Briciole di Memoria: „Eroi tirolesi oscuri“ 3°

Pater Matthias Ortner nasce il 18 febbraio 1877 a Söll, paese fra le alpi di Kitzbühel, nel distretto di Kufstein. Nel 1914 Ortner si arruola nei Tiroler Landesschütze e parte per la Galizia. E‘ poi in Serbia con il 1. Tiroler Landsturmregiment; qui nel 1915, con un’audace sortita, riesce far sfuggire 1250 soldati alla prigionia serba, guidandoli attraverso la gola ghiacciata della Mohana.
Dal maggio del 1915, con la dichiarazione di guerra italiana, la truppa ed cappellano vengono inviati al settore Lavarone-Folgaria. Durante la battaglia del Basson, Pater Ortner opera instancabilmente per soccorrere i feriti e impartire l’estrema unzione ai morenti, anche fra i soldati nemici. Segue poi i Tiroler Landstürmer al Col di Lana, in Vallarsa, sul Monte Corno, al campo Zocchi, alla gola dell’Assa tra Asiago e Roana, sul Pasubio, sull’Ortler. Nel novembre 1917, quando il Landsturm tirolese conquista la fortezza di Cima di Campo, sulle alture di Primolano in Valsugana, Pater Ortner ha un ruolo determinante, comandando con successo l’assalto in assenza degli ufficiali. Per questa azionericeve la Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona di Ferro.
Alla fine della guerra, anche Ortner cade prigioniero degli italiani, ma riesce a fuggire in Svizzera attraverso le Alpi e a tornare in Austria, dove continua la sua opera come parroco in diverse comunità del Nordtirol. Muore a Söll nel 1960
Tiroler Helden ohne Namen
„Tiroler Helden ohne Namen – Eroi tirolesi senza nome“, il libro di cui abbiamo tradotto e pubblicato alcuni stralci, viene pubblicato dalla casa editrice Tyrolia di Innsbruck nel 1917, in pieno conflitto. Dalla prefazione, scritta dal Priore del convento di Wilten Dominikus Dietrich nel dicembre 1916, veniamo a conoscenza di come nasce quest’opera:
„Il mio caro amico Ortner, nell’autunno dell’anno di guerra 1916, era ricoverato con un braccio rotto nell’ospedale militare n. I di Trento. L’uomo, che giorno e notte si era dedicato instancabilmente come guida spirituale ai suoi soldati della Landsturm, ora aveva il tempo di lasciar scorrere davanti agli occhi della mente le immagini degli eroi tirolesi caduti. Quasi senza accorgersene, prese la penna e fissò sulla carta molte figure magnifiche e autentiche, per permettere a un caro amico di contemplarle. Ne nacque così un libriccino. Su mia insistenza, egli me lo inviò chiedendomi di fargli da padrino. Così questo libretto ha preso forma
(…)
Ma chi vuole davvero descrivere il Tirolese come “soldato” deve marciare con tutto il suo equipaggiamento accanto ai Kaiserjäger, agli Schützen, ai Landsturmer o agli Standschützen; deve costruire le postazioni insieme a loro, vivere nei loro rifugi, dormire dove dormono loro, difendere la trincea al loro fianco e partecipare agli assalti. Non è affatto facile scrivere dell’eroismo tirolese sul campo, e farlo in modo giusto e veritiero.
Il tirolese non è né il “sempliciotto bonario”, né tantomeno il “furfante astuto” come spesso viene rappresentato. Non è rozzo né privo di educazione moderna. Il suo aspetto può apparire duro e ruvido, ma la sua anima è colma di sensibilità per tutto ciò che è nobile e sacro; e sotto pugni robusti e muscoli d’acciaio batte un cuore ricco di alti ideali.
