Clara Marchetto secondo Luigi Sardi

Sia ben chiaro: nessun dubbio su quella figura simbolo dell’ASAR e protagonista delle radici della nostra Autonomia, ma nessun dubbio sul fatto che nel 1940 consegnò alla Francia i piani della corazzata Littorio sulla quale erano imbarcati duemila marinai della Regia Marina – scrive Luigi Sardi nella sua nota.
Si era alla vigilia della tragica dichiarazione di guerra dell’Italia fascista alla Francia e all’Inghilterra e la „Littorio“, appena varata, doveva pattugliare il Tirreno contro le flotte alleate. Claria, ricevuti dal marito i piani di quella nave, li stava portando in Francia ma venne arrestata dai Reali Carabinieri e dall‘ Ovra: aveva nella borsa copia dei documenti ovviamente segreti.
Processata con il marito venne condannata all’ergastolo. Si disse e venne scritto dai giornali al tempo dell’ASAR, che per salvarsi dalla fucilazione fece i nomi del complici i quali finirono davanti ad un plotone di fucilieri della Marina.
Quando il fascicolo del processo celebrato dal tribunale fascista venne trasferito a Trento, potei leggerlo. Non trovai traccia della presunta delazione; pare l’abbiano trovata i giornalisti Massimo Infante e Gino Susat, ovviamente più esperti (e capaci di me) nel leggere gli atti processuali, forse arrivati a Trento per ragioni politiche, però anni dopo l’allontanamento della Marchetto dalla politica.
Certo, venne liberata dagli Alleati perché indicata come antifascista, ma riarrestata – l’Italia era già una Repubblica chiaramente antifascista – con l’accusa di spionaggio in tempo di guerra. E‘ certo che Parigi l’accolse a braccia spalancate, dandole un alloggio e un lavoro. Al giornalista Mauro Lando che la intervistò, dichiarò di non aver agito per danaro.
Sono prontissimo a qualsiasi dibattito per definire una volta per tutte una storia fondamentale per il Trentino – conclude Sardi – con una richiesta: riavere copia del processo e degli atti giudiziari per un esame più sereno. Mi attendo una risposta concreta e rapida dai politici, perché l’argomente è storicamente serio.






