La Pasqua ha diversi significati

Pesach, la Pasqua ebraica, celebra l’evento narrato nel libro dell’Esodo: gli ebrei erano schiavi in Egitto quando Dio li libera attraverso Mosè. Il faraone viene colpito dalle piaghe e il popolo fugge verso la libertà. Il nome “Pesach” significa “passare oltre”: richiama il momento in cui Dio “passò oltre” le case degli ebrei durante l’ultima piaga. Il simbolo principale: niente lievito. La Pesach dura 7 o 8 giorni (dipende dalla tradizione) e cade tra marzo e aprile, spesso nello stesso periodo della Pasqua cristiana, ma non sempre coincide. Pesach non è solo una festa storica: celebra la libertà, invita a ricordare le difficoltà del passato, sottolinea il valore della trasmissione della memoria (soprattutto ai bambini). La differenza con la Pasqua cristiana è che la Pesach rievoca la liberazione dalla schiavitù fisica mentre la Pasqua cristiana rievoca la resurrezione di Gesù ma sono collegate storicamente: l’Ultima Cena di Gesù era probabilmente un Seder di Pesach.
Il piatto del Seder (detto ke’arà) è pieno di simboli: ogni alimento racconta un pezzo della storia di Pesach. Ecco il significato, uno per uno: Matzah (pane azzimo), pane non lievitato ricorda la fuga dall’Egitto, quando non c’era tempo di far lievitare l’impasto ed è simbolo di umiltà e libertà improvvisa. Maror (erbe amare) spesso rafano o lattuga amara rappresenta l’amarezza della schiavitù in Egitto. Karpas (verdura) di solito prezzemolo o sedano viene immerso in acqua salata e simboleggia la primavera (rinascita) e le lacrime degli schiavi.
Charoset, miscela dolce di frutta, noci e vino ricorda la malta usata dagli schiavi per costruire e il sapore dolce suggerisce anche speranza e redenzione. Zeroa (osso arrosto) di solito un osso di agnello rappresenta il sacrificio pasquale offerto al tempo del Tempio di Gerusalemme. Beitzah (uovo) sodo o arrostito è il simbolo di vita e rinascita e lutto per la distruzione del Tempio. Chazeret (seconda erba amara), spesso lattuga romana, rafforza il tema dell’amarezza della schiavitù.
I quattro bicchieri di vino: durante il Seder si bevono quattro coppe che rappresentano le quattro espressioni di redenzione promesse da Dio nel libro dell’Esodo. Un posto per Elia: si lascia un bicchiere di vino per il profeta Elia, simbolo di speranza e attesa della redenzione futura. Il Seder non è solo una cena: ogni cibo è un “linguaggio simbolico”, serve a raccontare la storia in modo concreto, soprattutto ai bambini unisce memoria, identità e speranza.






