von fpm 18.06.2024 18:00 Uhr

Vita quotidiana a scuola nel Tirolo storico (20)

Dalla scuola asburgica alle Katakombenschulen: il racconto di un percorso didattico e popolare.

Elaborazione grafica Flavio Pedrotti Moser

Nel Tirolo del Sud la riforma Gentile ebbe come risvolto l’abolizione dell’insegnamento in tedesco, che pure era la lingua della maggior parte dei cittadini della provincia. Per garantire comunque l’apprendimento della lingua tedesca, la popolazione organizzò un sistema di scuole clandestino: le Katakombenschule. Per gestire meglio le scuole clandestine e per motivi di sicurezza si pensò di suddividere il territorio in tre circoscrizioni: Bozen, Unter Eisacktaler, Bozner Unterland e comuni periferici sotto la direzione di Maria Nicolussi, Brixen, Wipptal e Pustertal vennero affidate a Richard Holzeis, Meran, Burggrafenamt e Vinschgau a Rudolf Mali, noto anche per il suo abbeccedario, utilizzato dalle maestre nelle Katakombenschule. I primi corsi si tennero a Bozen. A palazzo Toggenburg vennero „formate“ 24 ragazze, ospitate nell’odierna clinica Santa Maria. Le partecipanti provenivano quasi tutte dalla Bozner Unterland, considerata la particolare urgenza in questa zona di organizzare i corsi di lingua tedesca.

Ufficialmente si trattava di un corso di cucito sotto la direzione di Maria Nicolussi. L’anno dopo, sempre per motivi di sicurezza, si decise di formare le giovani maestre a Grado, fingendo che si trattasse di una colonia estiva. Il corso venne interrotto prima del tempo per il sospetto di essere spiati e da allora le giovani maestre si ritrovarono solo in locali messi a disposizione dalla Chiesa. Una delle maestre, Hildegard Seeber Menghin, non notò mai nei bambini svogliatezza o pigrizia. «Volevano poter leggere anche in tedesco e questo per loro non era un dovere». La Menghin dopo l’anno di formazione a Monaco, dal 1933 al 1934, all’età di 20 anni, iniziò ad impartire lezioni clandestine a Neumarkt e Villa fino al 1940. «Tedesco, solo tedesco. Storia, grammatica…grammatica, a dire la verità poca, solo esercizi».

Per evitare che vi fosse concorrenza tra le maestre l’organizzazione stabilì delle regole: i gruppi dovevano essere costituiti da non meno di 3 e più di 6 bambini, le lezioni non dovevano tenersi prima delle 7 e non dopo le 19; i bambini svogliati dovevano essere esclusi; le insegnanti dovevano trattare il programma stabilito. In realtà venivano spesso usate le ore serali, dalle 18 alle 22, e le lezioni si concentrarono giovedì e domenica.

Le frequenti interruzioni dovute alle perquisizioni, le corse per nascondere il materiale didattico, l’ansia di essere scoperti erano deleterie per lo studio e i bambini ne risentivano. C’era persino chi sosteneva che la scuola clandestina non era poi così utile, perché i bambini a causa delle interruzioni e del panico apprendevano poco. (continua)

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