Una singolare indifferenza

Riceviamo e comunichiamo ai nostri lettori una interessante notifica di Risveglio Tirolese. “Pare francamente incredibile l’assordante silenzio, soprattutto dell’opinione pubblica e dei mass media locali, circa l’eccezionale rinvenimento della necropoli monumentale di Via Santa Croce a Trento, risalente al nono secolo avanti Cristo, in piena Età del Ferro. La stampa locale a febbraio 2025 diede la notizia dei ritrovamenti, seguita, a maggio, dalla notizia della presentazione di un’interrogazione in Consiglio provinciale da parte del consigliere Degasperi. A fine agosto fu poi tenuta al Castello del Buonconsiglio la conferenza di presentazione ufficiale dei ritrovamenti, da parte della Sovrintendenza ai Beni Culturali e dell’assessore competente. Da allora non si è più saputo nulla, fatta salva la notizia dell’interessamento dei consiglieri Geat e Margoni di Generazione Trento, artefici di un intervento sul tema in Consiglio comunale. Dunque, scarsissimo interesse, nessun approfondimento, nessuna iniziativa dei mass media locali, nessun dibattito televisivo, nessuna informazione all’opinione pubblica del coinvolgimento di archeologi ed esperti della materia. Eppure, trattasi con certezza di una scoperta che rivoluziona il consolidato sapere circa le origini della città di Trento, e non solo.
Infatti, le 200 tombe rinvenute, che paiono rappresentare solo una parte di quelle ancora potenzialmente rintracciabili, scardinano la consolidata ed ufficiale teoria della fondazione di Trento da parte dei Romani. Invero, si è sempre saputo ed ammesso che prima dei Romani si fossero insediati nella conca di Trento Galli e Reti (ai quali, agli uni o agli altri, si farebbe peraltro risalire l’origine del nome della città, nella denominazione di “Trent”), ma se ne era sempre ritenuta una presenza esigua rispetto alla massiccia presenza romana. D’altra parte, sul culto della Tridentum romana si è fondata, in epoca irredentista, la convinzione di una mitica appartenenza di Trento e del Tirolo meridionale al mondo italico, al fine di giustificarne il distacco dalla secolare appartenenza all’Austria. Ebbene, appare ora molto chiaro che ben nove secoli prima dell’avvento a Trento dei Romani, vincitori della guerra retica, esistesse alla confluenza dei tre corsi d’acqua, Adige, Fersina e Vela, una città già notevolmente sviluppata. Le tombe rinvenute, per numero delle stesse, tecniche di sepoltura, corredi funerari, presenza di materiali pregiati come l’ambra, dimostrano con chiarezza che si trattava di una comunità piuttosto ampia, stratificata in classi sociali al cui vertice spiccava un’elite di famiglie facoltose ed evolute, molto probabilmente in contatto con altre popolazioni, più o meno lontane.
Molti sono gli interrogativi che dobbiamo porci: a quale cultura apparteneva questa comunità? Proveniva dal nord o dal sud? Rappresentava essa un punto di riferimento importante all’interno del contesto dell’area alpina? A proposito della cultura di appartenenza, è senz’altro lecito chiedersi se si tratta di una comunità di protocelti in contatto con la cultura di Hallstatt, o di protoreti, di protoetruschi (Villanoviani) o di Paleoveneti, o forse della mescolanza di tutte queste popolazioni, stante la loro appartenenza ad un territorio che, per l’appunto, è sempre stato luogo di incontro fra culture del nord e del sud dell’Europa.
Sono tutti interrogativi che invitano ad aprire il dibattito, in primis fra gli studiosi, coinvolgendo le università, gli enti culturali, i centri di ricerca delle Alpi, per vedere se si possa ricostruire una storia comune delle popolazioni dell’arco alpino, attraverso un filo conduttore che leghi tra loro questa necropoli, i numerosi altri siti archeologici della provincia di Trento, i limitrofi della provincia di Bozen (Pfaten, Laugen-Melaun-Kultur, Sonnenburg oltre che i corrispondenti siti austriaci e svizzeri, essendo a quell’epoca le Alpi attraversate e fortemente caratterizzate dalle culture protoceltiche di Hallstatt e di Golasecca, che successivamente cedettero il passo alla cultura celtica di La Tène. I segni distintivi della cultura dei campi d’urne, così come la presenza dell’ambra, rinvenuti nella necropoli di Trento, parrebbero infatti indicare quel contesto culturale quale quadro di riferimento.
Insomma, abbiamo la netta sensazione che il recente ritrovamento della necropoli possa rappresentare per Trento un’occasione irripetibile per dare il via ad un ampio progetto archeologico, che certamente può riscrivere la storia della città ma, forse, anche quella dell’intero arco alpino. Come detto, la nostra è solo una sensazione, ma in quanto tale vuol essere di pungolo per gli addetti ai lavori, affinché si accingano a cogliere l’opportunità, percorrendo ogni possibile via.
Di una cosa siamo certi: l’importanza della necropoli è tale da far sì che nel luogo dei ritrovamenti si possa, o si debba, realizzare una sorta di “Museo archeologico delle origini della città di Trento”, di cui in questa sede lasciamo solamente immaginare le notevoli ricadute positive, tanto sotto l’aspetto identitario e culturale, quanto sotto quello economico e turistico”.
Risveglio Tirolese: Il Portavoce Paolo Monti, Il Presidente Franco Beber






