Chiesette di montagna (2)

Tra boschi silenziosi, pascoli d’alta quota e sentieri che si inerpicano verso le montagne, il Welschtirol/Trentino custodisce un patrimonio discreto e prezioso: le sue chiesette di montagna. Piccoli edifici di pietra, spesso sorti in luoghi appartati, raccontano storie di fede, di comunità e di uomini che hanno imparato a convivere con la montagna. Sono luoghi dove arte, tradizione e paesaggio si fondono in un equilibrio unico, testimoni di antiche devozioni, di pellegrinaggi e della vita quotidiana di pastori, boscaioli ed escursionisti. Con questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta di questi piccoli gioielli disseminati tra valli e cime, per conoscerne la storia, le leggende, le caratteristiche artistiche e il profondo legame con il territorio che li circonda. Un viaggio tra spiritualità e natura, alla ricerca di angoli autentici dove il tempo sembra essersi fermato e il silenzio della montagna invita ancora oggi alla contemplazione.
La chiesetta (o eremo) di San Martino all’imbocco della Val di Genova, nel territorio di Carisolo, nelle valli Giudicarie è un luogo molto suggestivo, arroccato nel bosco sulle pendici del Monte Lancia, a circa 1.226 metri di quota. La tradizione vuole che il luogo fosse già frequentato in epoca antica come punto di passaggio e di preghiera lungo i sentieri della valle. L’edificio attuale è legato soprattutto alla devozione medievale e moderna verso San Martino di Tours, il santo soldato diventato simbolo della carità cristiana per il celebre episodio del mantello donato al povero. Le fonti storiche ricordano che nel 1579, durante una visita pastorale, la chiesa aveva un altare consacrato con una piccola ancona dorata raffigurante la Madonna e San Martino. Sopra la volta vi era una piccola stanza usata come sepolcro, dove erano conservate le ossa del sacerdote Baldassarre Moroni; oggi i resti sono custoditi in un’urna visibile vicino all’altare. Una delle storie più conosciute lega San Martino a una figura di religioso solitario che avrebbe scelto quel luogo selvaggio per vivere in preghiera. La posizione isolata, tra rocce e boschi, ha alimentato nei secoli il racconto di un eremita che accoglieva viandanti e pastori offrendo loro ospitalità e conforto.
Per la sua posizione all’ingresso della Val di Genova, una valle un tempo percorsa da boscaioli, pastori e cacciatori, San Martino era vista come una sorta di “sentinella spirituale”: chi saliva verso le montagne passava spesso davanti alla cappella per chiedere protezione prima di affrontare i sentieri. La presenza dei resti di Baldassarre Moroni ha contribuito a creare un’aura misteriosa attorno al luogo. Per generazioni gli abitanti raccontarono storie su chi fosse quell’uomo e perché avesse scelto proprio quella montagna come ultima dimora.
Già dalla metà dell’Ottocento l’eremo divenne una meta di escursioni: non solo luogo religioso, ma anche punto panoramico e simbolico per chi iniziava a frequentare le montagne della zona. Oggi la chiesetta conserva soprattutto il fascino del rapporto tra fede, solitudine e montagna: più che un grande monumento, è un piccolo luogo sospeso nel tempo, dove la storia locale si intreccia con racconti tramandati dagli abitanti della Rendena.
Si diceva un tempo: “Quando la Val Genova tace, ascolta bene: il torrente parla, il vento ricorda e il bosco non dimentica. ”Per questo San Martino non è soltanto una chiesetta: è un luogo dove la religione, la paura della natura selvaggia e la fantasia dei montanari hanno creato un patrimonio di racconti che ancora oggi rende speciale quella valle. (continua)






