1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (30)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
Il giuramento di fedeltà a Ferdinando nel 1525. Subito dopo la conclusione della Dieta di Innsbruck, per i capifamiglia dell’odierna regione del Welschtirol/Trentino-Südtirol si presentò il problema del giuramento di fedeltà ai propri principi ed ai decreti emanati dalla Dieta. I commissari scelti da Ferdinando si portarono nelle singole giurisdizioni e non solo in quelle che appartenevano al conte, ma anche in quelle che facevano parte del principato vescovile di Trento dove era signore Bernardo Clesio, il quale non era d’accordo sul loro comportamento. Egli avrebbe voluto solo un giuramento generico di fedeltà, almeno nei territori del suo dominio nei quali i contadini non erano insorti. Però per non far nascere urti con Ferdinando in un momento così difficile, lasciò correre senza protestare contro quell’atto che riteneva arbitrario. I commissari iniziarono la loro attività dai centri della valle del1′ Adige cominciando da Bozen e subito i contadini della Valsugana decisero di inviare loro delegati per osservare come si comportava quella gente riguardo al giuramento richiesto.
Per questa missione furono scelti Francesco Piloni e Gaudenzio Ranesèl, da Borgo Valsugana, i quali si portarono a Bozen. Ritornati, riferirono che gli uomini della valle dell’Adige, tra Bozen e Trento avevano accettato il Landsrecht uscito dalla Dieta di Innsbruck ed avevano giurato fedeltà.
A Pergine il primo ad opporsi a questo giuramento fu il pievano, quel prete Andrea insediato dal Cleser. Appena seppe che stavano per arrivare i commissari, dal pulpito di s. Maria cominciò una campagna in favore del rifiuto del giuramento che in seguito diede il suo frutto. (continua)






