1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (17)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
È importante non confondere il capitano di castel Pergine, che era il governatore della giurisdizione di Pergine scelto dal conte del Tirolo, e il capitano Cleser eletto da tutti i perginesi per la difesa della patria. Questo potere durò una stagione e gli fu concesso con poteri molto limitati anche se l’interessato cercò di estenderli il più possibile interpretandoli a modo suo, non secondo l’intenzione di buona parte di coloro che lo avevano eletto. Una delle disposizioni volute dal Cleser riguardava il castello, ma non certo per toglierlo ai legittimi proprietari sebbene siano state scritte tante cose in proposito. Non ci fu nessun assedio al castello di Pergine, né lungo né breve; anzi la comunità di Pergine inviò un gruppo di minatori a dar man forte a coloro che erano nel castello e anche altri avvenimenti non si svolsero come molti hanno affermato. L’Alessandrini scrive che i contadini «presero d’assalto il castello d’Ivano ed uccisero il capitano Giorgio Puchler … si mossero verso castel Pergine». Ma i fatti non si svolsero così. Infatti, il castello d’Ivano non fu espugnato combattendo, ma quando i contadini dei dintorni rifiutarono di pagare le decime al castello, il capitano, invece di restare al sicuro nel castello o scappare, come aveva preferito quello di castel Selva, si illuse di poter scendere con alcuni dei suoi per dare una lezione a coloro che avevano rifiutato di compiere i loro doveri.
Ma questa volta le cose non andarono come aveva previsto e la provocazione gli costò cara. Invece di poter scendere in paese e spadroneggiare e saccheggiare, lungo la strada si scontrò con i contadini arrabbiati i quali gli si opposero, lo assalirono e, forse andando oltre le intenzioni iniziali, lo uccisero. Dopo la morte del capitano e la fuga di quelli che più che essere soldati erano servi del castello, i contadini del luogo occuparono il castello sguarnito di difensori.
Però invece di muovere verso castel Pergine, accortisi dello sbaglio fatto, chiesero aiuto anche ai contadini del Perginese. Si mossero è vero, ma solo tre giorni dopo e non per andare contro castel Pergine, bensì per recarsi al raduno del Ciré voluto dei Levicani. (continua)






