Un convegno su Flaminio Piccoli

Il direttore del Museo Storico, Giuseppe Ferrandi, lo aveva annunciato sui social qualche mese fa: „Come Fondazione Museo Storico del Trentino stiamo preparando un’iniziativa (pensiamo in autunno) per ricordare Flaminio Piccoli ed il suo impegno politico per il Trentino, l’Alto Adige/Sudtirol e la nostra autonomia.“
Detto … fatto! Il convegno su Piccoli si terrà a Trento nei prossimi giorni. „Un’iniziativa che si inserisce nella rilettura storico politica del ‚900, non dimenticando il suo ruolo a favore dello sviluppo del Trentino e della sua autonomia. Ingresso libero!“ – annuncia ora il Direttore Ferrandi sui social.
„Flaminio Piccoli – si legge nel programma del convegno – è stata una figura centrale nella politica trentina e nazionale, dal periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale fino alla fine del Novecento. Fondatore e leader della Democrazia Cristiana trentina, parlamentare da 1958, è stato segretario e presidente della Democrazia Cristiana nazionale, ministro e capogruppo del partito alla Camera dei Deputati, presidente della Commissione Esteri. Nel dibattito politico locale e nazionale, ha svolto un ruolo fondamentale nella gestione della questione ‚altoatesina‚ ed è stato protagonista di molti passaggi fondamentali per lo sviluppo dell’autonomia“.
Ecco il programma completo del convegno:
A nostro avviso, immaginando fin d’ora il „tai del prà „, potrebbero essere particolarmente „interessanti“ l’introduzione del Dottor Ferrandi di domani pomeriggio e la relazione di Postal su „lo sviluppo del Trentino e la questione altoatesina“ di giovedì. Invitiamo i nostri lettori che avessero tempo, modo e nervi saldi, a partecipare per ascoltare in prima persona come verranno esposti i fatti.
Per l’occasione, noi ci siamo preparati andando a rileggere quanto scritto da Fabio Caumo nel suo lucidissimo libro „Identità Perduta“ (che abbiamo presentato anche qui su UT24 per la rubrica Un libro al Mese) sulla Democrazia Cristiana trentina, quella fondata e guidata da Piccoli. Ne citiamo solo un passaggio, che riteniamo particolarmente indicativo:
„La Regione doveva essere, per Roma, la camera di compensazione delle istanze autonomistiche, ma anche lo strumento di controllo di quelle secessioniste. I sudtirolesi di lingua tedesca si sarebbero trovati numericamente in minoranza. Tornava quindi utile politicamente includervi anche il Trentino in toto, con un netto allargamento – si potrebbe dire con il superamento – dell’accordo Degasperi-Gruber. Da questo punto di vista si può dire che al Trentino l’autonomia è stata concessa per ragion di Stato.
E sarà proprio la Democrazia Cristiana trentina, longa manus del governo nazionale, ad esercitare questo ruolo di controllo, vanificando ben presto ogni possibilità di collaborazione tra i due gruppi etnici. La DC trentina assumerà la guida politica ed amministrativa della regione che i trentini manterranno ininterrottamente per cinquantacinque anni, dal 1949 al 2004, quando anche un sudtirolese potrà diventare presidente della casa comune degli autonomisti, ormai svuotata di ogni potere.
La prima giunta regionale, sotto la guida del trentino Tullio Odorizzi, si dimostrerà particolarmente sorda alle istanze della minoranza tedesca, mettendo in atto una politica odiosa, fatta di tante piccole e grandi sopraffazioni ai danni della stessa e senza alcuna volontà di dare corso al trasferimento delle deleghe alle due province, come previsto dallo Statuto di autonomia. Questioni come la scuola, l’uso della lingua, il diritto di parità nelle assunzioni pubbliche e la ripartizione delle risorse finanziarie vedevano soccombente la minoranza tedesca.
Numerosi accadimenti dell’epoca portano a dover concludere che vi fosse un mutuo interesse, se non una precisa volontà politica a chiudere la questione della popolazione di lingua tedesca con la sua italianizzazione, affossandone le basilari rivendicazioni in maniera dilatoria e con i paludamenti di cui le stanze dei palazzi romani erano (e sono) maestre. Si era creata una stretta alleanza fra le posizioni del governo centrale, gli interessi localistici della DC e le resistenze dei nazionalisti di lingua italiana abitanti in provincia di Bolzano. I trentini avevano a Roma influenti esponenti politici e sarebbero stati in grado di far pesare il loro punto di vista a favore della popolazione sudtirolese. Cosa che non fecero.
La DC trentina scelse di mantenere il potere ed il controllo su tutto il territorio regionale, in sintonia con i desiderata romani. In pratica la Democrazia Cristiana trentina assunse il ruolo di cane da guardia per conto di Roma nei confronti dei sudtirolesi. Con il risultato che in parte abbiamo visto (Los von Trient), ma che proseguirà nel tempo marcando distanze e diffidenze ancora attuali“






