenza di questa odonomastica imposta dall’alto rappresenta un ostacolo per la piena comprensione delle nostre radici. In molti centri della nostra regione questa situazione è rimasta pressoché intatta fino a oggi, poiché ripristinare i vecchi nomi o modificare lo stradario comporta inevitabilmente resistenze politiche e un pesante carico burocratico per i residenti.
Una possibile soluzione
Qualche amministrazione comunale è riuscita a trovare una soluzione di compromesso, che riesce a ridare dignità alla storia che gli stradari raccontano e che allo stesso tempo non appesantisce il carico burocratico sui residenti.
Un esempio è quello di Borgo Valsugana, dove ancora negli anni ‘90 sono state apposte le nuove tabelle indicative di strade e piazze: oltre al nome attuale, esse riportano anche la denominazione storica e originale. Per esempio, a Borgo Valsugana troviamo indicazioni del tipo “Via Fratelli già Contrada Nova” oppure “Piazza dei Martiri già Piazza Sant’Anna”.
A Grigno invece…
In qualche altro comune, invece, la valorizzazione storica pare essere bloccata da insormontabili quanto inspiegabili ostacoli. L’esempio forse più eclatante è quello di Grigno, l’ultimo paese della Valsugana, un tempo comune di confine tra l’Impero e il Regno d’Italia.
Già nell’anno 2009 Giuseppe Corona, aveva realizzato un’ampia e approfondita ricerca storica, andando a riscoprire tutte le denominazioni odonomastiche storiche e originali di Grigno, che con un colpo di spugna erano passate da “Contrada Fabbrina” all’attuale Via Cesare Battisti, da “Contrada Tedesca” all’attuale Via Vittorio Emanuele III, da “Via alla Brenta” all’attuale Via Damiano Chiesa, da “Via del Peraro” all’attuale Via Nazzario Sauro, da “Piazza del Dazio” all’attuale Piazza Dante- Pure il “Ponte del Tirolo” è divenuto la “Passerella” ancora adorna dal “fascio” di Mussoliniana memoria.
La ricerca, completa di mappe e fotografie d’epoca, era stata presentata agli amministratori e ai censiti di Grigno una sera del Novembre 2009 ed a relazionare furono lo stesso Giuseppe Corona coadiuvato all’ex consigliere provinciale e regionale Pius Leitner. Successivamente in veste di Assessore di Comunità, lo stesso Corona e il ricercatore e storico Franco Gioppi, nel 2015 e nel 2018 presentarono l’iniziativa in due specifiche serate molto partecipate tenutesi presso la Sala Riunioni della Cassa Rurale di Grigno, suscitando notevole interesse nella popolazione.
Giuseppe Corona aveva quindi invitato l’amministrazione comunale ad attivarsi affinché venisse ripristinato lo stradario originale del paese adottando una soluzione simile a quella di Borgo Valsugana: un intervento per nulla invasivo, ma che avrebbe contribuito a riaffermare un importante aspetto della storia e dell’identità della comunità, altrimenti destinata all’oblio.
Siamo nel 2026, sono passati 17 anni, ma a Grigno non si è fatto ancora nulla. Nel frattempo si sono succedute varie amministrazioni, con tre sindaci di diversi orientamenti politici, ma gli ostacoli alla realizzazione di uno stradario storicamente corretto paiono essere insormontabili. Corona ha ripetutamente riproposto la ricerca storica, sollecitando la decisione dell’amministrazione, ma senza esito.
Un segnale forte
Ora Corona, al quale di certo non difetta la perseveranza, ha deciso di muoversi autonomamente e di dare un segno forte per rilanciare questa sua proposta, certo della sua validità e del sostegno di buona parte della comunità.
Nei giorni scorsi, su di un fabbricato sito in Via Cesare Battisti, sotto alla tabella “ufficiale” con la denominazione della strada, ne è apparsa una seconda che riporta il nome storico originale, quello della “Contrada Fabbrina”. E questo con il consenso e il pieno appoggio della proprietaria dell’edificio.
Dopo tanti appelli, solleciti e richieste senza esito, Corona prova quindi a lanciare un grosso sasso in quello che pare essere uno stagno di immobilismo amministrativo. Un segnale forte, diretto al Sindaco e alla giunta comunale ma anche verso l’intera comunità di Grigno, che può e deve finalmente riscoprire e valorizzare un importante tassello della propria storia, della propria identità e della propria “anima”.
Ci sono anche altre iniziative in ballo, si pensa a una raccolta di firme e a una petizione popolare. Intanto questa “tabella stradale” autoprodotta prova a rompere gli indugi e a rilanciare una proposta che da anni attende di essere discussa, valutata e quindi realizzata.
Che sia la volta buona?






