von mas 10.01.2026 18:30 Uhr

Un Libro al Mese: „La carezza della cometa – 2°

Una catastrofe si abbatte sulla Terra e in pochi istanti spazza via la vita dal pianeta. Ma non completamente: fra le nostre montagne, un gruppo di superstiti cerca il modo di sopravvivere. Per farlo, deve riscoprire saperi antichi ma soprattutto comprendere il significato più profondo della parola „comunità“.  Ecco oggi il secondo estratto dal libro  „La carezza della cometa“ di Giuseppe Salemi: Stasera è iniziato il nuovo mondo e proveremo a fare in modo che sia migliore del vecchio. Dipenderà tutto da noi“

Chiara e Andrea

Andrea aveva maturato l’idea di non tornare nella sua valle. Era a conoscenza di un albergo che vantava la sua autonomia energetica. Ne aveva letto su un giornale locale ed era rimasto colpito dalla lungimiranza del proprietario che già nel lontano 1903 lo aveva reso indipendente dalla rete elettrica installando una turbina. Ovviamente figli e nipoti, subentrati nella gestione, avevano modernizzato l’impianto che era ancora funzionante e riforniva di energia la struttura principale e il residence composto da alcuni villini affittati ai turisti. Ne accennò a Chiara come a una possibilità e lei si disse favorevole. Nella scelta era evidente come entrambi volessero allontanarsi dai luoghi della loro normalità precedente, uno stacco netto col passato. 

Avrebbero fatto un primo tratto con la Honda, lentamente, cercando di individuare un mezzo più comodo. Si fermarono davanti ad un bar. C’erano alcune vetture ed era stato attirato da una grossa Jeep: era di un tremendo colore arancione ma importava poco.  Salì alla guida dell’auto. inserì la chiave e partirono. La visione di Trento con i palazzi che bruciavano sconvolse Chiara. Come aveva temuto il tunnel che portava all’accesso della Val di Non era impraticabile: autotreni di traverso ed automobili schiantate su di essi rendevano impossibile il passaggio. Dovette tornare indietro e salire dalla vecchia strada e anche su quella trovò ostacoli ma, senza timore di rovinare la carrozzeria e sfruttando la potenza del mezzo, riuscì a crearsi varchi e a procedere oltre. Chiara ammirava la sua sicurezza: vedeva i problemi e velocemente trovava soluzioni che lei non avrebbe osato.

A metà pomeriggio arrivarono alla loro meta. Entrarono nell’albergo. Nella reception il display del computer era illuminato: l’energia elettrica era dunque attiva (…) Ispezionarono le villette, scelsero, per comodità, quella più vicino alla strada e, riposto il poco bagaglio, andarono a vedere cosa offrivano le scorte dell’hotel. Se non ci fosse stato niente avrebbero dovuto trovare un negozio in cui fare la spesa. Nel ritorno Chiara, senza girare il viso disse seria: «Stasera cucini tu!» Andrea sorrise e non fece obiezioni.

Sara e Nicola

Sara già da qualche giorno aveva notato il giovane. Si dava un gran daffare, rimuovendo i morti dalle case e allo stesso tempo raccogliendo provviste. Era evidente la sua intenzione di fermarsi in paese. Non si fece notare, ma quando lo vide
conficcare nel terreno una croce, attese che lui si allontanasse e scese incuriosita. Apprezzò quanto fatto dal ragazzo: la copertura di terra, una volta seminata, avrebbe creato un bel prato verde. Si era portata una piantina di rosa con ancora due boccioli. Scavò una piccola buca davanti alla croce e la interrò con cura. Voleva essere un atto di rispetto per i compaesani che non c’erano più e un messaggio per chi era appena arrivato. 

Anziché tornarsene a casa prese la strada per arrivare all’abitazione del sindaco che era la villetta scelta dal giovane sconosciuto come residenza. «Ehi, vieni fuori. Non ti farò mica paura  … dai muoviti che ho freddo.» Nicola valutò che la signora non era un pericolo e uscì. «E tu chi sei?» le chiese. «Giovanotto, io qua ci abito da sempre! Chi sei tu piuttosto!» «Hai ragione nonna, scusami, mi chiamo Nicola e sono capitato qua.» Le veniva da sorridere ma continuò a mostrarsi severa. «Nonna lo dici a tua sorella! Capiti qua e la fai da padrone, ma ti pare il caso?» Il suo tono burbero lo fece passare al lei. «Scusi, scusi, non volevo offenderla, mi scusi davvero.» Le fece tenerezza. «Ho visto il lavoro che hai fatto. A parte che potevi sprecarti a dire qualche preghiera non posso che ringraziarti.» «Non sono tanto di chiesa ma un pensiero l’ho avuto per tutti quelli che ho sepolto e ho cercato di avere rispetto nel muoverli, soprattutto i bambini» disse lui. «Ti andrebbe di farmi compagnia a cena? Ho cucinato un buon coniglio e, se ti piace, metterò su una polenta, che pane non ce n’è, ti va?»
Nicola accettò volentieri. Santo cielo! Polenta e coniglio! Quella donna è un angelo! pensò (…)

Lei gli raccontò del prima, del marito morto troppo presto, dei figli e delle loro mogli e dei nipoti. Quel giorno maledetto aveva cucinato per niente: nessuno aveva fatto ritorno dalla città dove lavoravano o studiavano.  Lui le parlò dei suoi genitori e di quanto gli mancassero, della scuola che frequentava e degli amici.  Le disse di quanto si sentiva solo e di quanto le fosse grato per la cena e per la serenità di quella serata.

