von mas 23.10.2025 06:46 Uhr

Briciole di Memoria: „… fruttò la redenzione …“

Per la nostra rubrica settimanale, stiamo presentando alcuni dei monumenti che ricordano i nostri soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale, quelli eretti seguendo le disposizioni vigenti dopo la „redenzione“ e spesso non ancora contestualizzati. Oggi siamo a Villa Rendena

Foto Manuela Sartori / UT24

“Ai morti sotto bandiera austriaca basta un pietoso ricordo nei camposanti”, scriveva nell’ottobre 1923 il Questore di Trento Panini ai sindaci della Venezia Tridentina, richiamando la circolare prefettizia emanata a gennaio dello stesso anno. Oltre a confinare i cippi e le lapidi ai nostri caduti per la Heimat e per la Patria Austriaca nei cimiteri, senza cerimonie solenni o monumenti in piazza, riservando questi „onori“ a chi aveva disertato  per andare a combattere nelle fila dell’esercito „redentore“, lettera e circolare prescrivevano anche il tono delle epigrafi, che doveva ispirarsi a un verso del poeta italiano Leopardi:

«Oh misero colui che in guerra è spento, non per li patrii lidi e per la pia consorte e i figli cari, ma da nemici altrui, per altra gente, e non può dir morendo:  alma terra natia, la vita che mi desti ecco ti rendo»

E se in qualche caso si tentò di eludere le severe disposizioni, limitandosi a ricordare „i figli caduti“ (almeno finchè fu possibile utilizzare la parola „caduti“, che pure questa ben presto divenne „troppo“), in altri casi i redattori di epigrafi superarano il poeta sopraccitato.  Un vero capolavoro di cancellazione della memoria, di sostituzione della storia, ispirato dalla tristemente nota Legione Trentina.

Per  la rubrica „Briciole di Memoria“, stiamo presentando alcuni di questi monumenti, molti dei quali – ancora ai giorni nostri – non sono stati contestualizzati.  Speriamo che questa nostra serie di articoli serva in qualche modo a sollecitare l’apposizione di un testo (una targa, un totem, un QR, un qualsiasi cosa…) che spieghi ad ignari visitatori (ce ne sono tanti, più vicino di quanto si possa pensare) la realtà dei fatti ed il contesto storico in cui nacquero queste epigrafi.  Sarebbe un atto dovuto, una piccola riparazione della memoria „dannata“, dopo più di un secolo di oblio.

Ai lettori interessati segnaliamo il certosino lavoro di ricerca di Aldo MiorelliLe epigrafi dei „Monumenti ai caduti“ trentini nell’esercito austro- ungarico eretti tra il 1919 e il 1940,  pubblicato negli annali del Museo Storico Italiano della Guerra nel 1996 / 1997.

A Villa Rendena

Il monumento ai caduti di Verdesina e Villa Rendena si trova a Villa, in una piccola piazzetta a fianco della chiesa parrocchiale ed è stato realizzato nel 1921. Si tratta di  un cippo in pietra, formato da tre blocchi squadrati sovrapposti e sormonati da una croce. E‘ collocato in un’aiula curatissima, fra verdi cipressi e piante fiorite.

Sul blocco centrale sono iscritti i nomi dei caduti; una delle facciate del blocco inferiore elenca invece i dispersi. Le due epigrafi si trovano su due delle facciate del blocco superiore. In quella sul fronte, sul lato dove corre la strada e dove si affaccia l’ingresso della chiesa, si legge la scritta „A pio ricordo dei caduti nella guerra 1914 – 1918, la popolazione di Villa e Verdesina eresse. MCMXXI“.

Più „interesante“ per la nostra rubrica è l’epigrafe incisa sulla lapide affissa al lato opposto, datata 3 novembre 1918 in numeri romani:

Il vostro sacrificio
fruttò ai superstici
la redenzione
III.XI.MCMXVIII

 

L’epigrafe del munumento è stata in parte „compensata“. All’interno del cimitero  adicente alla chiesa, affissa alla parete esterna dell’ossario, si trova una lapide di pietra nera. Qui si legge una scritta che risente di una sensibilità indubbiamente più recente:

Alle nostre passate generazioni,
che conobbero vite stentate, sofferta emigrazione
e talvolta sepoltura ignota
Ai caduti in guerre non volute.
Le Comunità di Villa e Verdesina
con rispettoso affetto

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