L’altro “Trentino” (26)

I roncadori ed i canòpi (slambròt), così lontani nel tempo ci hanno lasciato un messaggio ed un’eredità straordinariamente attuale. Ci si deve rendere conto innanzi tutto che essi furono ben altro che uomini mezzo selvatici, eremiti in lande inospitali come spesso si è sentito dire anche con toni derisori. Stabilitisi in luoghi che sono poi divenuti di grande comunicazione (anche se la viabilità odierna ha ora invertito la tendenza e di frequente ha perduto le vecchie strade trasversali! non ci ricordano affatto una sterile conservazione, ma un fecondo progresso nella civiltà alpina. Furono protagonisti dell’utilizzazione di luoghi improduttivi ed ancorati al potere temporale della Chiesa; tagliata la “mano morta” ecclesiastica, sia pure utilizzando la rivalità tra feudatari laici ed ecclesiastici, quei lavoratori si ribellarono ai Principi e si organizzarono in comunità democratiche di liberi ed uguali.
I canòpi furono (proprio come i minatori inglesi ai primordi della rivoluzione industriale del XVIII secolo) i primi “operai” nel senso moderno del termine: e non per nulla proprio tra loro troviamo i più convinti collaboratori del riformatore Gaismayr, nel 1525. Furono appunto i lavoratori immigrati, gli artigiani ambulanti ed i commercianti a portare il seme della rivolta mitteleuropea di Müntzer. L’attaccamento alla cultura tedesca e autonomista nel Trentino sembra oggi dare fastidio e viene considerato un retaggio culturale appartenente a pochi, ma è solo una distorsione recente. Lo studio, anzi, l’insegnamento della storia nelle scuole della provincia di Trento pecca di superficialità se non di storia elitaria a favore di una versione “italianizzata” riducendo la storia locale ad aneddoti talvolta bislacchi se non del tutto impropri. Un fenomeno non certo nuovo né isolato se si pensa al principio di questo secolo, quando mons. Celestino Endrici, vescovo di Trento sostenitore ahinoi dell’Irredenta, temeva che la riscoperta dell’antica identità delle comunità tedesche nella provincia di Trento potesse costituire una premessa per un risveglio socialmente e religiosamente sovversivo.
Le radici storiche del nostro territorio affondano e ramificano sino al 1004 quando prese vita il principato vescovile di Trento, il Fürstbistum Trient, l’antico stato ecclesiastico esistito per circa otto secoli (dall’inizio dell’XI secolo al 1803) all’interno del Sacro Romano Impero come entità semi-indipendente. I territori appartenenti legalmente al principato corrispondevano a gran parte della attuale provincia autonoma di Trento e parte della provincia autonoma di Bozen (almeno fino al XVI secolo), oltre ad una stretta fascia in Svizzera (Engadina).
L’inizio della storia del Tirolo può essere fissato intorno alla metà del XIII secolo, quando i conti di Tirol-Gorizia (o Mainardini), nella persona di conte Alberto III prima e poi del vero fondatore della potenza della contea, Mainardo II, riuscirono ad estendere la loro influenza sul territorio a cavallo delle Alpi, politica in seguito riconosciuta anche dagli imperatori del Sacro Romano Impero. (continua)






