Un libro al mese: Le rovine della guerra 2°

Trento e tutto il Trentino
Per quella scarsa e superficiale conoscenza che del Trentino ha il colto pubblico italiano, avvenne che le commissioni apportatrici di congratulazioni e di soccorsi, subito dopo la liberazione, nella nobile gara di giungere prima, trascurando completamente le zone devastate, e forse ignorandole, corsero a Trento, e solamente a Trento. Marcia reale, sbandieramenti, complimenti, strette di mano, applausi, visite alla fossa del supplizio di Battisti, Chiesa, Filzi; tutte cose bellissime, sante, doverose; ma non bisognava assolutamente fermarsi lì, e fermarsi così presto (…) Ecco adunque che la commissione milanese, presieduta dal l’on. De Capitani porta a Trento L. 25.000 „da distribuirsi ai più bisognosi della città“; e la Società Elettrica Bresciana manda L. 100.000 „a favore dei poveri di 1 renio“; ed il Com une di Novara L. 5000 „a disposizione del Sindaco per i bisogni della popolazione“; ed il Credito Italiano, a mezzo del commendatore Giovanni Pedrotti, L. 50.000, di cui 30.000 in generi alimentari ed indumenti „per bisogni urgenti ai profughi della città, che ritornano“; e S. E. il governatore generale Pecori-Giraldi L. 10.000 „a famiglie di carattere patriottico della città“.
Ora è da notarsi che tutte codeste offerte furono fatte certamente con molto cuore, ma non con altrettanta cognizione di causa; ciò non impedì però che, in causa di tali errori, si rinfocolassero le gelosie fra le vallate e la capitale. Tale stato di cose, che causò ingiusti sospetti contro Trento, fece naturalmente nascere la reazione, e quel solito disperdimento di forze che è una delle deplorevoli caratteristiche della beneficenza italiana; il che avvenne anche perchè un po‘ troppo tardi sorse il Comitato Centrale per tutto il Trentino. Tale mancanza di coordinamento ebbe le solite conseguenze; qualche paese fu benefieato due, tre, quattro volte, qualche altro non vide nulla di nulla. Tali inconvenienti potrebbero sparire, se tutti i benefattori si mettessero d’accordo col Comitato di Assistenza di Trento, o se almeno volessero avvertirlo delle beneficenze che intendono fare direttamente.
Quanto avvenne nel campo materiale, avvenne anche nel campo morale; e come a Trento affluirono i doni, così a Trento affluirono anche le visite, mentre ben pochi si ricordarono di portare, se non un aiuto, almeno una parola di conforto e di simpatia alle zone danneggiate (…)
È per questo forse che da qualche tempo a Trento non si sente più parlare di feste, e che quelle che erano progettate vengono rimandate a tempi più tranquilli, allorchè in tutta la regione i disagi saranno diminuiti e le menti fattesi più tranquille; e intanto le gite si fanno più a nord, in valli non più toccate dalla guerra, e nelle quali i gitanti non possono correre pericolo di venir turbati dalle miserie altruj. Tutte le manifestazioni sportive, turistiche, mondane, di divertimento, di rèclame che sono avvenute o sono in progetto, mi fanno pensare che c’è una grande somiglianza fra la provincia di Trento e la Divina Commedia di Dante. La Zona nera, o la fascia di guerra, rappresenta l’Inferno; la Zona grigia, e cioè il resto del Trentino, il Purgatorio; la Zona bianca, e cioè l‚Alto Adige, il Paradiso; ed ecco che i felici mortali corrono a precipizio traversò l’Inferno, con siderando le rovine come un particolare curioso del paesaggio; si fermano nel Purgatorio quel tanto che basti a fare dei complimenti; e poi si affrettano ad entrare nel Paradiso, dove gli animi loro non possono venir turbati dai dolori.
... spariti i ritratti dell'imperatorello nuovo...
