„La Tua eredità vive in noi“

Ieri, domenica 25 gennaio, a St. Leonhard in Passeier Schützen e Marketenderinnen provenienti da ogni parte del Tirolo si sono uniti al Battaillon Passeier per ricordare il Freiheitskämpfer Georg “Jörg” Klotz, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa.
Le formazioni hanno sfilato sotto una fitta nevicata fino alla chiesa parrocchiale, dove il priore dell’Ordine Teutonico, padre Christian Stuefer, ha celebrato la Santa Messa. Al termine della funzione religiosa, Gudrun Kofler, deputata al Consiglio del Land Tirol e nipote di Jörg Klotz, ha pronunciato un’intensa orazione commemorativa.
I presenti si sono quindi raccolti presso la tomba del patriota tirolese, dove è stata deposta una corona sulle note di Ich hatt’ einen Kameraden eseguito dalla Musikkapelle Walten. La salva d’onore è stata eseguita dalla Ehrenformation del Schützenbataillons Passeier al comando dell’Hauptmann Johann Gufler. Il Landeshymne ha concluso la solenne e commovento cerimonia.
Il discorso commemorativo
„Un morto ritorna a casa.
In silenzio ci schieriamo a lato del suo cammino,
quello un tempo fu la sua via di fuga dal tradimento mercenario.
E prima ancora, il cammino della vita e della lotta […]
Era solo nei boschi, e la morte gli sbarrò la strada.
E noi restiamo in silenzio,
noi che non abbiamo mai amato abbastanza, non fino alla fine.“
Reverendo Padre, cari Schützen e care Marketenderinnen, cara famiglia, cari compatrioti tirolesi!
Sfogliando vecchie fotografie di famiglia, mi sono imbattuta in un santino in memoria di Jörg Klotz, con questa poesia di Gabriele von Pidoll, e già alla prima lettura ho capito che sarebbero state queste le parole con le quali avrei iniziato il mio discorso commemorativo: sono solo pochi versi, ma descrivono con forza la sua vita e soprattutto la sua morte. In vita condivise il destino di molti suoi compatrioti; nella morte, quello di alcuni dei suoi compagni di lotta.
“Un morto ritorna a casa”. Bandito dalla sua terra, dovette morire per potervi finalmente fare ritorno. Nel gennaio del 1976, esattamente cinquant’anni fa, Georg Klotz venne sepolto in questo luogo. Era una fredda giornata d’inverno anche allora, proprio come oggi, e nonostante da più parti si fosse tentato di impedire la partecipazione della gente al passaggio della salma e al funerale, da vicino e da lontano giunsero innumerevoli compatrioti e Schützen. In un interminabile corteo funebre, seguirono il feretro adorno di fiori e bandiere tirolesi, che solo pochi giorni prima aveva attraversato, sotto strettissima sorveglianza della polizia, l’ingiusta frontiera del Brenner.
“Un morto ritorna a casa”. Oggi, cinquant’anni dopo, siamo di nuovo qui, nello stesso luogo. Un luogo di silenzio e di memoria, colmo di storia. Colmo di vita, di sofferenza, di coraggio e dell’incrollabile convinzione di un uomo, il cui nome è indissolubilmente legato al desiderio di libertà della nostra Terra.
Oggi mi è stato concesso un grande onore. Cinquant’anni dopo la sua morte, posso parlare di lui e a lui come sua nipote. Dare forma al suo ricordo con le parole, condividendo con voi i miei pensieri, mi riempie allo stesso tempo di commozione e di orgoglio. Purtroppo non ho poturo conoscerlo di persona, non ho mai ascoltato la sua voce, non l’ho mai guardato negli occhi, non ho mai sentito il profumo della pipa che fumava con passione, e posso solo immaginare quante cose avrebbe raccontato a noi nipoti. Ma egli è una presenza costante nella mia vita, fin dai giorni dell’infanzia. Molti dei miei primi ricordi sono segnati dai racconti su di lui, dalle conversazioni in famiglia, dagli aneddoti, da ciò che era e da ciò che rappresentava. Durante le vacanze in famiglia nella sua casa natale a Walten, tutto parlava di lui. Da bambini osservavamo con stupore le immagini, i ricordi e i documenti che attestavano suoi meriti nel mondo degli Schützen, e trascorrevamo ore in quella stessa Stube dove lui aveva vissuto con la moglie e i figli.
Non è mai stato “solo passato”. È sempre stato presente.
Jörg Klotz ha vissuto in un’epoca in cui la nostra Heimat era sistematicamente privata dei suoi diritti, la nostra lingua era vietata, le nostre radici negate e la nostra identità perseguitata; in un tempo in cui bisognava scegliere se accettare la sottomissione a uno Stato straniero uniformandosi ad esso, oppure prendere posizione.
