Puigdemont è tornato in Belgio

Dalle notizie riportate dalla stampa catalana e spagnola, l’ex presidente della Generalitat catalana, in esilio sette anni, dopo il mandato di cattura spiccato carico suo e di altri esponenti di spicco dell’indipendentismo, era a Barcelona già da martedì ed ha di nuovo lasciato la Catalunya e la Spagna.  Lo hanno confermato il segretario generale di Junts, il partito di Puigdemont ed il suo avvocato
Dopo l’infuocato discorso di giovedì mattina all’Arc de Triomf, pareva che Puigdemont sarebbe entrato al Parlamento catalano, dove era in calendario la seduta per l’elezione del nuovo presidente. In quanto parlamentare eletto, Puigdemont godrebbe dell’immunità , ma il Tribunal Supremo ha ribadito la validità dell’ordine di arresto emesso dopo il referendum sull’indipendenza dell’ottobre 2017, e questo nonostante l’amnistia decretata dal governo spagnolo che invece il giudice Llarena non intende applicare all’ex presidente.
Così dopo aver arringato la folla che lo attendeva nei pressi del Parlamento, Puigdemont si è letteralmente volatilizzato. La polizia autonoma catalana ha scatenato un’imponente caccia all’uomo, secondo i principi dell’operazione antiterroristica „Gabbia“, mandando letteralmente il tilt la circolazione a Barcellona e in tutta la regione, ma non riuscendo a intercettare il presidente.
Ieri la conferma che Puigdemont è riuscito a varcare la frontiera spagnola, che ha passato la notte nella Catalogna del Nord (in territorio francese) e che è quindi rientrato in Belgio.
L’apparizione e soprattutto la fuga di Puigdemont confermano che il movimento indipendentista catalano è ancora vivo e ben organizzato, nonostante la spaccatura causata dal sostegno dato da ERC al governo centrale prima ed alla presidenza socialista della Generalitat, ora.  Un sostegno non a tempo indeterminato, hanno dichiarato ieri in Parlamento i rappresentanti della Esquerra Republicana Catalana, ma legato alle azioni del nuovo presidente, il socialista Illa, eletto ieri con 68 voti a favore, 66 contrari e un’astensione, quella appunto del parlamentare Puigdemont.
Il magistrato del Tribunal Supremo Llarena chiede ora spiegazioni ufficiali ai Mossos (la polizia autonoma catalana) e al Ministero degli Interni su come sia stato possibile permettere a Puigdemont di entrare in Spagna, di arrivare in Catalunya – come preannunciato – , di tenere un discorso pubblico seguito da migliaia di persone, da giornali e televisioni, e quindi ritornare in Belgio senza essere intercettato ed arrestato. Nel frattempo, due Mossos sono stati arrestati per complicità e favoreggiamento nella fuga di Puigdemont.
Si hanno anche notizie di diverse persone che stavano pacificamente manifestando a Barcellona, hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari dopo l’intervento della polizia locale con i gas lacrimogeni per disperdere la folla che presidiava il Parlamento.
Secondo la stampa nazionale spagnola, il „proces“ (il processo che dovrebbe portare all’indipendenza della Catalunya) è ormai storia. L’elezione di un rappresentante del Partito Socialista Spagnolo alla presidenza della Generalitat rappresenterebbe il punto di svolta nella politica catalana. Di certo, il movimento indipendentista è spaccato: ha funzionato il metodo del dividi et impera, quello che anche qui da noi – purtroppo – conosciamo bene
Ma la presenza di Puigdemont ieri a Barcelona sta a testimoniare che l’indipendentismo catalano non è ancora morto, anzi.






