Orsi e lupi, la convivenza è solo un dogma?

„Opinioni: il pensiero della comunità su orsi e lupi”: è questo il titolo di una serata, durante la quale il Parco Naturale Adamello Brenta ha presentato i risultati di un progetto di ricerca biennale, condotto con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Sassari, che ha cercato di mettere a fuoco il pensiero di chi vive all’interno dei confini del Parco in merito alla presenza dei grandi carnivori.
I risultati della ricerca, come illustrato durante l’evento, mostrano un panorama molto variegato, con una propensione ad accettare la complessità della convivenza fra comunità e grandi carnivori maggiore di quella che ci si potrebbe attendere. A fronte della netta polarizzazione che emerge di solito sui media, fra di chi vuole a tutti i costi l’orso e il lupo e chi li rifiuta nettamente, la maggioranza delle persone esprime in realtà posizioni più sfumate. A prevalere è la moderazione e la volontà di conoscere, di capire di più, di contribuire con idee e esperienze, di avere più voce in capitolo nei processi decisionali. Essenziale, quindi, insistere sul versante del coinvolgimento, della comunicazione e dell’educazione ambientale.
In un comunicato, il Comitato Insieme per Andrea Papi prende posizione al proposito, e lo fa in maniera netta, stroncando decisamente l’interpretazione data dal PNAB.
La nota del Comitato Andrea Papi
Non c’era bisogno di questo teatrino autoreferenziale, allestito a spese dei cittadini – contribuenti, per sapere cosa pensa la popolazione locale della presenza di orsi e lupi a casa loro. La gente ha partecipato alle consultazioni popolari nate su impulso del nostro comitato e delle nostre attività e i risultati sono certificati da enti locali riconosciuti quali sono le Comunità di Valle.
Le consultazioni che si sono tenute fino ad ora in sei Comunità di Valle, hanno raccolto un esito chiaro: 45.278 persone hanno risposto che la presenza di orsi e lupi è un grave pericolo per la sicurezza pubblica e un danno per l’economia e la salvaguardia di usi, costumi e tradizioni locali, cioè per la possibilità di vivere in montagna come abbiamo sempre fatto!
Questa volta il Parco, per confutare il risultato del voto della gente, che è chiaro e non mediato o interpretato da nessuno – perché non ce n’è bisogno – ha scomodato le scienze umane e quelle sociologiche, per provare a mettere in soggezione chi si è chiaramente espresso, e per cercare di far passare la comunicazione di “visione grigia della realtà”, giocando con le parole “convivenza e coesistenza”, perché non c’è più il coraggio – per non dire la sfrontatezza – di dire “accettazione”.
I dati raccolti, infatti, NON sono stati presentati nella loro purezza, cioè senza interpretazioni, che come abbiamo già visto in passato, scontano partigianerie ideologiche e anche oppprtunità di varia natura. Come al solito, noi montanari siamo stati trattati come una società medicalizzata, alla quale prima si è imposto il progetto di reintroduzione degli orsi senza chiedere il consenso; e oggi, con l’aiuto di pseudo studi scientifici, si vuole manipolare la mente delle persone che hanno chiaramente detto il loro pensiero, facendo loro credere che invece la maggioranza (della quale non è stata fornita alcuna prova) si trova “nell’area grigia, fuori dagli estremismi”. Perché chi dice che non vuole orsi sloveni, che nulla hanno a che fare con la popolazione autoctona che popolava l’area intorno al Brenta e si è estinta, è un estremista da rieducare.
Dalle conclusioni irradiate dal Parco infatti – continua il Comitato Insieme per Andrea Papi – si apprende quanto segue:
“I primi risultati emersi dalla ricerca mostrano come l’atteggiamento della ‘maggioranza silenziosa’ sia più complesso e sfumato di quello che appare usualmente, considerato anche che spesso viene monitorato solo nelle situazioni di emergenza. Chi invece si colloca su una posizione moderata, mediana, ha bisogno di sapere e capire di più, anche per utilizzare le maggiori conoscenze nella sua vita di ogni giorno.”
All’esito delle parole del Dr. Mustoni, che dichiara di aver imparato molto da questo progetto di ascolto della vita della gente di montagna, in particolare di chi lavora in malga, si ha la conferma – se ve ne fosse bisogno – che il progetto Life Ursus è stato voluto e portato avanti da persone che di vita di montagna non sapevano nulla o ben poco, e che si sono arrogate il diritto di effettuare un esperimento, dai probabili esiti nefasti, sulla pelle delle persone alle quali ancora oggi si tenta di imporre una convivenza che, con orsi e lupi senza gestione, è oggettivamente impossibile.
Va detto anche che l’incontro del 29 gennaio scorso, estenuante nei tempi, autoreferenziale nei contenuti, ha lasciato ben poco spazio al dibattito: solo 6 interventi dal pubblico, che però uscivano tutti dalla “zona grigia” per posizionarsi all’estremo e cioè in coerenza con il voto delle consultazioni popolari (che evidentemente andavano contrastate) – conclude il Comitato Insieme per Andrea Papi.






