Un Libro al Mese: „La carezza della cometa“ – 4°

La prima cena
Andrea desiderava vedere in viso le persone che ascoltava in radio e voleva stringere i tempi per costituire un primo nucleo di comunità , lo riteneva necessario per organizzarsi in vista dell’inverno e per evitare che l’enorme disponibilità di risorse rendesse tutto troppo facile rendendoli pigri.  La proposta della cena piacque a tutti, ma Sara mise la condizione che ci si riunisse a casa sua lamentando acciacchi dell’età e scarsa propensione ai viaggi.  Cominciò a preparare gli allogg negli appartamenti che avevano abitato i suoi due figli con le loro famiglie. Per il piccolo Mattia trovò delle lenzuola con immagini di personaggi dei cartoni animati: per la federa del cuscino scelse Cucciolo. Sistemò sul parquet molti dei giochi dei suoi nipotini, sicura che ne sarebbe stato felice.
Gli ospiti arrivarono quasi contemporaneamente nel primo pomeriggio e, superato un leggero imbarazzo iniziale, fu tutto un animato chiacchierare ... Sara annunciò che il menù della cena prevedeva solo coniglio, polenta e funghi, e tutti, a parte il suo complice Nicola, ne furono stupiti poiché la carne era già un lusso da concedersi con parsimonia «Come coniglio!» esclamò Ornella, «lo avevi congelato?»  Sara sorrise e li portò sul retro della casa per mostrare loro le sue creature: sei grossi conigli e quattro galline che erano il frutto di una ricerca capillare condotta da lei, all’inizio, e poi da Nicola che aveva anche il merito di aver trovato le pollastre nei paesi vicini.
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Andrea si alzò e chiese attenzione: «Non ho da dire tante cose, solo un paio di pensieri che voglio confrontare con i vostri per capire come è meglio muoversi. Per adesso i problemi sono relativamente pochi: tutti i sopravvissuti hanno accesso a cibo ed energia, nessuno usa la violenza perché non serve… Ma fra un anno, due anni, cinque anni chi non si sarà messo nelle condizioni di essere autosufficiente diventerà violento. Avere fame e avere freddo cambierà l’indole pacifica di molti. Non credo di esagerare e sono convinto che solo un gruppo abbastanza numeroso possa dare una relativa sicurezza. Fra cinque o dieci anni saremo al Medio Evo: sarà durissimo sopravvivere, anche in compagnia, ma impossibile da soli. Per questi motivi propongo di unirci e costituire una comunità .“
La tavolata, prima allegra e rumorosa era diventata cupa e silenziosa. Intervenne Stefano: „Il mondo che conoscevamo è finito sprofondandoci nell’orrore è quindi ovvio che si sia disorientati e spaventati. Trovo scontato che unirci sia la cosa migliore“ … «Volevo dire qualcosa anch’io» esordì Sara «Già essere qua assieme è comunità … Avrò settant’anni fra qualche mese e, a parte qualche gita con la parrocchia, non mi sono mai mossa e mai, prima di stasera, avrei pensato di lasciare il paese. Ma Andrea e Stefano hanno ragione. Guardo Mattia e so che ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di lui, di vederlo crescere per capire bene cosa può essere il futuro. Dico che abbiamo il dovere di provarci quindi sì, io salirò con voi già domani.»
Tutti a casa
Già la mattina seguente Andrea e Nicola recuperarono in paese un mezzo per trasporto animali … Stefano ed Ornella erano già partiti in mattinata per passare dalla casa del dottore a recuperare il loro poco bagaglio e i libri di medicina, Sara aveva stipato in un grande scatolone tutto ciò da cui non sarebbe stata capace di separarsi, soprattutto cose di cucina e album di fotografie.
Andrea avrebbe guidato il camion con Nicola a fargli compagnia. Doveva procedere lentamente evitando curve troppo veloci e brusche frenate per limitare pericolosi spostamenti a mucca e vitello costretti in piedi. Chiara e Sara li seguivano con la Jeep. La bassa velocità permise loro di farsi una lunga chiacchierata e la serenità della donna più anziana fu per la giovane una buona medicina. Le riuscì di aprirsi, rivelando a Sara di essere in attesa di un bimbo e le raccontò di quell’amore tanto osteggiato dai suoi genitori, delle sue paure e delle poche speranze. Sara ascoltò partecipe e pesò le parole che le rivolse: fu dolcissima e persuasiva riuscendo a tranquillizzarla e a restituirle, in parte, quel senso di solidarietà e vicinanza che aiutano a vivere.
