Tradizioni: I dì da ‘l Carnévà l, el sà bo sfoiadà r

Il Sabato Grasso è anche chiamato „Sà bo Sfoiadà r“ ossìa il giorno di Carnevale dedicato alle „sfoià de“ o „foià de“, le tagliatelle.
Il nome deriva dallo strumento usato, ovvero il mattarello, in parlata trentina „sfoiadà r“, con il quale si faceva la pasta all’uovo fresca che era un tempo una rarità . Cucinare le „foià de“ era riservato solo ad alcune occasioni particolari dell’anno, principalmente il Sabato di Carnevale e la „veglia funebre“, chiamata anche „nòza da mort“.  Fino agli anni ’60 del novecento non era raro nelle case trentine con un defunto si ritrovassero le donne del paese a far veglia tutte le notti dal momento del trapasso fino al giorno della sepoltura, recitando il Rosario o le Cent Rechie. A metà della notte era tradizione offrire in pagamento alle solerti oranti un piatto di „foià de“ che, se avanzate, erano poi scaldare e riproposte alla „nòza da mort“ il banchetto che si svolgeva in casa del defunto dopo il suo funerale.
Nelle „foià de“ tradizionali si unisce dunque il Carnevale, che da un certo punto di vista è esaltazione della vita ed esorcizzazione della morte, e la veglia funebre, che è celebrazione della morte come ultimo e definitivo momento di passaggio nel cammino della vita.






