Dame damént (6)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella lingua familiare… è in quella lingua che si pensa, sempre che sia la lingua della nostra infanzia, la lingua usata in famiglia e con gli amici per parlare di calcio, di musica, di avventure… parole che purtroppo sembrano scomparire, usate ormai limitatamente… Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Immaginiamo per un attimo di essere in un luogo che ci è caro… guardiamoci intorno… dove siamo… cosa vediamo…
Ensóma… tornar dé vòlta a cà , dopo tanti ani e veder al dì dé ancòi che l’e tut cambià … ma βa volé farghe? Él tèmp él sgóla… insomma… ritornare dopo tanto tempo a casa, rivedere questi posti… è tutto cambiato… ma che si può fare? Il tempo vola… I veri amizi ciare volt a l’uss… Ma tornante a veder ciar…  Paβà via ‚l lach, se ciapa él stradón e se va su, fin fòr dal paes. Adèss ghé strade e stradele nove, prima demò dé giarìn, adess tute sfaltà de… i veri amici non sono quelli che frequentano spesso la nostra casa, soprattutto se vengono a trovarci a sproposito… Ma torniamo a veder chiaro quello che ci sta intorno… Subito dopo il lago, ci si immette sullo stradone e si sale fin dopo il paese. Adesso ci sono nuove strade e stradine, prima erano solo sabbiose adesso sono tutte asfaltate… Mi vègno chì dé spéss come ‘n lóf ‘n la βó tana. Io vengo qui spesso come un lupo nella sua tana. E se βón strac dopo aver fat giornada, ciapo su dó straze e vegno chi a polsà r… la mé méte voia de paze… E se dopo aver lavorato tutto il giorno sono stanco, prendo due stracci e vengo qui a riposare. Questa casa ispira la pace…
Zó ’n fónt, vizin al canzèl, ’n tra l’erba vérda fata moia, propi zó ‘n font, arènt al vignà l, ghè la casa ‘ndó ho abità ‘sti ani… Giù, in fondo, vicino al cancello, tra l’erba verde bagnata, proprio giù in fondo, vicino alle vigne, c’è la casa in cui ho abitato tanto tempo fa.
La stà ancor lì che par na musina ma no βaveria dir βa che ghè dént… dé fòra, tòchi rùzeni, sgrostada da na banda, anca se a vardarla fora, a darghe n’ociada, la gà ancór él βó color. È ancora lì, sembra un salvadanaio con dentro chissà ancora cosa. Esternamente, pezzi arrugginiti, una parete sverniciata, ma guardandola bene distinguo ancora il suo colore… (continua)






