von mas 06.11.2025 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: „…audacie garibaldine premonitrici …“

Per la nostra rubrica settimanale, stiamo presentando alcuni dei monumenti che ricordano i nostri soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale, quelli eretti seguendo le disposizioni vigenti dopo la „redenzione“ e spesso non ancora contestualizzati. Oggi siamo a Bezzecca

Foto di Manuela Sartori / UT24

“Ai morti sotto bandiera austriaca basta un pietoso ricordo nei camposanti”, scriveva nell’ottobre 1923 il Questore di Trento Panini ai sindaci della Venezia Tridentina, richiamando la circolare prefettizia emanata a gennaio dello stesso anno. Oltre a confinare i cippi e le lapidi ai nostri caduti per la Heimat e per la Patria Austriaca nei cimiteri, senza cerimonie solenni o monumenti in piazza, riservando questi „onori“ a chi aveva disertato  per andare a combattere nelle fila dell’esercito „redentore“, lettera e circolare prescrivevano anche il tono delle epigrafi, che doveva ispirarsi a un verso del poeta italiano Leopardi:

«Oh misero colui che in guerra è spento, non per li patrii lidi e per la pia consorte e i figli cari, ma da nemici altrui, per altra gente, e non può dir morendo:  alma terra natia, la vita che mi desti ecco ti rendo»

E se in qualche caso si tentò di eludere le severe disposizioni, limitandosi a ricordare „i figli caduti“ (almeno finchè fu possibile utilizzare la parola „caduti“, che pure questa ben presto divenne „troppo“), in altri casi i redattori di epigrafi superarano il poeta sopraccitato.  Un vero capolavoro di cancellazione della memoria, di sostituzione della storia, ispirato dalla tristemente nota Legione Trentina.

Per  la rubrica „Briciole di Memoria“, stiamo presentando alcuni di questi monumenti, molti dei quali – ancora ai giorni nostri – non sono stati contestualizzati.  Speriamo che questa nostra serie di articoli serva in qualche modo a sollecitare l’apposizione di un testo (una targa, un totem, un QR, un qualsiasi cosa…) che spieghi ad ignari visitatori (ce ne sono tanti, più vicino di quanto si possa pensare) la realtà dei fatti ed il contesto storico in cui nacquero queste epigrafi.  Sarebbe un atto dovuto, una piccola riparazione della memoria „dannata“, dopo più di un secolo di oblio.

Ai lettori interessati segnaliamo il certosino lavoro di ricerca di Aldo MiorelliLe epigrafi dei „Monumenti ai caduti“ trentini nell’esercito austro- ungarico eretti tra il 1919 e il 1940,  pubblicato negli annali del Museo Storico Italiano della Guerra nel 1996 / 1997.

A Bezzecca

Il monumento ai caduti di Bezzecca è stato realizzato nel 1925 e si trova all’interno del cimitero, sul Colle di Santo Stefano, teatro degli scontri del 1866 contro i garibaldini. Qui sorge anche  l’ex chiesa dedicata al primo martire, che nel 1931 fu trasfomrata in ossario.   La lapide, appoggiata al muro di cinta del cimitero, riporta i nomi dei soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale, ma anche dei civili sfollati dopo la dichiarazione di guerra italiana all’Impero e morti durante gli anni dell’esilio in Boemia.

Il testo dell’epigrafe è intriso di retorica nazionalista, accentuata dalla glorificazione di Garibaldi:

Bezzecca
che visse le audacie garibaldine
precorritrici del grande riscatto
ricorda con pietà i suoi figli
spenti in guerra
costretti a pugnar per l’oppressore
e quelli che morirono profughi nel desio della patria
1914-1918

L’epigrafe non è mai stata contestualizzata, anzi, lo stesso testo è riportato su di un’altra lapide ben visibile lungo una sorta di „viale della rimembranza“ che conduce sulla cima del colle.

Qui si trovano cippi in ricordo di garibaldini morti nel 1866, come la grande pietra „salvata dai cittadini di Bezzecca redenta .. testimone d’intolleranza e prepotenza straniera“; e  dei „liberatori“, come quella in onore del reggimento bersaglieri che nel 1915 „ritrovò Bezzecca all’Italia sull’aspra via di Trento„.

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