Cittadino onorario: Benito Mussolini

Nel 1924, due anni dopo la Marcia su Roma e la salita al potere del Partito Fascista, anche la città di Trento concesse la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Il conferimento fu deciso dal consiglio comunale del capoluogo, retto allora dal Commissario Prefettizio Giovanni Peterlongo.
Da allora la cittadinanza onoraria non è mai stata revocata e Mussolini risulta essere ancora cittadino onorario di Trento; invece, tanto per fare alcuni esempi, da diversi anni il Cavaliere non è più cittadino onorario di Salorno, di Montan, di Ora e di Termeno. A Mori, invece, la cittadinanza venne revocata il 17 luglio 2024, con delibera votata dal consiglio comunale all’unanimità .
In questi giorni, la questione è tornata di attualità , con prese di posizione da parte dei consiglieri comunali PD, della consigliera provinciale di AVS Coppola, dell’ANPI. Al riguardo, alla nostra redazione è pervenuta una nota di Andrea Demarchi, consigliere comunale del capoluogo (PATT, La Civica, Noi Trento).
„Un tema che sembrava sepolto negli archivi della storia locale è tornato al centro del dibattito pubblico: la cittadinanza onoraria concessa dalla città di Trento a Benito Mussolini e mai formalmente revocata. Recentemente un quotidiano online locale ha riportato l’attenzione sull’argomento, innescando una reazione immediata soprattutto da parte della sinistra cittadina e provinciale, da sempre in prima linea nelle manifestazioni antifasciste. A tal proposito ho presentato subito una domanda di attualità dove chiedo se la giunta comunale abbia l’intenzione di revocarla entro l’anno perché incompatibile con i valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione Italiana e a mio parere un atto dovuto in memoria di tutte le vittime innocenti della nostra Heimat e non solo. Alla luce delle recenti dichiarazioni della sinistra mi chiedo dov’era in questi ultimi trent’anni? Visto che essa stessa governava e governa la città . Perché il tema non è stato mai affrontato?
Già nel mese di dicembre, ben prima che il caso tornasse alle cronache e diventasse oggetto di dibattito mediatico, ho depositato in Consiglio comunale due ordini del giorno che andavano esattamente in questa direzione. In essi proponevo la rimozione delle simbologie riconducibili al cosiddetto ‘’ventennio’’ ancora presenti in città e all’interno di palazzo Thun, luogo di espressione democratica. Anche in questo caso per decenni nessuno ha affrontato il tema (…)
Ricordo poi che a Trento e in tutto il territorio trentino-tirolese vi è una ferita aperta, cioè le gravi ingiustizie subite dalla popolazione locale nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale e durante il regime fascista. L’italianizzazione forzata fu un vero e proprio tentativo di cancellazione culturale della nostra Heimat. Nomi di luoghi cambiati, lingua tedesca estromessa dalla vita pubblica, la parola Tirol bandita assieme ad altre, tradizioni e legami storici con il mondo germanico e nordeuropeo repressi in nome di un’identità imposta dall’alto.
Un passato che meriterebbe di essere ricordato e discusso con la stessa intensità con cui oggi si chiede, giustamente, di prendere le distanze dal fascismo.“






