1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (31)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
I commissari arciducali venuti a Pergine erano presieduti da Giovanni Gaudenzio Madruzzo, il quale oltre ad essere commissario di Ferdinando era consigliere di Bernardo Clesio. Tra gli altri commissari viene ricordato Girolamo a Sale vicario della giurisdizione di Koenigsberg. Era una domenica d’agosto, probabilmente il 13 secondo il calcolo del Cetto, quando i capifamiglia delle 7 gastaldie che formavano la giurisdizione furono radunati, dopo i vespri, nella chiesa pievana di s. Maria per giurare fedeltà alle disposizioni della Dieta di Innsbruck e a Ferdinando. Il presidente prima di far leggere i capitoli delle conclusioni approvate ad Innsbruck disse «in tedesco e poi in italiano»: «Queli che sono stati messi de sta borgata ala Dieta di Innsbruck, sentia qua a presso a mi, perché così ho in commissione». Subito Giovanni Crivelli e Biagio Tedeschi obbedirono, ma Francesco non si mosse, giustificando il suo comportamento col fatto che già conosceva il contenuto delle conclusioni, secondo i testimoni al processo; per non aver sentito le parole del presidente, secondo quanto disse il Cleser ai commissari; è certo che uscì di chiesa prima che fosse finita la lettura delle conclusioni della Dieta.
Finita quella lettura, il Madruzzo stava per leggere la formula del giuramento quando in chiesa nacque un gran rumore per il fatto che i contadini della giurisdizione di castel Pergine si misero a discutere con i delegati della bassa Valsugana, della giurisdizione esterna di Trento e di Piné che li invitavano a non giurare.
Dopo aver discusso un po‘ assieme, i contadini perginesi chiesero al presidente una copia dell‘Abschied cioè delle conclusioni della Dieta per potersi documentare e discutere con fondamento. Frattanto i vicini del borgo e tre gastaldi esterni si dissero pronti a giurare, ma numerosi contadini insistettero per consultarsi tra loro, da soli, e per questo uscirono dalla cesa granda e si portarono nella chiesetta di s. Nicola, l’attuale s. Carlo, e iniziarono una lunga e vivace discussione. (continua)