Lui scelse questa seconda via. Scelse di lottare per la libertà. Fino in fondo.
Fu perseguitato, condannato, dichiarato nemico pubblico numero uno dall’Italia; scampò per poco a un vile attentato nel quale perse la vita il suo compagno di lotta Luis Amplatz. Gravemente ferito, dovette fuggire a piedi in Nordtirol attraverso le montagne. Fu costretto ad abbandonare quello che amava di più: la sua Heimat e la sua famiglia. L’esilio fu probabilmente il suo estremo sacrificio: un’esistenza sotto costante sorveglianza, condannata all’attesa e alla rinuncia, nella consapevolezza che non ci sarebbe stato ritorno. Aveva ragione. Non tornò mai più, non da vivo.
Eppure il ricordo è vicinanza.
C’è una canzone degli STS che mi fa sempre pensare a lui. Anche se non ci siamo mai potuti conoscere, anche se non ci siamo mai seduti uno di fronte all’altra, sento forte la sua assenza. E a volte vorrei semplicemente che passasse “per un caffè al volo”. soprattutto quando ci sono decisioni importanti da prendere o quando il cammino diventa faticoso e difficile.
Perché di una cosa sono assolutamente certa: non sarei la persona che sono oggi, non sarei dove sono, se lui e questa storia non fossero esistiti; se degli uomini esemplari – di cui lui fa indiscutibilmente parte – non mi avessero plasmata con il loro coraggio, i loro sacrifici e la loro incrollabile volontà.
Con la sua vita ha mostrato per cosa vale la pena lottare. Ha dimostrato che accettare l’ingiustizia e la svendita della propria Terra non è mai un’opzione. Questa è la sua eredità. E il mio impegno è proseguire in ciò che per lui era importante e gli stava a cuore: con tutto quello che oggi posso fare, con mezzi e metodi diversi rispetto ad allora, ma con la stessa chiarezza e con lo stesso obiettivo. A difesa della nostra lingua, della nostra cultura, della nostra identità, del nostro popolo.
Viviamo in un tempo in cui si tenta di relativizzare la lingua, di diluire l’identità e di rendere la Heimat qualcosa di interscambiabile. Un tempo in cui ci viene detto che tutto ciò che è straniero è un arricchimento, mentre ciò che è nostro viene svalutato. Assistiamo nuovamente alla svendita dei diritti delle minoranze della nostra Terra, diritti conquistati con fatica che tornano ad essere merce di scambio per coloro che si definiscono rappresentanti del popolo, mentre da noi ci si aspetta obbedienza e gratitudine. La tutela della nostra lingua e l’insegnamento nella lingua madre non sono negoziabili. Il nostro modo di vivere e la nostra identità non sono rimasugli del passato.
Proprio per questo, il ricordo non è un fine a sé stesso. Celebrazioni come questa non sono un semplice rituale. Sono un mandato.
Cari compatrioti! La lotta per la libertà di allora è Storia. Ma ciò per cui si è combattuto non lo è. L’anelito di libertà è ancora attualissimo. Oggi come ieri c’è bisogno di uomini e donne che prendano chiaramente posizione, che non tacciano quando la lingua viene emarginata, quando l’identità viene relativizzata, quando la Heimat viene rappresentata come una cosa qualsiasi. C’è bisogno di persone come voi, che siete qui oggi per onorare e ricordare Jörg Klotz, e perché vi sta a cuore ciò per cui lui e i suoi compagni hanno combattuto. Perché sapete da dove venite e siete pronti a difendere questo luogo, reale e ideale.
Sono convinta che se i combattenti per la libertà degli anni Cinquanta e Sessanta potessero vedere quanto oggi onoriamo il loro impegno, quanto continuano ad ispirarci e quanto lontano arrivano ancora le onde del loro coraggio, sarebbero pieni di speranza e di orgoglio. Sarebbero orgogliosi di voi, perché proseguite il cammino. Perché non vi limitate ad amministrare questa preziosa eredità, ma la vivete e la proteggete. Perché dimostrate che l’impegno per il Tirolo, per la lingua, l’identità e il popolo non è uno sguardo al passato, ma un passo deciso e lungimirante verso il futuro.
Caro nonno,
non sei riuscito a realizzare tutto quello che avevi in mente. Ma moltissimo sì, e ci hai mostrato come si fa. Il tuo nome e le tue azioni ci impegnano. Il tuo cammino continua ad esserci esempio.
La tua eredità vive. In noi, nel nostro agire e nel nostro chiaro impegno verso questa nostra Heimat. La portiamo avanti con orgoglio, con responsabilità e con la ferma volontà di custodire ciò per cui hai vissuto, sofferto e combattuto.
Che la terra della Heimat ti sia lieve.






