von fpm 18.03.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (21)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

Non tutti i contadini seguirono il Cleser nella stessa maniera e non tutti i gastaldi erano politicizzati allo stesso modo. Se Sebastiano Bret, gastaldo di Susà, era uno dei radicali, quello di Viarago non si poteva certo dire un fedelissimo alla causa. Infatti, in occasione del giuramento, Giovannino Fachin, gastaldo di Viarago, assieme a Lorenzo, gastaldo di Frassilongo e a un altro gastaldo non nominato, erano sul punto di giurare fedeltà a Ferdinando, quando i più radicali imposero il loro punto di vista decidendo di ritirarsi nella chiesetta di s. Nicola per discutere e la discussione portò al rifiuto del giuramento. Il Fachin non era presente nemmeno all’incontro nella casa dell’intagliatore quando venne presa la decisione di partecipare al raduno del Ciré contro il consiglio del Cleser. Non c’era neppure quando i gastaldi esteriori si recarono dal gastaldo di Pergine per invitarlo a partecipare al raduno del Ciré e per minacciarlo in caso di assenza sua e degli uomini del borgo; fu avvertito solo il lunedì mattina dell’adunata che stava per iniziare ed egli vi andò, come sempre, ma senza grande entusiasmo, e solo perché obbligato.

I cinque gastaldi esteriori – il Bret era fuggito e venne condannato al bando – chiamati al rendiconto davanti ai commissari arciducali e soprattutto a testimoniare contro il Cleser, cercarono di scagionarlo il più possibile e dalle loro testimonianze risultò chiaro che li aveva consigliati bene.

Li aveva consigliati a giurare fedeltà al serenissimo principe e al Landsrecht; li aveva consigliati a non andare all’adunata del Ciré; nelle campagne del Ciré aveva dato le dimissioni da capitano e nonostante l’insistenza loro e di altri, non accettò la rielezione invitandoli indirettamente ad andare a casa. (continua)

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