von fpm 21.10.2025 18:00 Uhr

La storia del Südtirol nella letteratura (2)

Alcune riflessioni sul rapporto tra storiografia e letteratura nel territorio del Südtirol, che riprendono quanto trattato in Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli.

Elaborazione grafica Flavio Pedrotti Moser

Nel saggio Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli, pubblicato nel volume a cura di Alessandro Costazza / Carlo Romeo, Storia e narrazione in Südtirol, Edizioni alphabeta, Merano 2017, vi sono spunti e considerazioni utili ed interessanti all’esplorazione di un percorso talvolta poco perlustrato. La letteratura si confronta con i punti più oscuri della storia ufficiale, cercando non tanto di offrire delle risposte, quanto piuttosto di porre delle domande, di insinuare dei dubbi. E proprio il fatto che la sua libertà non sia assoluta, perché i fatti storici costituiscono in un certo senso dei “paletti”, a cui la letteratura deve attenersi, costituisce per gli autori non solo un “ancoraggio” alla realtà delle storie narrate, bensì soprattutto una sfida e uno stimolo. Vale quindi la pena di mostrare almeno alcune delle strategie narrative messe in atto in alcune delle più importanti opere letterarie a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso che hanno per oggetto la storia del Südtirol.

Il romanzo Aufschreibung aus Trient (1965; trad. it. Incidente a Trento, 1990) di Franz Tumler si presenta con un messaggio complesso, veicolato attraverso una doppia narrazione in prima persona, entrambe caratterizzate da una prospettiva limitata. Le voci narranti appartengono, da un lato, a un alter ego dell’autore, fermato a Trento da un incidente e costretto a confrontarsi con il proprio passato personale e con le vicende storiche e politiche del Südtirol; dall’altro, a Cesare Battisti, che, rinchiuso in una cella del Castello del Buonconsiglio, osserva e commenta le vicende dell’altro narratore. L’opera assume così un carattere allegorico, ponendo in relazione due momenti storici distinti: l’epoca dell’irredentismo battistiano e quella delle azioni dimostrative dei patrioti sudtirolesi nei primi anni Sessanta. Il messaggio centrale, trasmesso su più piani — sia tematico che strutturale — sembra configurarsi come un appello al dialogo e alla necessità di superare letture stereotipate del passato. Tuttavia, il parallelo strutturale tra la figura di Battisti e quella dei combattenti per la libertà del Südtirol introduce una lettura più ambigua e problematica. Questo accostamento, reso ancor più significativo dai silenzi e dalle omissioni presenti nel testo, lascia emergere una mancata elaborazione critica, da parte dello stesso Tumler, del proprio passato legato all’adesione al nazionalsocialismo.

Ovviamente in un romanzo strutturato come questo è facile cadere nei neologismi esistenziali in cui i protagonisti chiedono di volta in volta risoluzioni storiche talvolta complesse. L’autore, Tumler, appare dubbioso se non incapace di risolvere quesiti soggettivi, offuscati da una coscienza in fermento.

Trento, capoluogo del Tirolo di lingua retoromanza, che ha storicamente avuto una solida appartenenza alla cultura tedesca più che italiana, è sullo sfondo, come testimone e osservatrice di eventi storici a cui si sente di partecipare. (continua)

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