Pignotti 100. Pop-esie visive

Un omaggio doveroso a un pioniere che, dal Gruppo 70 al Gruppo 63, ha segnato profondamente la neoavanguardia italiana, ha studiato e in qualche modo “rovesciato” il mondo dei media con ironia critica, decostruendo la società dei consumi e giocando con il linguaggio per renderlo “visibile” e interrogativo. La mostra si concentra principalmente sugli anni Sessanta e Settanta – il periodo più rivoluzionario e fertile della ricerca di Pignotti – che teorizzò e praticò la poesia tecnologica e visiva, intrecciando parola, immagine, fotografie di cronaca, inserti pubblicitari e linguaggi della comunicazione di massa e pop. In mostra una selezione di opere d’arte, libri d’artista, poesie sonore e cinepoesie, corrispondenza, fotografie d’epoca, volantini, manifesti e materiali documentari restituiscono il fermento delle neoavanguardie verbovisive. Accanto alle opere della donazione Pignotti, generosamente giunta al Mart nel 2019, saranno presenti opere e documenti delle collezioni Archivio di Nuova Scrittura e Tullia Denza. La poesia visiva italiana rompe i confini tra letteratura e arti visive; usa i linguaggi dei media contro i media stessi; trasforma la pagina in uno spazio artistico; anticipa molte forme della comunicazione contemporanea.
La poesia visiva è una delle esperienze artistiche più radicali e interdisciplinari del secondo Novecento. Nasce dall’incontro fra parola, immagine, grafica, pubblicità e critica sociale, mettendo in crisi l’idea tradizionale di poesia come semplice testo scritto. La sua storia attraversa le avanguardie storiche, esplode negli anni Sessanta e continua a influenzare arte contemporanea, design e comunicazione visiva. Le origini della poesia visiva si possono far risalire al Futurismo, fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909. I futuristi sperimentarono una nuova relazione fra parole e immagini attraverso le “parole in libertà”, composizioni tipografiche in cui il testo diventava anche forma visiva. In opere come Zang Tumb Tuuum, Marinetti rompeva la linearità della pagina usando caratteri diversi, impaginazioni dinamiche e onomatopee. La poesia visiva come movimento autonomo nasce realmente in Italia nei primi anni Sessanta, soprattutto a Firenze. Il contesto è quello del boom economico, dell’espansione della televisione e della pubblicità di massa. Gli artisti percepiscono che il linguaggio quotidiano è ormai dominato dai media e dai messaggi commerciali. Nel 1963 nasce il Gruppo 70, fondato da: Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti.
Attorno a loro si raccolgono artisti, poeti e musicisti interessati a superare i confini tra arti visive e letteratura. La poesia visiva nasce quindi come critica alla società dei consumi; analisi dei linguaggi mediatici; contaminazione fra arte alta e cultura popolare. Gli autori utilizzano: fotografie; slogan pubblicitari; fumetti; ritagli di giornale; marchi commerciali; testo poetico. Il risultato è spesso ironico, provocatorio e politicamente critico. La poesia visiva non si limita a “illustrare” parole. Il testo e l’immagine diventano inseparabili. Tra le tecniche principali: collage; fotomontaggio; manipolazione tipografica; assemblaggio verbo-visivo; uso di materiali massmediatici. La pagina viene concepita come uno spazio visivo totale.
Oltre a Miccini e Pignotti, furono importanti: Lucia Marcucci, che lavorò molto sul linguaggio pubblicitario e sulla rappresentazione femminile; Ketty La Rocca, interessata al corpo, ai gesti e alla comunicazione; Sarenco, vicino anche alle esperienze internazionali; Ugo Carrega, che sviluppò la cosiddetta “Nuova Scrittura”. La poesia visiva dialogò con il Gruppo 63, la neoavanguardia letteraria italiana cui parteciparono autori come Umberto Eco ed Edoardo Sanguineti. Tuttavia, mentre il Gruppo 63 lavorava soprattutto sulla destrutturazione linguistica del testo letterario, la poesia visiva si concentrava maggiormente sull’impatto dei media e sulla fusione concreta fra immagine e parola. Le performance, il libro d’artista, la mail art e le pratiche concettuali diventano parte integrante del movimento. In questo periodo la poesia visiva entra anche nei musei e nelle gallerie, pur mantenendo una forte tensione anti-istituzionale.
Negli anni Settanta e Ottanta si sviluppa la teoria della Nuova Scrittura, soprattutto grazie a Ugo Carrega. L’idea è che scrittura, segno grafico, suono e immagine appartengano a un unico sistema comunicativo. Questa ricerca anticipa molti aspetti della comunicazione digitale contemporanea. La poesia visiva ha avuto una grande influenza su: graphic design; arte concettuale; pubblicità critica; editoria sperimentale; poesia digitale; net art.
Molte intuizioni della poesia visiva — frammentazione del messaggio, mescolanza di testo e immagine, uso ironico dei media — oggi appaiono sorprendentemente attuali nell’epoca dei social network e dei meme. È stata una riflessione critica sul modo in cui immagini e parole costruiscono la realtà moderna. Dove? Al Mart, Corso Bettini, Rovereto. Ingresso Gratuito Sito web: www.mart.tn.it






