von fpm 11.03.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (20)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

Quando nella primavera del 1525 si radunò a Pergine l’assemblea di tutti i capifamiglia della giurisdizione e Francesco Piloni fu eletto capitano, venne scelto pure il banderario cioè l’alfiere degli eventuali chiamati a difendere la patria e laussus (come si legge in certi documenti del tempo) cioè l’Ausschuss ovvero, la giunta, il comitato di difesa della patria perginese. Questo comitato era formato da 27 persone elette dalla comunità scegliendone 3 per ogni gastaldia. L’Ausschuss sconvolse la composizione del direttivo ordinario del Perginese che per costituzione era formato dal sindaco maggiore e dai 6 gastaldi esteriori; quindi, da 7 persone ma con 9 voti perché Pergine e Viarago contavano per due . L’Ausschuss era composto solo da sei rappresentanti del borgo e da 21 delle gastaldie esteriori. In questo contesto il Cleser come capitano ebbe un’importanza particolare, ma in forma chiara e precisa solo fino al momento del giuramento di fedeltà a Ferdinando. Dopo, almeno secondo la sua linea difensiva, non si occupò più degli affari della giurisdizione se non per conservare o per riportare gli uomini nell’ambito della legalità. Secondo i testimoni al processo invece Francesco non solo restò il capo dei ribelli, ma compì pure azioni illegali fino al momento in cui lasciò il Perginese. È certo però che le conclusioni della Dieta di Meran furono lette in casa di Francesco; non in una regola generale, ma in un’assemblea dei delegati del comitato di difesa (Tomasino da Costasavina).

Gli uomini delle gastaldie esteriori non ubbidivano più al sindaco maggiore, ma solo al capitano Cleser (Tonchel). Dopo che fu eletto capitano, le autorità del borgo non poterono più esercitare il loro ufficio come per il passato perché egli «governava e reggeva il Perginese insieme ai gastaldi esteriori e agli altri deputati del comitato di difesa».

Iinoltre gli uomini delle gastaldie esteriori rifiutavano ogni obbedienza al sindaco maggiore e ai suoi consiglieri e facevano i loro incontri in casa di Francesco che per loro era il capitano cioè la vera autorità. (continua)

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