L’Aquila, stemma di Trento e provincia (29)

Il diploma originale col quale Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, concedeva nel 1339 a Nicolò di Bruna (l’attuale Brno), Vescovo di Trento, lo stemma di s. Venceslao fu per un periodo irreperibile. Il ritrovamento del diploma è avvenuto del tutto casualmente e dopo lunghe e assidue ricerche d’archivio. Nella primavera del 1971, consultando i documenti del Principato vescovile di Trento, conservati nell’archivio di Stato di Trento alla ricerca di notizie intorno a Filippo Bonacolsi frate francescano vescovo di Trento dal 1289 al 1303, nell’aprire una delle buste contenenti documenti di quel periodo tanto burrascoso per la storia della nostro territorio, si è avuto la gradita sorpresa di avere fra le mani e di ammirare non senza una certa emozione il diploma originale col quale Giovanni re di Boemia pregato dal vescovo Nicolò di Bruna concedeva a lui, ai suoi successori, alla chiesa di Trento, le insegne di s. Venceslao.
Siccome la raffigurazione dell’aquila rappresenta un lavoro alquanto complicato e disagevole, l’araldica ammette che accanto alla bandiera solenne, riproducente la figura dello stemma, ne venga usata una più usuale e comoda, riducendo a semplici fasce di stoffa i colori ricorrenti nello stemma. Tutti sanno che in luogo della bandiera papale col triregno e le chiavi d’oro in campo bianco è popolarmente in uso lo stendardo giallo e bianco; così pure per non uscire dalla nostra regione, vediamo il vessillo tirolese dell’aquila rossa in campo bianco, ridotto ad un gonfalone rosso e bianco. Altrettanto può ripetersi per la bandiera di Trento: il vessillo ufficiale di gran gala, sempre secondo l’araldica, sarebbe l’aquila nera in campo bianco; invece, i semplici gonfaloni avrebbero due fasce, nera superiormente ed inferiormente bianca, senza l’aquila. Il problema però è questo: dell’uso di tale bandiera, sia di quella più solenne, sia dell’altra più dimessa, non si rinvennero finora testimonianze.
Tutto fa credere che essa fosse caduta in disuso ancora nei secoli passati e che in sua vece si ricorresse ad un altro vessillo, oppure con maggior probabilità , si adoperasse di volta in volta la bandiera gentilizia della famiglia dei singoli Vescovi, quasi tutti scelti fra i nobili, oppure, come dice il Gerola, si usasse addirittura la bandiera di Casa d’Austria (rosso-bianco-rosso) o dell’impero (giallo – nero). Diversi sono del resto gli stemmi raffiguranti l’aquila anche bicipite in uso nel Tirolo nel corso dei secoli così come riporta l’immagine qui pibblicata.
Che la città e il principato non avessero un vessillo proprio lo si può dedurre da quanto si trova riportato in un manoscritto di 12 fogli contenente una Scrittura sopra i fedeli et infedeli cittadini di Trento, del tempo del cardinale Lodovico Madruzzo. In essa si parla, fra gli altri dei Perozzi, amici e spie dei veneziani nella guerra del 1487; essi vengono definiti proditori del Vescovo, di s. Vigilio e di tutta la patria, e per questo furono banditi l’anno 1490 e furono dipinti nella Torre di piazza con i piedi in su. (continua)






