„Condannare il fascismo e revocare cittadinanze onorarie“

La presa del potere da parte di Benito Mussolini nel 1922 segnò l’ascesa dell’ideologia fascista. In Italia fu instaurata una dittatura totalitaria che represse il dissenso politico, abolì la libertà di stampa e istituì uno Stato di polizia repressivo. Il fascismo era caratterizzato da un nazionalismo estremo, dal principio del capo e dalla sistematica subordinazione dell’individuo allo Stato – si legge nel testo della mozione della Süd-Tiroler Freiheit.
Particolarmente gravi furono le conseguenze del fascismo per il Sudtirolo e per l’attuale Trentino. Dopo l’annessione di questo territorio all’Italia, fu attuata una politica mirata di italianizzazione. La lingua tedesca fu estromessa dalla scuola, dall’amministrazione e dalla vita pubblica; le associazioni furono sciolte, i rappresentanti democraticamente eletti destituiti e sostituiti da funzionari nominati dal regime.
Con il divieto del nome Tirol e l’introduzione del termine fascista “Alto Adige” si volle inoltre cancellare ogni riferimento alla storia tirolese di questo territorio. Questa ideologia disumana arrivò persino a rinominare i sudtirolesi come “altoatesini”, privandoli così di ogni radice e identità culturale. Nemmeno nel nome della popolazione doveva più essere riconoscibile l’origine. Inoltre, in tutti i comuni del Sudtirolo furono italianizzati forzatamente i nomi dei luoghi e dei campi, nonché i cognomi; la stampa fu censurata e l’identità tirolese sistematicamente repressa. Parlare tedesco era severamente vietato. Anche la popolazione ladina della nostra regione fu pesantemente oppressa: la sua identità secolare e le sue peculiarità linguistico-culturali furono negate e la lingua ladina fu degradata a presunto dialetto italiano. Un evento particolarmente incisivo fu la cosiddetta “Opzione” del 1939, con la quale la popolazione di lingua tedesca e ladina fu costretta a scegliere tra l’emigrazione e la permanenza sotto il regime fascista. Decine di migliaia di sudtirolesi furono costretti a emigrare e persero la loro patria.
Anche nel Trentino lo sviluppo verso una maggiore autonomia e libertà politica fu ostacolato dal regime fascista e le aspirazioni democratiche furono represse con la forza. Gli oppositori politici furono perseguitati e molte famiglie espropriate. Fino a che punto l’eredità del fascismo arrivi fino al presente è dimostrato anche dall’attuale discussione sulla combattente antifascista Clara Marchetto.
Numerose testimonianze architettoniche, come il cosiddetto Monumento alla Vittoria a Bolzano, il rilievo di Mussolini sull’edificio finanziario di Bolzano, gli ossari di Rovereto, sulla Malser Haide, a Gossensaß e a San Candido, nonché altri edifici monumentali di propaganda nella nostra regione, dimostrano ancora oggi la volontà del regime fascista di radicare la propria ideologia nello spazio pubblico (“SISTE SIGNA”) e di influenzare la popolazione. Anche nella toponomastica e nella denominazione di strade e piazze il fascismo ha lasciato tracce ancora oggi evidenti nella nostra regione.
L’infiltrazione fascista arrivò persino al punto che il “Duce” Benito Mussolini fu nominato cittadino onorario di molti comuni, quale chiara manifestazione di adesione al fascismo. È quindi tanto più sconcertante che tali cittadinanze onorarie siano state mantenute fino ad oggi in molti comuni e che
recentemente, nel consiglio comunale di Trento, non si sia trovata una maggioranza sufficiente per revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
Le cittadinanze onorarie rappresentano il riconoscimento di particolari meriti nei confronti di una comunità. Un tale riconoscimento a Benito Mussolini, fondatore di un regime dittatoriale e disumano, contraddice tutti i principi di democrazia, dignità umana e Stato di diritto. La revoca di tali cittadinanze non costituisce soltanto un atto simbolico, ma rappresenta un passo necessario per l’elaborazione storica e per una chiara presa di posizione contro ogni forma di estremismo e dittatura.
Il fascismo sotto Benito Mussolini non fu una “dittatura innocua”, bensì un regime di terrore che si rese colpevole di gravi crimini sotto molteplici aspetti. Durante la campagna d’Abissinia, l’Italia impiegò sistematicamente gas velenosi, perpetrò massacri contro la popolazione civile e instaurò un brutale regime coloniale. Nella Seconda guerra mondiale, l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania nazionalsocialista e partecipò a diverse guerre di aggressione, tra cui contro la Francia, la Grecia e nel Nord Africa. Le truppe italiane furono inoltre coinvolte sul fronte orientale nell’attacco all’Unione Sovietica, contribuendo così a uno dei più devastanti conflitti della storia. Inoltre, con le leggi razziali italiane, il regime fascista sancì una sistematica discriminazione e privazione dei diritti della popolazione ebraica e partecipò attivamente alla sua persecuzione e deportazione nei campi di sterminio nazionalsocialisti.
Alla luce di questi crimini storicamente documentati del fascismo e della sistematica oppressione di minoranze e dissidenti, è incompatibile con i valori fondamentali della nostra società democratica che il fascismo continui ancora oggi a diffondere la propria ideologia disumana nella nostra regione attraverso edifici, iscrizioni, toponimi, denominazioni stradali ideologicamente connotate e cittadinanze onorarie.
Per questi motivi i sottoscritti presentano la seguente mozione:
Il Consiglio regionale delibera:
1. Il Consiglio regionale si esprime in modo inequivocabile contro ogni forma di glorificazione, banalizzazione o relativizzazione del fascismo.
2. Il Consiglio regionale ribadisce che il regime fascista sotto Benito Mussolini fu una dittatura totalitaria che abolì i diritti fondamentali, perseguitò gli oppositori politici, commise gravi crimini contro la propria popolazione e altri popoli e si rese particolarmente colpevole nella nostra regione attraverso una brutale politica di assimilazione e italianizzazione.
3. La Giunta regionale è incaricata di verificare, in collaborazione con i comuni della regione, in quali comuni Benito Mussolini e altri fascisti godano ancora della cittadinanza onoraria, nonché in quali comuni strade o luoghi siano intitolati a figure simboliche o elementi riconducibili alla propaganda fascista e alla glorificazione del fascismo.
4. La Giunta regionale è invitata a intervenire presso tali comuni affinché procedano alla revoca delle cittadinanze onorarie e alla modifica delle denominazioni stradali di matrice fascista, al fine di dare un chiaro segnale a favore della democrazia, dello Stato di diritto e della responsabilità storica.






