Tracce di fede: Un gigante buono

Tracce di fede, indelebili. Sono quelle che caratterizzano l’intero territorio tirolese. A volte sono segni importanti, dipinti o sculture di artisti noti e famosi. Altre, forse la maggior parte, sono opera di semplici artigiani dotati di senso artistico e di innata manualità , altre ancora sono il risultato dell’impegno, elementare ma originale, del proprietario del fondo o del maso. Ma di qualsiasi opera si tratti, questi segni stanno a testimoniare la fede profonda dei nostri nonni; una fede semplice ma fortissima, tanto che, nonostante il tempo passato, spesso ancora è viva nei nostri cuori…
Ci capita spesso di fare „un salto“ in Val di Fassa, fra luoghi magnifici e cari amici. L’ultima volta, passando da Campitello, non abbiamo potuto fare a meno di restare a bocca aperta davanti al gigantesco San Cristoforo affrescato sulla parete meridionale della parrocchiale dedicata a Filippo e Giacomo.  Il dipinto risale al 1689, e venne dipinto quasi 150 dopo il rifacimento in stile gotico della chiesa.
La figura del Santo è altissima, con la testa e la punta del bastone da traghettatore che sfiorano il tetto dell’edificio sacro, ed i piedi che quasi toccano terra. Sulla spalla del gigantesco Cristoforo, il Bambino pare minuscolo: il corpicino nudo è protetto solo da una svolazzante fascia rossastra, i riccioli dorati si inanellano attorno al viso, la piccolissima mano si tiene saldamente ai capelli del suo traghettatore, mentre un accenno di sorriso gli accende gli occhi e le labbra.
Cristoforo è un gigante buono, il Bambino gli si affida con fiducia. E con la stessa fiducia, il viandante che – alzando gli occhi al dipinto – invoca entrambi, attende grazia, protezione, sostegno.