«Finché ti fermi cucinerò per due. Sii puntuale: si pranza alle dodici e si cena alle sette. Se tardi mangi com’è e se non vuoi, o non puoi venire, mi avvisi che non voglio buttare niente!» Le sorrise grato, le augurò la buona notte e se ne andò a dormire, con meno paure e sicuramente più sazio delle sere precedenti.

 

 

Stefano e Ornella

Stefano e Ornella si fissarono a lungo, incapaci di parlare, stupiti e forse impauriti … Accennarono a una stretta di mani ma ad entrambi venne naturale proseguire in un abbraccio. Il conforto che ne derivò sciolse la tensione sui loro visi. Avere qualcuno con cui condividere l’orrore sembrava diminuirne la portata. Dando per scontato che sarebbero rimasti assieme, Stefano parlò alla ragazza della casa al monte e del proposito di andarci a vivere lasciandosi alle spalle quell’enorme cimitero che era ormai la città. Lei non aveva proposte alternative e accettò l’idea che lassù sarebbero stati meglio (…)  Arrivarono al monte in poco più un’ora. Scaricarono il loro bagaglio e fecero fare due passi al cucciolo poi sentirono la fame che tristezza e tensione avevano nascosto.

(…)

„Ora, dobbiamo lasciare i dolori nel loro angolino, ci aspettano tempi non semplici e affrontarli con tristezza non ci aiuterà. Mi sembra che tutti e due abbiamo voglia di resistere e, per quanto ci è possibile, di costruire un futuro. Sei d’accordo?»

Ornella lo guardò con un’espressione malinconica e grata al tempo stesso.  «Si Stefano, ci ho pensato molto in queste ultime ore e, visto che sono ancora viva, voglio mettercela tutta per avere un futuro. Ho ventitré anni! Ne ho diritto, tutti ne abbiamo diritto. Dobbiamo cercare altre persone, aiutarle e, se possibile, creare una comunità.»

«Discorso sensato Ornella, anche perché in gruppo le possibilità di sopravvivere aumentano considerevolmente, quindi si, non posso che pensarla come te.»

Mentre parlavano Charlie giocava con un topolino di pezza, rincorrendolo e saltando in maniera molto buffa. Anche quella piccola vita che riusciva a strappare loro un sorriso era una promessa di futuro.

(…)

La mattina seguente la trascorsero in paese, per rifornirsi di ciò che in casa mancava. Fecero un’abbondante scorta di alimentari, privilegiando cibi che si sarebbero deteriorati nel giro di poco tempo: carne, verdura e frutta. Quelli a lunga conservazione sarebbero serviti in futuro.   «Manca una cosa per me importante,» esclamò Ornella, «dobbiamo trovare e far funzionare una ricetrasmittente, è l’unico modo che abbiamo per contattare altra gente… E poi un pollaio!»  (…)

Il pomeriggio fu impegnativo. Stefano, vista l’impazienza di Ornella, installò per prima cosa radio ed antenna replicando vite per vite e tirante per tirante l’impianto realizzato dai vigili del fuoco sul tetto della caserma (…)

Ornella sapeva solo accenderla la radio.  I primi due giorni furono frustranti: in cuffia sentiva solo fruscii che cambiavano intensità a seconda della lunghezza d’onda selezionata ma la terza sera, finalmente, una voce abbastanza nitida uscì dalle cuffie: «A tutti in ascolto, a tutti in ascolto qui geolab, mi sentite? Passo.» «Ti sento, ti sento… Lasciami qualche secondo, mi vien da piangere… Non abbandonarmi ti prego!» «Come state? Quanti siete? Dove siete? Passo» «Stiamo bene, siamo in due, nel sud del Trentino.»

(…)

«Quando Sergio ci farà conoscere gli altri potremo incontrarci, fare amicizia, progettare un futuro comune. Ci pensi Stefano? Potremo avere ancora socialità, amicizia, amore, figli da crescere.» Gli occhi le si riempirono di lacrime, Stefano le fece una carezza sulla guancia e volle assecondare i suoi pensieri:  «Si Ornella, hai detto bene. Stasera è iniziato il nuovo mondo e proveremo a fare in modo che sia migliore del vecchio. Dipenderà tutto da noi, e ti assicuro che farò quanto mi è possibile per accompagnarti in questa impresa.» Le versò ancora mezzo bicchiere di Prosecco, alzò il suo e la invitò al brindisi: «Al futuro!» «A un buon futuro!» replicò Ornella facendo tintinnare il calice contro quello di Stefano

„La carezza della cometa“ è un libro che sorprende e commuove. Giuseppe Salemi  (NdR: padre siciliano e madre di Mori) racconta la fine del mondo non come uno scenario di distruzione, ma come un punto di partenza: un’occasione per riscoprire cosa significa essere umani.

L’ambientazione sull’arco alpino, descritta con realismo e poesia, diventa lo specchio perfetto della fragilità e della forza dei suoi protagonisti, superstiti in un mondo svuotato ma ancora capace di speranzaLa scrittura è limpida, intensa, e riesce a fondere tensione narrativa e introspezione con naturalezza. Non ci sono eroi, ma persone vere, con paure, dolori e desideri che ci appartengono.

È un romanzo che parla di comunità, di solidarietà, di rinascita. E ci ricorda che anche nel silenzio della distruzione può brillare una scintilla di bellezza, quella che l’autore chiama, con dolcezza e potenza, la carezza della cometa.

(…)

La bella recensione di Cristiana Pezzotti dice davvero tutto su questo libro, chelascia il segno e fa riflettere a lungo dopo l’ultima pagina„.  Se a questo aggiungiamo il fatto che  il racconto è ambientato proprio qui, fra le nostre montagne, i nostri paesi, le nostre città, ai nostri lettori non  resta altro da fare che scoprirlo per intero.

„La carezza della cometa“ può essere acquistato online, anche in formato eBook.

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