von fpm 11.02.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (16)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Postkarte, elab grafica Flavio Pedrotti Moser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

I perginesi erano arrabbiati per i soprusi fatti dai rappresentanti del principe, ma non avevano niente contro i preti e i luoghi sacri. Il Cinquecento fu il periodo in cui la gente di tutti i paesi del Perginese, anche i più piccoli, voleva avere una chiesa o una cappella e in seguito anche un prete stabile che nel 1525 non esisteva in nessun paese fuori del borgo. I preti che servivano la parrocchia erano a Pergine e dove c’era già una chiesa andavano di tanto in tanto a celebrarvi la Messa: una volta al mese nella chiesa di s. Cristoforo, 2 volte all’anno a s. Caterina di Roncamartèl, alcune volte all’anno a Madrano. Il primo studioso che diede risalto alla notizia del saccheggio fu Adolfo Cetto il quale si fece fuorviare dal regesto di un documento riferito dal Sardagna con queste parole: «Supplica diretta al principe vescovo di Trento, da Giambattista Baldironi, pievano di Pergine e preposito di Trento, per essere indennizzato del saccheggio patito nella sua canonica di Pergine». Leggendo attentamente queste parole si dovrebbe concludere che, se il Baldironi chiese di essere indennizzato per un saccheggio patito, al vescovo principe di Trento cioè a Bernardo Clesio, non poteva essere oggetto la canonica di Pergine, in quanto quest’ultima apparteneva alla giurisdizione di castel Pergine dove era principe Ferdinando conte del Tirolo.

La traduzione o il riassunto dei documenti che si trovavano a castel Thun fatti da don Cipriano Pescosta e che si trovano nel ms. 2187 della biblioteca comunale di Trento, dice: «Supplica di Gio. Batta Baldironi piovano di Pergine e preposito di Trento per indennizzazione del saccheggio in canonica di Pergine ed altre canoniche dei contorni, diretta al principe vescovo. Senza data».

Sarebbe interessante vedere cosa diceva realmente il documento del quale il Pescosta ha fatto il regesto. Così com’è non è credibile in quanto nei dintorni di Pergine non esistevano altre canoniche. Nel 1525-1526 quella della pieve di s. Maria era l’unica canonica esistente in tutta la giurisdizione di castel Pergine. Il Pescosta non può che aver interpretato male il documento, come ha fatto anche in altre occasioni. (continua)

Jetzt
,
oder
oder mit versenden.

Es gibt neue Nachrichten auf der Startseite