Camice nere in Südtirol

Negli anni Venti in tutt’Italia il regime fascista da rivoluzionario si trasforma in totalitario. È il periodo in cui si cerca il consenso anche in Südtirol dove le camicie nere arrivano presto per italianizzare questa terra di confine. Dalla marcia su Bozen ai tanti personaggi che hanno caratterizzato le vicende altoatesine, il volume ricostruisce minuziosamente, con documenti e resoconti giornalistici, gli anni dell’origine e dell’affermazione del regime in questa complicata zona di confine. Il Südtirol fu un vero banco di prova per il fascismo degli esordi, in termini sia di mobilitazione e propaganda, sia di prassi politica. Dalla “Domenica di Sangue” della primavera del 1921 fino alla brusca svolta di Mussolini nel 1927, con la creazione della Provincia di Bozen separata da quella di Trento, e all’inaugurazione del Monumento alla Vittoria l’anno successivo, le vicende sudtirolesi risultano di centrale importanza per comprendere la progressiva saldatura tra spinta eversiva, credo nazionalista e indirizzo totalitario.
Tra cronaca e analisi storiografica, il volume ricostruisce minuziosamente questo arco di tempo, grazie anche a una serie di contributi d’epoca che gettano luce su avvenimenti e personaggi la cui risonanza va ben oltre i confini locali. L’evento più clamoroso è senz’altro la “Marcia su Bozen” dell’ottobre 1922, quasi un’anticipazione dell’imminente presa di potere fascista, che demolisce il tentativo dei governi liberali di integrare, anziché assimilare, nel corpo istituzionale e nel tessuto politico-sociale della nazione le cosiddette “terre redente” e la consistente minoranza linguistica che vi abita. Grande attenzione viene inoltre dedicata ai resoconti di giornalisti e osservatori italiani e stranieri – dal reportage del celebre inviato del “Corriere della Sera” Luigi Barzini a un illuminante pamphlet del quacchero John Stephens – nonché ai principali terreni di scontro etnico: la scuola e la Chiesa. Nel 1927 la rivista ufficiale del regime “Gerarchia” dedica un numero monografico alla Venezia Tridentina: è la sintesi estrema di come il fascismo vede sé stesso nell’opera di italianizzazione delle terre a sud del Brenner. Fatti, protagonisti, retroscena e curiosità da una problematica terra di confine in cui si giocano, per alcuni versi, i destini del continente europeo.
«La più grande, la più sanguinosa, la più dura guerra del mondo ci ha condotti trionfalmente alla riconquista della porta di casa: il Brenner. È possibile che questo baluardo formidabile non conti più niente, che la conquista sia perduta, che la porta chiusa non si riapra, soltanto perché noi ci siamo dimenticati di governare pochi tedeschi?» (Luigi Barzini) «Nessun raggio di speranza per il futuro dell’Europa traspare dalla politica del fascismo italiano nei confronti delle minoranze etniche. Se non si è disposti ad alcuna concessione, il Sudtirolo, come l’Alsazia-Lorena, finirà per avvelenare l’intera vita europea.» (John S. Stephens)
“L’apice retorico della campagna di denazionalizzazione del Südtirol si raggiungerà con il discorso programmatico di Ettore Tolomei tenuto presso il Teatro civico di Bozen il 15 luglio 1923”.






