Dame damént (19)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… Siamo entrati in cucina e oggi visiteremo altre stanze, planeremo nei ricordi alla ricerca di arnesi e suppellettili legati anch’essi alla nostra memoria. Come quelle storielle che raccontavano prima di mettere i bambini a letto e che per farli star buoni inventavano personaggi inquietanti pensando così di spaventare e calmare la frenesia sproporzionata dei ragazzini…
La storiela de l’òm de la manà ra ch’el desfava i zugà toi… Dé sòlit l’era la nòna a zercà r de tegnirne da bèn ma no se capiss perché la ne contava na storia si tórbola e despéss la tirava for anca quela de la stria… la storiella dell’uomo con la scure con cui sfasciava i giocattoli. Solitamente era la nonna destinata al racconto per frenare la nostra euforia ma non si capisce perché scegliesse una storia così cupa e spesso proponeva anche la storiella della strega. Avé fini de far gazèr? Vardà che dal gaz vèn fòr la stria col baston sgrofolós e la ve salta adoss, – la ne diseva – e la ve fa su come na stròpa. Avete finito di fare baccano? Attenzione che dal sottobosco arriva la strega con il bastone nodoso e vi aggredisce, ci diceva, e vi concia per le feste! Se no fé da bèn, la vè mòla fòr dé ca e la ve core dreo sin che no se arivadi n’t’el prà del diambéz. Lì ghè tante altre strie e stregoni e tuti i magna, i beve e i bala, pronti a saltarve adoss. Se non vi comportate bene, vi butta fuori casa e vi rincorre sino al prato del diavolo. Lì ci sono streghe e stregoni che banchettano, pronti ad assalirvi.
Vardé che se ve svoltolé fòr per el coridor la stria la ve smaca col bastón sgrofolós. E la sta lì a tenderve tuta la nòt fin che l’albèza. Avè capì? Gaùrli! State attenti perché se fate le capriole nel corridoio la strega vi picchia col bastone nodoso! E rimane tutta la notte a controllarvi fin quando albeggia.
Noi ghé féven le gnape per no rider, no gaveven miga pégola ma per farla contenta féven finta de ciapar na stremìda e de averghe i sgrisolòti, smorzaven l’abasùr e féven finta de dormir. Noi facevamo le boccacce per non ridere, non avevamo paura ma per accontentarla facevamo finta di aver preso uno spavento e di sentire i brividi, spegnevamo la luce e si fingeva di dormire. (continua)