Chi potrebbe descrivere meglio e con più verità il soldato tirolese del Landsturm se non il cappellano militare che visse per trenta lunghi mesi tra loro, che li conobbe, li rispettò e li amò; che spezzò per loro il pane della vita, che li assistette in 254 battaglie e combattimenti, che in prima linea fasciò le loro ferite, li assolse davanti a Dio, unse la loro fronte con l’olio santo, accompagnò il loro ultimo respiro con la preghiera, chiuse loro gli occhi con rispetto e benedisse i loro corpi offerti al sacrificio?
Questo testimone oculare, al quale quei soldati dall’aspetto ruvido aprivano il più profondo del loro cuore, e che essi veneravano con affetto come “il loro parroco Hiasl”, può davvero raccontare al meglio i “suoi” eroi caduti, eroi senza nome. Il libretto narra soltanto dei soldati tirolesi del primo reggimento, di cui Ortner fu sempre cappellano militare. Non serve dire che ciò non diminuisce in alcun modo la gloria degli altri valorosi soldati tirolesi, i Kaiserjäger e gli Schützen.
(…)
Gli eroi sono cresciuti dalla loro stessa Terra, dove attraverso lavoro e disciplina si sono formati come uomini, pieni di profonda religiosità e alto patriottismo. I tirolesi sono stati educati all’eroismo. Tutti — Kaiserjäger, Schützen, Landstürmer e anche i valorosi Standschützen — si sono guadagnati una gloria imperitura. Secondo il giudizio dei comandanti, il primo reggimento Landsturm fu considerato “uno dei più affidabili”: già al primo anniversario del battesimo del fuoco poteva contare 178 battaglie e combattimenti e oltre cinquecento uomini decorati per il loro valore.
Erano uomini che, alla chiamata dell’Imperatore nell’agosto 1914, avevano quasi tutti circa quarant’anni e avevano già prestato servizio per tre anni nei Kaiserjäger o negli Schützen. Uomini che, con instancabile impegno, si erano costruiti una vita autonoma, avevano acquisito proprietà, fondato famiglie cristiane e cresciuto quattro, cinque, sette o anche nove figli; cittadini e contadini che davano a Dio, all’Imperatore, alla Chiesa e allo Stato ciò che era giusto.
Ortner descrisse efficacemente il soldato tirolese in una lettera: un bambino nella fede, un uomo nel servizio, un compagno in trincea, un tiratore scelto sulla linea di fuoco, un leone nel combattimento ravvicinato, un santo nella morte — e al tempo stesso pieno di autenticità e carattere.
Gli eroi sono presentati senza nome, perché rappresentano il Tirolese com’era nella vita: come viveva, combatteva, pregava e moriva. Lo stesso spirito eroico li animava tutti, così come tutti coloro descritti in queste pagine hanno trovato la stessa morte eroica per Dio, per l’Imperatore e per la patria.
Si tratta di figure del primo anno della guerra mondiale. Un secondo e un terzo libretto seguiranno.“
Il volume pubblicato da Tyrolia conta 250 pagine: immaginiamo comprenda il primo come anche il secondo e terzo libretto citati dal Priore Dietrich nella prefazione. Quella che invece non è mai stata pubblicata è la versione in lingua italiana, tradotta da don Vigilio Dalpiaz, che Tyrolia aveva annunciato con un’inserzione sulla stampa (come da segnalazione di Manuel Adami alla nostra redazione). Come abbiamo già scritto nei precedenti articoli, probabilmente la traduzione era pronta per la stampa, ma la fine del conflitto e il conseguente „rebalton“ hanno fatto desistere la casa editrice dalla pubblicazione.
Alcune copie del libro originale in lingua tedesca sono disponibili per la consultazione (ma non per il prestito) alla biblioteca comunale di Trento nella sede di via Roma, a quella di Arco e presso la Fondazione Museo Storico, oltre che alla Biblioteca Tessmann di Bolzano. Noi abbiamo trovato la versione digitalizzata nella biblioteca OpenDigi dell’Università di Tübingen: ecco qui il link TIROLER HELDEN OHNE NAMEN






