Uscita della Valdastico a Trento Sud

In Consiglio Provinciale ieri si è discussa la proposta di mozione presentata nella mattina dalla consigliera Stefania Segnana (Lega) e firmata anche dal consigliere Roberto Paccher (Lega), a sostegno del completamento del tratto trentino dell’autostrada A31 Valdastico. La mozione individua l’opera come necessaria per alleggerire l’elevato traffico sulla SS47 della Valsugana e migliorare i collegamenti tra Veneto e Trentino. Il testo ripercorre l’iter amministrativo finora svolto, richiamando le diverse ipotesi di tracciato discusse negli anni, e segnala come il DDL 37, che avrebbe consentito ulteriori valutazioni alternative, sia da tempo bloccato dall’ostruzionismo delle minoranze, con la presentazione di circa 1.900 ordini del giorno.
Alla luce di questo stallo, la mozione propone di procedere con l’uscita del nuovo tratto autostradale a Trento Sud, ritenuta dalla proponente la soluzione più idonea e già supportata da infrastrutture esistenti, impegnando la Giunta a portare avanti tale scelta.
La discussione generale
Il dibattito è stato ampio e fortemente polarizzato. Francesco Valduga (Campobase) ha criticato l’atteggiamento della Giunta e del presidente Fugatti, affermando che “siamo per il sì alle opere che aiutano un territorio, ma per il no a quelle che lo devastano”, rivendicando il lavoro svolto per impedire tracciati ritenuti devastanti, in particolare per la Vallarsa e Terragnolo e le sorgenti. “Il tema non è spostare traffico, ma ridurlo”, ha aggiunto, criticando l’assenza di una visione complessiva di sviluppo e chiedendo dati concreti sull’ipotesi di Trento Sud.
Paola Demagri (Casa Autonomia) ha sottolineato l’assenza di un progetto definito nella mozionem affermando che la Valdastico è “il simbolo di un modo di governare che procede a tentoni”, incompatibile con la responsabilità propria dell’autonomia trentina.
Per Lucia Coppola (AVS), l’opera è incoerente con gli obiettivi di mobilità sostenibile; Alessio Manica (PD del Trentino) ha parlato di “uno schianto politico gigantesco”, sostenendo che gli studi disponibili dimostrano l’insostenibilità del progetto sotto il profilo trasportistico e ambientale, aggiungendo che la “Valdastico non serve al Trentino, ma al Veneto per passarci in pancia”, ricordando come sia stata definita proprio dal governatore della Regione una “scorciatoia verso l’Europa”.
Filippo Degasperi (Onda) ha contestato l’uso selettivo dei dati nella mozione, spiegando che “si confonde il traffico generato in Valsugana con quello di transito”. Ha ricordato che a Levico si registrano 23 mila passaggi mentre al confine sono 12 mila, “a dimostrazione che il traffico nasce in Valsugana per mancanza di trasporti alternativi”. Degasperi ha inoltre sostenuto che l’uscita a Trento Sud “non avrebbe effetti sulla Valsugana, ma impatterebbe pesantemente su Trento Sud, Mattarello e Besenello”, invitando ad accelerare invece le opere già in corso.
A difesa della mozione è intervenuto Roberto Paccher (Lega), che ha definito ideologiche le critiche delle opposizioni: “Da sessant’anni la sinistra dice di no”. Paccher ha sostenuto che la Valdastico consentirebbe una riduzione del traffico in Valsugana “di almeno il 13%” e ha rivendicato la necessità di “dare un input politico”. dopo il blocco dell’ipotesi di Rovereto Sud a causa dell’ostruzionismo delle minoranze e ha quindi detto che il problema è del centro sinistra. “E’ sotto gli occhi di tutti che la Valsugana è in difficoltà”, ha detto, “La ferrovia non risolve il problema. Se dovessimo spostare su rotaia il traffico su gomma ci vorrebbero 400 treni al giorno”. “Era logico che affossando Rovereto Sud si devono trovare altri sbocchi”.
Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha difeso la linea della Giunta chiarendo che non vi sono posizioni ideologiche o dogmatiche sulla Valdastico, ma obiettivi politici da perseguire con pragmatismo. Fugatti ha spiegato che la soluzione preferita era l’uscita a Rovereto Sud, ma che l’impossibilità di procedere su quell’ipotesi ha reso necessario individuare un’alternativa praticabile sull’asta dell’Adige, individuata in Trento Sud. Il presidente ha sottolineato che la Valdastico non rappresenta un tema elettorale, ma una scelta infrastrutturale ritenuta necessaria e ha citato come ipotesi possibile quell dell’area dell’Acquaviva, oggi considerata tecnicamente attivabile. Sul piano delle competenze, Fugatti ha ribadito che la responsabilità decisionale finale spetta al Ministero competente e che l’opera non comporterebbe costi per la Provincia autonoma di Trento.
Dichiarazioni di voto
Nelle dichiarazioni di voto, Francesco Valduga ha replicato a Fugatti sottolineando che “non basta dirsi civici, popolari o autonomisti, bisogna dimostrarlo”, chiarendo che il consenso elettorale non equivale a una delega in bianco. Ha criticato l’approccio definendolo approssimativo: “Avete facilità a inaugurare, ma quando si tratta di realizzare davvero le opere mancano dati e approfondimenti”.
Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha espresso voto favorevole ringraziando i proponenti per aver riportato il tema in aula, sottolineando le difficoltà di collegamento tra Primiero e Trento e apprezzando l’impegno della Giunta nell’infrastrutturazione del territorio. Secondo Brunet, il collegamento tra Valdastico e A22 rappresenta “un’opportunità per il futuro”.
Anche Daniele Biada (Fratelli d’Italia) ha annunciato voto favorevole, richiamando il valore storico e strategico del progetto e sostenendo che il collegamento tra Veneto e Trentino favorirebbe lo sviluppo di entrambi i territori. Biada ha evidenziato l’utilità dell’opera anche come alternativa in caso di criticità sull’A22 e come strumento per ridurre la congestione dei centri abitati, ribadendo che “senza strade non si va da nessuna parte”.
Convintamente favorevole anche Claudio Cia (Misto – FI), che ha criticato le lungaggini decisionali su un’opera discussa da oltre sessant’anni, sottolineando le contraddizioni politiche che nel tempo hanno accompagnato il progetto. Cia ha osservato che l’incapacità di realizzare grandi infrastrutture in tempi ragionevoli contribuisce al ritardo del Paese rispetto al contesto europeo.
Di segno opposto l’intervento di Paolo Zanella (PD del Trentino), che ha contestato l’assenza di dati a sostegno dell’opera. Zanella ha respinto l’accusa di un no ideologico, sostenendo invece che “è il sì a essere ideologico”, e ha messo in dubbio l’efficacia della Valdastico nel migliorare la sicurezza della Valsugana
Critica, pur con toni diversi, anche Paola Demagri (Casa Autonomia), che ha colto nelle parole del presidente Fugatti un atteggiamento prudente e poco coerente con la forzatura contenuta nella mozione. Demagri ha parlato di uno sbilanciamento tra la proposta e il sostegno politico effettivamente espresso dalla Giunta.
Luca Guglielmi (Fassa) ha invece sostenuto che il centrosinistra, opponendosi all’uscita a Rovereto, abbia di fatto imposto lo spostamento dell’ipotesi a Trento Sud. Ha ricordato che il centrodestra ha sempre inserito la Valdastico nel proprio programma, rivendicando la legittimità politica della scelta.
Per Mirko Bisesti (Lega), il vero problema risiede nelle eccessive lungaggini che caratterizzano la realizzazione delle opere pubbliche. Bisesti ha definito un’anomalia la possibilità di bloccare un’iniziativa con migliaia di ordini del giorno e ha sostenuto che le ragioni a favore dell’opera sono solide e coerenti con scelte già compiute in passato anche da governi di centrosinistra.
In chiusura, Filippo Degasperi (Onda) ha ribadito le critiche ai dati contenuti nella mozione, sostenendo che il traffico in Valsugana non sia generato dal Veneto e che alcune stime si basino su scenari irrealistici, come l’ipotesi di una SS47 a pagamento.
La mozione è stata infine approvata con 17 voti favorevoli e 14 contrari.






