von mas 29.06.2026 06:45 Uhr

Una Terra.. cinque Lingue: S‘ ist de Zait za nehmen auser en Hune‘

E‘ il tempo della smielatura – a cura di Domenico Puecher

Foto di Domenico Puecher

No‘ zboa Munetn met wiel Orbet , de Bain heern au wer haier za trog’n ond der Baimonn profitiert za „stehln“ en s süess Zaich as sie zuaklaubt hob’n : EN HUNE!

I’ gadenk mer, as benn i’ kloa gaben bin, der mae Onkl hot de Bab’n wolla Hune en a‘ Klüpp wa Holz galeigt ond gadruckt ond der Hune ist auser garunnen, darnoh hot er n zihen met a‘ an Saiher.

Hait de doe Orbet kimmt gonz onderst gatun: wöur olls wern Hune leigt men drau asn Woss a‘ nidregeres Wassl böu de Bain trog’n en Hune za holtn wer Reserve wern Binter.

NOCH EN SAE ISTINKT DE BAIN WÜLLN ZAN MEHERESTN ASS SIE KÖNNEN!!

De Bab’n sae’n wa wiel kloena Zellen wa Bochs gamocht, wöur za leig’n drinn en Hune putzn se schöa olls.

Tröpfl noh‘ Tröpfl wülln a’ Zellel no‘ en onder, benn de Zelleler woll sae’n lucken se met a‘ Schahlel Berch, za holtn en guet ond za lohn net en guet Tschmoch wan Hune umanonder geha , darmit ass ondra Wiher net stehln en.

Olla de Orbetn wan Bain funkzioniern zan beistn, darmit as :

DE GONZ FAMILIE ZAN SICHERESTN ÜBERLEB’N KONN!!

Benn der Baimonn siht, ass olla de Zelleler galuckt sae’n, der Hune ist raif ond baroet za nehmen en auser.

Wrüherer hot men olls gadrucht ond de de Baben sae’n zarmocht kemmen, hait tuet men koa Scho en de Baben, sie blaib’n bia nai:

Men braucht lai met a’ speziäles Gabel de Zellen olucken, darnoh leigt men sa en a’ Zentrifuge ond traibt men finz ass der Hune auser garunnen ist.

Der Hune en de doe Orbet nimmt drinn kloena Balleler wa Luft, olls kimmt überhi‘ za lohn en a‘ Poor Bochen rostn.

Jetz konn men en en de Glöiser leig’n, ond holtet er se meherer Johr guet, essn konn men en gor noh‘ zeihen Johr er konn nia zaloha geha.

BIA KUNSTLICH SAE’N DE BAIN, SIE KÖNNEN NIA WAHLN!

Der Hune übereerst ist er lauter, noh wiera wünf Munetn kristallisiert er ond kimmt er hört.

Der Hune hot wiel Worb’n, wan hell gel‘ finz kann dunkl braun, dos hondelt se wan Blüembler, böu de Bain en Soft ganommen hob’n.

Soft ganommen hob’n.

Dopo due mesi di intenso lavoro le api stanno concludendo il grosso del raccolto per quest’ anno e l’apicoltore ne approfitta per “rubare” loro quel dolce bottino: il MIELE!

Ricordo che quando ero piccolo, mio zio per estrarre il miele metteva i favi in un sacco di canapa e li spremeva con una morsa di legno, poi filtrava con un rudimentale colino.

Oggi questo lavoro si è perfezionato molto: prima di tutto alle api si fa depositare il miele non nell’arnia dove le api allevano le nuove figlie, detto comunemente nido, ma in un melario, che si aggiunge sopra il nido e che funge per loro da magazzino per avere da mangiare anche quando poi fuori non ci sono più fiori.

LORO PER ISTINTO NATURALE RIEMPIONO IL PIU’ POSSIBILE QUESTO MAGAZZINO!

I favi del melario, come quelle del nido, sono fatti di tante piccole cellette esagonali di cera, prima di iniziare a depositare il miele le ripuliscono molto bene.

Gocciolina dopo gocciolina, le cellette si riempiono, di miele, pensate quante ce ne vogliono per riempirne una sola.

Man mano che le cellette sono piene le ricoprono con un velo di cera, per conservarlo meglio e per non fare sentire intorno il suo profumo ed invogliare eventuali predatori a rubarglielo.

Ogni lavoro che avviene in un alveare funziona alla perfezione, con un preciso scopo:

LA SICUREZZA E LA SOPRAVVIVENZA DELLA FAMIGLIA!

Quando l’ apicoltore vede che quasi tutte le cellette sono OPERCOLATE, cioè sigillate, vuol dire che quel miele sarebbe pronto per la smielatura, allora si può togliere.

Una volta alla smielatura si distruggevano anche i favi, perché come già detto si schiacciava tutto con una morsa, ma oggi i favi non subiscono nessuna azione rovinosa, vengono semplicemente DISOPERCOLATI con una speciale forchetta, poi con una centrifuga si fa uscire il miele dalle cellette.

Con la centrifugazione nel miele entrano piccolissime bollicine d’aria, che dopo una settimana o due vengono a gala, lasciandolo perfettamente senza aria.

Ora il miele può essere messo nei vasi di vetro per conservarlo a lungo, esso conserva le stesse proprietà organolettiche anche per alcuni anni, commestibile sarebbe anche dopo dieci anni.

COME SONO INGEGNOSE LE API, LORO NON POSSONO MAI SBAGLIARE !

Il miele inizialmente è allo stato liquido seppur molto denso, poi dopo alcuni mesi comincia a cristallizzarsi e diventa come una pasta morbida ma solida.

Il suo colore è molto vario, va da un giallo pallido fino ad un giallo marrone scuro, dipende da quali fiori lo hanno raccolto.

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