«Dio non è un’energia cosmica»

Dio non è un’energia cosmica ma è entrato nella storia con i tratti di Gesù Cristo per mostrarti che ti ama gratis”. È la sintesi della provocazione principale nella riflessione dell’arcivescovo Lauro Tisi nell’appuntamento di Passi di Vangelo del 15 gennaio, rivolto ai giovani. Un incontro – ospitato nella chiesa del Seminario e trasmesso in diretta streaming – come sempre intenso, con parole dirette e immagini forti, con l’obiettivo di smontare luoghi comuni su Dio e sulla fede, per riportare al centro il cuore del Vangelo: la gratuità.
«Ma con chi abbiamo a che fare?»
Prendendo le mosse dal Vangelo in cui Gesù invita i discepoli a non andare tra i pagani e a restare nei confini di Israele, l’Arcivescovo ha subito intercettato il possibile spaesamento dei giovani di oggi: “Io parlo a giovani abituati all’Erasmus, agli spostamenti, alla mobilità, agli orizzonti”. Davanti a parole che sembrano limitare e chiudere, la domanda è inevitabile: “Ma con chi abbiamo a che fare? Con uno che ti blocca addirittura gli spostamenti?”. E ancora: “Ma non ci hanno sempre raccontato che il cristianesimo dice che Dio è Dio di tutti? E qui viene fuori che addirittura blocca l’azione dentro i confini di Israele”.
Un Dio che non è magia né energia cosmica
Proprio questo apparente limite, però, mostra – secondo monsignor Tisi – la bellezza del Dio cristiano: “Queste parole rivelano la bellezza del Dio cristiano che non agisce in maniera magica, come un’energia cosmica”. Una convinzione diffusa, anche nella Chiesa, viene così smascherata: “Dentro ognuno di noi c’è l’idea che Dio sia una specie di energia cosmica che si sposta di qua e di là”. Un Dio da “tirare” dalla propria parte, “per mettere a posto un esame” o risolvere un problema concreto.
«Dio è Gesù Cristo»
La svolta per don Tisi sta tutta qui: “Per fortuna Dio non è questo. Dio è Gesù Cristo”. Non un’idea astratta, ma una storia concreta: “Cristo vuol dire un corpo, una storia. È un volto. Un Dio che entra nella carne della storia: “Aveva i piedi nel fango del Giordano, i calli sulle mani. Questo è il carpentiere”. Un Dio che non sceglie l’élite religiosa: “Non va dai rabbini, né dai teologi. Va dai pescatori”. E con loro “fa storia”, educando lentamente un popolo perché diventi “luce delle genti”.
„Un Dio per tutti perché “spazio aperto”
Gesù diventa Dio per tutti non perché conquista il mondo, ma perché si offre come spazio aperto: “Dio in Gesù Cristo è diventato spazio aperto, uno spazio libero a cui tutti possono attingere”. È una provocazione anche per il presente: “Altro che strumenti supersonici o internet. Lui non si è mosso da lì, ed è diventato Dio di tutti». Entrando nel tema del “dare”, l’arcivescovo ha citato Giovanni XXIII: “Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e con i tuoi sogni”. Un invito che attraversa tutta la Bibbia: “Dal primo all’ultimo libro, continuamente dice: non temere”. E il “non temere” rivolto a Maria svela il cuore della fede: “La grazia è questa notizia fenomenale: Dio ti ama gratis, senza se e senza ma”.
“Dio ti ama gratis. Punto”
La gratuità non è un premio per chi “fa il bravo”: “Dio ti ama gratis. E se non fai il bravo, ti ama ancora di più”. Per questo il comando evangelico non è un imperativo morale: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” non è un “forza dai”. È, piuttosto: lasciati raggiungere da questo amore”. Guardando Gesù, non si vedono ordini, ma uno stile: “Non c’è nessun comando. C’è uno che ama gratis”. Il “dare” non coincide semplicemente con il fare qualcosa per gli altri: “Il gratis non è fare volontariato. Il gratis è sii tu uno spazio di gratis”. Uno spazio libero, non tossico: “Uno spazio dove l’altro può venire, dirti che pensa diversamente, e andarsene senza essere aggredito”. Un segno concreto di gratuità?
“Sono contento che quello ha un’idea diversa dalla mia”.
Il sasso nel torrente
A conclusione, don Lauro tratteggia ai giovani un’immagine: “Dio è come il sasso nel ruscello: vi appoggi il piede e vai avanti”. “Dio non mi comanda, non mi dà ordini, non mi rinchiude nel recinto delle sue idee. Ma dice: “Io sono qui. Se vuoi, adesso vai tu”. È questa la libertà del Vangelo, ed è questo il “dare” di cui il mondo ha bisogno: “Quando sono contento che l’altro faccia opere più grandi delle mie, allora lì c’è il dono vero”.






