Eva Klotz critica Roma

Eva Klotz, ex consigliere provinciale per Süd-Tiroler Freiheit, mette in guardia dal cedere alle forze che in Italia vogliono impedire l’inclusione dell’Austria nella prossima riforma dell’autonomia. Eva Klotz ricorda i numerosi tentativi dei governi italiani in passato di eliminare il ruolo dell’Austria come potenza protettrice e di minare l’integrazione internazionale dell’Italia. Seguendo lo stesso schema, alcune forze a Roma stanno ora nuovamente cercando di trasformare l’autonomia conquistata a fatica in una questione interna italiana, al fine di poter revocare o indebolire importanti disposizioni in qualsiasi momento. In questo contesto, Eva Klotz ribadisce la sua accusa ai negoziatori sudtirolesi a Roma di aver indebolito in modo irresponsabile la clausola di residenza per il diritto di voto. Ciò mina pericolosamente uno dei pilastri più importanti della tutela dei gruppi etnici e lo mette in discussione a lungo termine. È giusto, qualora ci fosse ancora qualche dubbio, ricordare che fino al 1918, anno della fine della Prima Guerra Mondiale, il Südtirol e il Welschtirol (Tirolo Trentino) facevano parte della Contea del Tirolo, integrata nell’Impero Asburgico da oltre 550 anni. L’importanza strategica del Tirolo è sempre stata notevole: chi ne deteneva il controllo controllava il passo alpino del Brenner, uno dei principali collegamenti commerciali tra l’Italia e la Germania.
Inoltre, il Tirolo era ricco di risorse minerarie, come argento, rame e sale. La centralità del Tirolo per gli Asburgo è testimoniata anche dal trasferimento della residenza imperiale a Innsbruck, voluto dall’imperatore Massimiliano I. L’unico periodo di interruzione del dominio asburgico avvenne durante le guerre napoleoniche, quando l’Austria, dopo la sconfitta di Austerlitz nel 1805, dovette cedere il Tirolo alla Baviera. Tuttavia, i tirolesi non accettarono la dominazione bavarese e nel 1809 si ribellarono sotto la guida del celebre Andreas Hofer. Nonostante alcuni successi iniziali, la rivolta fu soffocata, e Hofer fu giustiziato nel 1810 a Mantova. Al Congresso di Vienna del 1814, il Tirolo rientrò nell’Impero asburgico. Nel 1918, con la fine della Prima Guerra Mondiale, la mappa dell’Europa subì cambiamenti radicali: l’Impero austro-ungarico si disgregò e, approfittando del caos, le truppe italiane invasero e occuparono il Südtirol. Nel 1919, con il Trattato di Saint-Germain, la regione fu formalmente assegnata all’Italia, nonostante ciò contraddicesse il principio di autodeterminazione dei popoli proclamato dalle potenze vincitrici. Per la popolazione di lingua tedesca del Südtirol iniziò un periodo di repressione, che si intensificò ulteriormente con l’ascesa del fascismo nel 1922.
L’obiettivo delle autorità italiane era l’italianizzazione forzata della regione: le lingue tedesca e ladina furono proibite, i toponimi originali sostituiti da quelli italiani, spesso creati ex novo. In alcuni casi, i giornali in lingua tedesca furono banditi, il tedesco fu escluso dalle scuole, e l’italiano divenne l’unica lingua ufficiale. In particolare, a Bozen si cercò di insediare deliberatamente una popolazione di lingua italiana. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, le speranze di una riunificazione del Tirolo sono tornate a crescere. Di fatto, però, ciò non fu mai possibile e il Südtirol rimase parte dell’Italia. Nel Trattato di Parigi del 1946, l’Italia garantì l’autonomia del Südtirol e riconobbe l’Austria come potenza protettrice. Tuttavia, l’attuazione è stata lenta e la forte immigrazione dalle regioni più povere d’Italia è continuata.
La resistenza antitaliana in Südtirol crebbe e raggiunse il suo primo culmine nel 1957 in una grande manifestazione indetta dal Partito Popolare Sudtirolese guidato da Silvius Magnago: 35.000 sudtirolesi si riunirono a Castel Firmian e intonarono gli slogan „Los von Rom“ e „Los von Trient“ (Trento, all’epoca ossequiosa verso Roma controllava e gestiva come capoluogo anche la provincia di Bozen e quindi i sudtirolesi chiedevano autonomia anche da Trento). Il più grande raduno della storia del Südtirol ha attirato anche l’attenzione internazionale. Oggi, anche grazie al sacrificio dei Freiheitskämfer che lottarono per la riunificazione del Tirolo, il Südtirol può difendere la propria autonomia e il monito di Eva Klotz deve essere un forte stimolo per tutti i tirolesi, anche di lingua italiana, a tutelare e difendere ciò che non è stato concesso ma dovuto.






