Il presidente Kompatscher ha incontrato i giovani tibetani in Südtirol

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha ricevuto nella sede dell’istituto di ricerca Eurac Research un gruppo di 30 giovani tibetane e tibetani cresciuti in Europa e fortemente interessati alle loro origini culturali e alle strutture politiche. I giovani adulti sono stati ospiti in Südtirol da giovedì 16 gennaio a domenica 18 gennaio. Durante il loro soggiorno hanno visitato diverse istituzioni, partecipato a workshop, si sono confrontati con esperte ed esperti e conosciuto il territorio e la popolazione del Südtirol. L’obiettivo dell’iniziativa è offrire ai partecipanti l’opportunità di riflettere sulle proprie origini, radici, identità culturale e partecipazione politica, nonché di presentare loro il Südtirol, la sua storia e la sua Autonomia. Il presidente della Provincia Kompatscher ha parlato con i giovani delle peculiarità del modello sudtirolese, dello sviluppo dell’Autonomia del Südtirol e dell’importanza del dialogo tra il livello locale, nazionale ed europeo. “Lo scambio con giovani di altre culture è arricchente per entrambe le parti. Dimostra quanto siano importanti le esperienze storiche e la partecipazione politica per la comprensione dell’identità e dell’autodeterminazione”, ha sottolineato Kompatscher. Günther Cologna di Eurac Research e Thinlay Chukki, rappresentante dei tibetani in esilio a Ginevra, hanno accompagnato il gruppo durante i giorni trascorsi in Südtirol.
Vanno ricordate alcune analogie che accomunano il Tibet al Südtirol: nel periodo dell’impero tibetano il buddismo diventò religione di stato ed è rimasto un faro per la popolazione, a dispetto dell’occupazione cinese datata 7 ottobre 1950, che portò alla distruzione di molti monasteri e all’uccisione di svariati monaci, nonché alla fuga del Dalai Lama, il quale dovette costituire un governo in esilio con sede a Dharamsala, in India. Sua Santità, con i suoi insegnamenti di compassione, è ancora adesso una guida per milioni di persone. Proprio come il buddismo fu proibito sotto la dittatura comunista, anche durante il ventennio fascista i fuochi del Sacro Cuore erano stati banditi. Essi sono diventati simbolo della lotta per l’autonomia, in particolar modo durante la cosiddetta notte dei fuochi (11-12 giugno 1961). In seguito alla presa di potere del regime fascista, venne compiuto un sistematico attacco alla cultura tirolese, soprattutto tramite la persona di Ettore Tolomei, geografo, politico e alpinista di origini toscane poiché la sua famiglia emigrò nel Trentino dalla Toscana. Stilò una road map denominata Provvedimenti per il Südtirol e promulgata il 15 luglio 1923, con la quale voleva italianizzare una terra che era sempre stata legata al contesto austriaco (e germanofono).
In Südtirol una radice profonda a difesa dell’identità si identifica nella Heimat. In Tibet è la Chushi Gangdruk, (in tibetano significa “quelli che tengono saldamente la loro terra”). Rappresenta una resistenza tibetana contro l’invasione cinese negli anni ’50. Questo gruppo di combattenti che ricorda gli eroici Freiheitskämpfer sudtirolesi, ha cercato di difendere la propria patria e la propria cultura attorno alla persona di Andrug Gonpo Tashi in attività fino al 1974 tramite operazioni di guerriglia per ottenere l’indipendenza.
Una delle azioni più eclatanti era stata aiutare Sua Santità il Dalai Lama a scappare da Lhasa, sua città di residenza, in seguito all’invasione cinese. In entrambi i casi, Tibet e Südtirol, la rispettiva dittatura ha cercato di cambiare il toponimo, e cioè Xizang e Alto Adige, ma per la grande Storia resteranno sempre Tibet e Südtirol.






