Sentiero cimbro dell’Immaginario a Lusern

Nella tradizione cimbra di Lusern, le Selegen Baibla sono conosciute come le “Donnine Beate”. Il loro nome deriva dal cimbro e viene interpretato come l’unione di Seal, “anima”, e Baibla, “donnine”. Sono figure femminili appartenenti all’immaginario popolare cimbro e caratterizzate da una natura ambivalente: possono mostrarsi generose, premurose e protettive, ma anche terribili e vendicative quando qualcuno tradisce la loro fiducia. Le Selegen Baibla sono strettamente legate alle fonti d’acqua e, proprio per questo, ricordano per alcuni aspetti le ninfe delle tradizioni classiche. Appartengono tuttavia al patrimonio mitologico germanico e, più specificamente, alla tradizione cimbra. Il loro ambiente naturale è il bosco, soprattutto quei luoghi appartati e misteriosi in cui l’acqua sgorga direttamente dalla roccia. La leggenda di Lusern colloca una di queste creature in località Lèrchhovl, lungo l’antico sentiero che scendeva verso la Val d’Astico. Si tratta di un luogo particolarmente suggestivo: il sentiero passa ai piedi di una parete rocciosa, dove si apre una piccola caverna poco profonda. Proprio all’esterno della cavità sgorga una sorgente, la cui acqua forma una piccola pozza. La creatura che abitava quel luogo era bellissima e apparentemente dolce, ma il suo aspetto celava alcuni tratti non umani. Le Selegen Baibla potevano infatti avere piedi di gallina o di capra e una schiena scavata, che cercavano di nascondere ricoprendola con muschio o corteccia. Tra le loro attività preferite vi era la filatura della lana. Possedevano infatti gomitoli magici che non terminavano mai e che permettevano loro di filare continuamente. Talvolta decidevano di donarne uno alle persone buone e meritevoli, soprattutto a chi si trovava in condizioni di bisogno. Il dono, però, comportava una precisa condizione: chi lo riceveva doveva custodire il segreto e non rivelare mai da chi proveniva. Tradire la fiducia della Selegen Baibla significava esporsi alla sua collera.
Le Donnine Beate non erano, tuttavia, soltanto abili filatrici. Conoscevano profondamente le proprietà delle erbe medicinali, aromatiche e commestibili. Sapevano quali piante raccogliere e come utilizzarle per preparare unguenti ed estratti, con i quali potevano aiutare le persone malate. La loro generosità si manifestava anche nei confronti dei bambini: a quelli affamati potevano offrire gustose torte e dolci. Anche in questo caso, però, il dono doveva rimanere segreto. La beneficenza delle Donnine Beate non poteva essere rivelata. È proprio questa doppia natura a rendere le Selegen Baibla figure così affascinanti. Non sono semplicemente fate buone: aiutano chi è meritevole, ma possono punire severamente chi tradisce la loro fiducia. Generosità e crudeltà rappresentano due aspetti della stessa creatura. Rispettare il bosco, mantenere la parola data e non approfittare dei loro doni significa meritare la loro protezione; comportarsi diversamente significa, invece, esporsi alla loro vendetta. Le Selegen Baibla avevano inoltre un nemico particolarmente pericoloso: Jakl Hoal, chiamato anche Djèkele. Era il loro persecutore e dava loro la caccia, rappresentando una minaccia concreta per queste piccole creature del bosco, che potevano diventare sue vittime.
La storia delle Selegen Baibla conserva un’immagine molto antica del rapporto tra la comunità di Luserna e la natura. La sorgente, la grotta, il bosco, le erbe e gli animali non sono semplicemente elementi del paesaggio, ma luoghi abitati da forze misteriose che l’uomo deve imparare a rispettare. La leggenda trasmette soprattutto i valori della fiducia, della discrezione e del rispetto per la natura. Le Donnine Beate ricompensano chi è buono e bisognoso, ma reagiscono contro chi tradisce il patto stabilito con loro.
È proprio questo intreccio tra il mondo naturale e quello soprannaturale a caratterizzare molte delle leggende cimbre. Nel Sentiero dell’Immaginario di Luserna, queste storie vengono riportate nel loro ambiente originario attraverso pannelli e sculture, trasformando il bosco, le rocce e le sorgenti nel luogo stesso della narrazione.
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