von mas 14.02.2026 08:30 Uhr

Tradizioni: I dì da ‘l Carnévàl, el sàbo sfoiadàr

Con Roberto Bazzanella, alla ri-scoperta di tradizioni, usanze, credenze popolari del Tirolo.

Symbolbild by Didier on Pixabay

Il Sabato Grasso è anche chiamato „Sàbo Sfoiadàr“ ossìa il giorno di Carnevale dedicato alle „sfoiàde“ o „foiàde“, le tagliatelle.

Il nome deriva dallo strumento usato, ovvero il mattarello, in parlata trentina „sfoiadàr“, con il quale si faceva la pasta all’uovo fresca che era un tempo una rarità. Cucinare le „foiàde“ era riservato solo ad alcune occasioni particolari dell’anno, principalmente il Sabato di Carnevale e la „veglia funebre“, chiamata anche „nòza da mort“.   Fino agli anni ’60 del novecento non era raro nelle case trentine con un defunto si ritrovassero le donne del paese a far veglia tutte le notti dal momento del trapasso fino al giorno della sepoltura, recitando il Rosario o le Cent Rechie. A metà della notte era tradizione offrire in pagamento alle solerti oranti un piatto di „foiàde“ che, se avanzate, erano poi scaldare e riproposte alla „nòza da mort“ il banchetto che si svolgeva in casa del defunto dopo il suo funerale.

 

Nelle „foiàde“ tradizionali si unisce dunque il Carnevale, che da un certo punto di vista è esaltazione della vita ed esorcizzazione della morte, e la veglia funebre, che è celebrazione della morte come ultimo e definitivo momento di passaggio nel cammino della vita.

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