von fpm 30.09.2025 18:00 Uhr

L’Aquila, stemma di Trento e provincia (31)

Sugli studi di Padre Frumenzio Ghetta ripercorriamo la storia dell’Aquila del Principato, stemma di s. Venceslao, simbolo della nostra identità.

Elborazione grafica Flavio Pedrotti Moser

Il diploma originale col quale Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, concedeva nel 1339 a Nicolò di Bruna (l’attuale Brno), Vescovo di Trento, lo stemma di s. Venceslao fu per un periodo irreperibile. Il ritrovamento del diploma è avvenuto del tutto casualmente e dopo lunghe e assidue ricerche d’archivio. Nella primavera del 1971, consultando i documenti del Principato vescovile di Trento, conservati nell’archivio di Stato di Trento alla ricerca di notizie intorno a Filippo Bonacolsi frate francescano vescovo di Trento dal 1289 al 1303, nell’aprire una delle buste contenenti documenti di quel periodo tanto burrascoso per la storia della nostro territorio, si è avuto la gradita sorpresa di avere fra le mani e di ammirare non senza una certa emozione il diploma originale col quale Giovanni re di Boemia pregato dal vescovo Nicolò di Bruna concedeva a lui, ai suoi successori, alla chiesa di Trento, le insegne di s. Venceslao.

È opportuno ricordare che la bandiera dei „bersaglieri“ tirolesi era formata da una zona verticale bianca fra due zone verdi. È chiaro che tale bandiera non assomiglia per nulla a quella che vediamo sventolare ai nostri giorni sul pennone del municipio di Trento. Quella usata dal municipio fino al 1920, e da allora conservata nell‘ Armeria di Torino, era una bandiera di seta a tre fasce orizzontali, celeste la centrale e gialle le estreme, recante sul telo di mezzo l’aquila trentina trapunta in oro. Ma se questo sembra l’esemplare più antico della bandiera di Trento, esso costituisce soltanto un’eccezione più unica che rara, in quanto tutti gli altri vessilli trentini, sino agli attuali, mostrano la notissima variante a due sole fasce, gialla e azzurra. L’attuale bandiera di Trento ha poco più di cent’anni, e il suo prototipo sarebbe costituito dalla bandiera di seta eseguita nel novembre del 1866 per gli universitari trentini a Padova e custodita nel municipio di Trento. Fra i vari tipi di bandiere proposti dal Gerola per la città di Trento si ricorda quella a tre fasce, gialla azzurra e gialla, che costituisce non solo il tipo più antico ma anche il più proprio dal punto di vista ufficiale, ed oltre tutto esso si presta meno ad essere confuso con altre bandiere. Quanto poi all’aquila, lo stesso Gerola propone una piccola innovazione che potrebbe rimediare a molti inconvenienti: “anziché ricamarla direttamente sull’azzurro, la si includa entro il legittimo suo scudo bianco, collocato nel centro dello stendardo”.

Che lo stemma della provincia di Trento debba essere l’aquila del principato sembra fuori dubbio. Siccome però vediamo l’uso legittimo di due medesimi stemmi vescovile e comunale anche in altre provincie, così pensiamo che possano continuare a fregiarsi dell’aquila originaria sia la città che la provincia di Trento.

Gli esempi più tipici che possiamo citare di emblemi comuni alla città e alla provincia sono quelli di Brixen e di Venezia. A Brixen l’agnello bianco in campo rosso rappresenta sia l’arma vescovile che lo stemma cittadino. A tutti è noto che il leone di s. Marco servì di emblema alla repubblica e poi alla regione veneta e nello stesso tempo alla provincia, alla città e al patriarcato di Venezia. (continua)

Jetzt
,
oder
oder mit versenden.

Es gibt neue Nachrichten auf der Startseite