von fpm 08.04.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (24)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Immagine elab grafica Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

Il 12 giugno 1525, alla presenza dell’arciduca Ferdinando, ad Innsbruck, s’iniziò solennemente la Dieta ed i delegati dei contadini erano pieni di baldanza e di fiducia tanto che i rappresentanti dei consoli di Trento scrivevano che «gli contadini fino hora sono in gran superbia, presumendo questa dieta esser a loro dedicata». Alla Dieta i più radicali erano i rappresentanti dei contadini di Brixen per il Südtirol e quelli della Valle di Non e di Levico per il Trentino. Ma i delegati dei contadini si accorsero presto che le cose non andavano secondo le loro previsioni. Dalla Germania per loro arrivavano solo brutte notizie che riferivano le sconfitte dei ribelli di lassù e a Innsbruck le cose andavano per le lunghe con discussioni a non finire, senza mai arrivare a quelle decisioni concrete per le quali essi erano andati alla Dieta.  In quell’occasione i contadini fecero la dolorosa esperienza che i lavori della Dieta procedevano nonostante la loro opposizione e la loro assenza e che non si trattava solo di approvare le conclusioni della Dieta di Meran, come molti si erano illusi, ma di ricominciare tutto daccapo e che, alla fine, l’approvazione. delle decisioni dipendeva unicamente da Ferdinando.

Inoltre, i contadini non potevano restare ad Innsbruck a tempo indefinito; anche se il vitto e l’alloggio venivano pagati dalle comunità che li avevano inviati, come si faceva sempre in casi del genere, giugno e luglio erano mesi di impegno intenso per loro e perciò cominciarono ad abbandonare la città per ritornare ai lavori dei campi senza aspettare la fine della Dieta. Perfino il Cleser non restò fino al termine, ma mandò a chiamare Biagio Tedeschi da Madrano perché venisse a dargli il cambio.

Si incontrarono a Klausen dove restarono assieme un giorno intero durante il quale il Piloni mise al corrente il cognato dell’andamento della Dieta e lo consigliò sul comportamento da tenere; poi si lasciarono: Francesco diretto a Pergine e Biagio diretto ad Innsbruck dove restò fino alla fine della Dieta. I contadini rimasti ad Innsbruck, visto che era impossibile ottenere quanto volevano, si accontentarono di piccole modifiche alla legislazione vigente e di sgravi di minor portata. (continua)

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