von mas 18.08.2019 11:48 Uhr

DNA, due giorni dopo

L’azione del Südtiroler Schützenbund, fra intenti e reazioni.

Foto: SSB

DNA, Deutsch nicht amtlich.  Un’operazione mediatica, quella del SSB, preparata con  cura, riservatezza e notevole attenzione ai modi e soprattutto ai tempi.

Già  da qualche settimana su molte foto profilo nei social era apparsa quella „strana“ sigla, presto diffusa a tappeto e condivisa anche in provincia di Trento. Qualche giorno fa, una prima soluzione del „mistero“: DNA, Deutsch Nicht Amtlich, Tedesco (lingua) non ufficiale.

E venerdì  la conclusione, con un’azione ampia, diffusa e di fortissimo impatto mediatico.

Non c’è  che dire: quel coprire, nascondere, cancellare su circa 600 cartelli stradali – dal Brennero a Salorno, da Graun a Cortina d’Ampezzo – i toponimi in lingua tedesca e ladina,  quelli eliminati da Tolomei (di cui proprio venerdì  ricorreva l’anniversario della nascita e di cui abbiamo parlato qualche settimana fa qui su UT24) è  una sveglia che suona e che non si può far finta di non sentire.

Suona non tanto per il legislatore romano, non tanto per quella minoranza di lingua italiana che in Sudtirolo è  arrivata dopo il 1919. La sveglia suona soprattutto per i Sudtirolesi di lingua tedesca, suona per la loro rappresentanza politica.

Perché  nella loro Heimat i Sudtirolesi stanno rischiando di fare la fine del „rospo bollito“: a forza di lasciar correre per quieto vivere, per ragioni di pacifica convivenza e di pura e semplice convenienza, o perché  convinti che la soluzione di tutto sia la globalizzazione, sia l’europeismo oltre le identità, si stanno incamminando quasi volontariamente in una Todesmarsch culturale, verso un autoetnocidio.

Questo è  il senso e lo scopo di DNA, Deutsch Nicht Amtlich. Provare per un giorno che effetto fa la cancellazione di una lingua (e quindi di una cultura e perciò  di un’identità)…

Le reazioni sui social (i soliti  „prendete su i vostri quattro stracci e andate oltre Brennero“ – con quell’astio che investe solo i Sudtirolesi e la minoranza slovena a Trieste e dintorni), quelle della politica locale (come gli esposti di Urzi, che teme azioni eversive da parte di „un’organizzazione paramilitare“ – che in fondo, a pallettoni o a salve, ha sparato sempre e solo per difesa), quelle di rappresentanti governativi (come Gallo che prenderebbe a schiaffoni questa „gente di m…“) a quanto pare sbagliano mira.

Le reazioni dei Sudtirolesi di lingua tedesca (non ufficiale! nella toponomastica ma anche nei rapporti con la pubblica amministrazione, nella sanità ecc) e quelle dei loro rappresentanti politici… speriamo siano rapide e soprattutto concrete.

 

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