von fpm 18.11.2025 18:00 Uhr

La storia del Südtirol nella letteratura (6)

Alcune riflessioni sul rapporto tra storiografia e letteratura nel territorio del Südtirol, che riprendono quanto trattato in Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli.

elab grafica Flavio Pedrotti Moser

Nel saggio Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli, pubblicato nel volume a cura di Alessandro Costazza / Carlo Romeo, Storia e narrazione in Südtirol, Edizioni alphabeta, Merano 2017, vi sono spunti e considerazioni utili ed interessanti all’esplorazione di un percorso talvolta poco perlustrato. La letteratura si confronta con i punti più oscuri della storia ufficiale, cercando non tanto di offrire delle risposte, quanto piuttosto di porre delle domande, di insinuare dei dubbi. E proprio il fatto che la sua libertà non sia assoluta, perché i fatti storici costituiscono in un certo senso dei “paletti”, a cui la letteratura deve attenersi, costituisce per gli autori non solo un “ancoraggio” alla realtà delle storie narrate, bensì soprattutto una sfida e uno stimolo. Vale quindi la pena di mostrare almeno alcune delle strategie narrative messe in atto in alcune delle più importanti opere letterarie a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso che hanno per oggetto la storia del Südtirol.

Quasi quarant’anni dopo l’opera di Tumler, Sepp Mall torna a interrogarsi sul tema degli attentati dinamitardi dei primi anni Sessanta nel romanzo Wundränder (2004; trad. it. Ai margini della ferita, 2014). Come già lascia intendere il titolo, il testo non mira a indagare il cuore del problema — le ragioni politiche, lo sviluppo o le conseguenze degli eventi — ma sceglie di osservarlo dai suoi confini, ovvero dai “margini della ferita”. Il romanzo costruisce così la propria narrazione attraverso due storie parallele, che si alternano capitolo dopo capitolo. In entrambi i fili narrativi, l’assenza è il tratto dominante dei protagonisti. Il padre del giovane Paul, sospettato di attività terroristiche, scompare all’inizio della vicenda poiché viene arrestato; quando infine viene liberato, resta in silenzio e si toglie la vita. Alex, il fratello minore di Johanna, è invece morto durante la preparazione di un attentato: la storia si apre con i preparativi per il suo funerale. Tuttavia, la sua assenza è anche simbolica, poiché la grave balbuzie che lo affligge gli impediva di esprimersi pienamente già in vita.

Il racconto di Paul è affidato a un narratore onnisciente in terza persona, che tuttavia guarda il mondo attraverso lo sguardo limitato di un dodicenne incapace di comprendere le vicende politiche e familiari che lo circondano. La storia di Alex, invece, è narrata in prima persona da Johanna, la sorella, che dopo la morte del fratello ripercorre momenti del passato nel tentativo di capire le sue sofferenze interiori, le “ferite” psicologiche che lo segnavano e lo rendevano per lei un enigma doloroso.

Da quest’ultima vicenda emerge anche un possibile valore simbolico dell’intero romanzo: l’incapacità di parlare e di comunicare si rivela come la ferita più profonda, la radice stessa del dramma che attraversa le vite dei personaggi. (continua)

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