Arrivarono al residence mentre il sole tramontava.
(…)
Chiara chiese a Sara se le avrebbe fatto piacere abitare con lei e Mattia nella prima casetta, avrebbero potuto chiedere anche ad Ornella di unirsi a loro. Trovava giusto, ora che non erano più soli, non dover dividere la casa con Andrea che avrebbe potuto sistemarsi a sua volta, in un’altra villetta con Stefano e Nicola. Sara ed Ornella lo trovarono giusto. Stefano e Nicola opportuno. Andrea ne prese atto ma ci restò male. Lo intese, sbagliando, come un rifiuto.
Marius
Marius era un giovane uomo di 30 anni. Veniva dai monti della Romania dove faceva il muratore e qua, su queste montagne non molto diverse da quelle che aveva lasciato, si era ritrovato a fare il pastore. Gli piaceva. Era abbastanza sereno ma non felice: spesso i ricordi che lo rincorrevano avevano il viso di Christine e il sapore del fiele … In inverno era costretto a stare in paese ma la sua vita continuava quasi come prima: stalla e stelle. Ci stava bene, lui, con i suoi animali ...
La serenità che aveva raggiunta fu però sconvolta quella mattina che, accompagnando le mucche al pascolo alto, le vide accasciarsi senza un lamento, come se un sonno improvviso le avesse costrette a terra. Anche i cani cessarono il continuo abbaiare e il loro consueto ansimare. Che sta succedendo? Arrivato in paese si rese conto che il problema non era solo suo: tutte le persone che aveva modo di vedere erano morte. Era finito tutto, ancora una volta
(…)
La sera era sua abitudine sedersi sulla panca in giardino. Mentre lui si fumava l’ultima sigaretta della giornata Lisa, la capretta, saltellava nel prato. Guardava la valle, scura e silenziosa e pensava se ciò che stava accadendo fosse realtà o se fosse, lui, il protagonista di un sogno o di un incubo …
Era perso nei suoi pensieri e nei suoi ricordi quando qualcosa attirò il suo sguardo, luci nel paese più in basso … Fu preso dall’eccitazione … già sapeva che avrebbe faticato ad addormentarsi. Si svegliò prima che il sole sorgesse. Concesse un po’ di fieno a Lisa, e si avviò con lei verso il paese a valle. Avvicinandosi alle case di cui aveva notato le luci la sera prima, sentì il vociare allegro di un bambino confuso col festante abbaiare di un cucciolo di cane e ne fu rassicurato. Bussò senza timore.
Quando la porta si aprì salutò: «Buongiorno signora.» «Buongiorno,» rispose stupita Sara che prontamente aggiunse: «ho del caffè appena fatto, ne gradisci una tazza?»
„La carezza della cometa“ è un libro che sorprende e commuove. Giuseppe Salemi (NdR: padre siciliano e madre di Mori) racconta la fine del mondo non come uno scenario di distruzione, ma come un punto di partenza: un’occasione per riscoprire cosa significa essere umani.
L’ambientazione sull’arco alpino, descritta con realismo e poesia, diventa lo specchio perfetto della fragilità e della forza dei suoi protagonisti, superstiti in un mondo svuotato ma ancora capace di speranza. La scrittura è limpida, intensa, e riesce a fondere tensione narrativa e introspezione con naturalezza. Non ci sono eroi, ma persone vere, con paure, dolori e desideri che ci appartengono.
È un romanzo che parla di comunità , di solidarietà , di rinascita. E ci ricorda che anche nel silenzio della distruzione può brillare una scintilla di bellezza, quella che l’autore chiama, con dolcezza e potenza, la carezza della cometa.
(…)
La bella recensione di Cristiana Pezzotti dice davvero tutto su questo libro, che „lascia il segno e fa riflettere a lungo dopo l’ultima pagina„. Se a questo aggiungiamo il fatto che il racconto è ambientato proprio qui, fra le nostre montagne, i nostri paesi, le nostre città , ai nostri lettori non resta altro da fare che scoprirlo per intero.
„La carezza della cometa“ può essere acquistato online, anche in formato eBook.