Chi entra in Trento, ora che la sporcizia austriaca è stata spazzata via e sono riattate le strade e rifatti i lastricati, non potrebbe, se non lo sapesse, immaginare che la bella città sia stata per più di tre anni sotto il tremendo nembo minaccioso. Il monumento a Dante è al suo posto, privo soltanto delle inscrizioni; intorno a lui, uno alla volta, sono rispuntati i busti di Carducci, Prati, Verdi, Gazzoletti, Canestrini, anch’essi internati ad lnnsbruck; ai balconi sventolano frequenti le bandiere tricolori; ci salutano i ritratti del Re e di tutti gli altri membri della sua augusta famiglia, e quello di Cesare Battisti in tutti i suoi svariati eroici atteggiamenti; in piazza del Duomo (se pur manca su esso il tetto di rame che gli Austriaci hanno rubato ed i piccioni che essi si sono mangiati, col pretesto che potevano essere spie) tutto è a posto, compreso Nettuno ed il tiglio; da per tutto si può leggere l’ultimo, sobrio ed eloquente proclama di Diaz; da tutti i luoghi pubblici sono spariti i ritratti dell’imperatore vecchio e dell’imperatorello nuovo, e quelli di tutta la ben nutrita serie di arciduchi; sui canti delle vie (e non solo a Trento, ma anche nei paeselli più remoti) si leggono i nomi di Vittorio Emanuele II, Vittorio Emanuele III, Garibaldi, Mazzini, Diaz, Salsa, Cantore, Negrotto (e di altri ufficiali meno noti, e d‘ importanza locale), come pure la fatidica data del 3 novembre; e tutti gli I. R. dei pubblici edifici sono trasformate in R., e dove questo tardava ad avvenire, come all‘ I. R. Istituto Magistrale femminile, le alunne fecero una colletta ed offrirono al direttore quanto occorreva per far eseguire la desiderata amputazione.
Tutto ciò forma un idillio, un inno, un plebiscito; ma questa è la vernice; e sotto quella vernice (diciamola la verità!) serpeggia il malcontento; e questo è causato non soltanto dal disagio materiale, ma anche dal disagio morale, perchè l’ordine che prima della guerra regnava nel Trentino è stato in gran parte sostituito dal caos, specialmente perchè, in causa del wilsoniano stiracchiamento delle trattative di pace, ancora tuttto è incerto, e non si potè prendere alcuna misura definitiva.
...sarebbe bene annettere l'Italia al Trentino...
Si deve ricordare che l’Austria, se nel campo politico era tutto quello di esecrando che si possa figurare, ed il suo maledetto dominio del tutto intollerabile, nel campo amministrativo poteva, in moltissimi casi, servire di modello, e sotto tale aspetto sarebbe bene non annettere il Trentino all’Italia, ma annettere l’Italia al Trentino, perchè se l’Italia ha politicamente redento il Trentino, il Trentino potrebbe sotto molti altri aspetti redimere l’Italia.
Nel Trentino ogni comune, per la parte amministrativa, era completamente autonomo, e sottoposto esclusivamente, senza alcuna ingerenza del Governo, alla Giunta provinciale, emanazione diretta della Dieta elettiva; e Trento e Rovereto erano città autonome, persino con diverso regolamento elettorale, tanto che a Rovereto si votava per censo ed a Trento a suffragio universale col sistema (che dette ottima prova) della rappresentanza proporzionale.
La giustizia era a buon mercato e rapida, tanto che non si diede mai il caso che una causa durasse più di un anno, pure passando per tre istanze. Il libro fondiario è un vero modello di sapienza giudiziario-amministrativa, e sarebbe una grande fortuna il poterlo introdurre in tutto il Regno; ed altrettanto dicasi del sistema finanziario.
Le comunicazioni erano, con tutte le valli, regolari e frequenti, mentre ora o mancano o difettano o dipendono dalla sorte; ed il servizio postale, telegrafico, telefonico (dipendente da una sola direzione) regolare, rapido, a buon mercato, mentre ora si disorganizzato, passivo, e di recente anche rincarato.
La scuola primaria e secondaria era seria, disciplinata, proficua; i professori avevano condizioni di vita decorosissime, tanto sotto l’aspetto materiale che sotto quello morale.
Ottone Brentari, nato a Strigno nel 1852, geografo e storico, insegnante e giornalista, fu un fervente irredentista; pare però che dopo la “redenzione” sia stato colpito da un tardivo quanto ormai inutile “semi-pentimento“.
Dopo aver dedicato la nostra rubrica mensile al suo scritto „L’allegra agonia del Trentino“, proponiamo ora alcuni estratti da „Le rovine della guerra“ , un’articolata relazione redatta nella primavera del 1919, dopo che il Brentari ebbe ispezionato in lungo e in largo la zona del fronte e completato l’inchiesta affidatagli dalla Lega Nazionale.
Riteniamo sia una lettura davvero istruttiva e illuminante… chi volesse leggere la pubblicazione in forma intregrale, può trovarla in diverse biblioteche della provincia; trattandosi di un libro ‚antico‘, solitamente non è possibile averlo in prestito, ma solo consultarlo sul posto.






