La retorica del 24 maggio (2)

Fino ad oggi esistono pochissime pubblicazioni che hanno messo in luce l’impegno dell’esercito italiano in territorio austriaco nel periodo che va dall’armistizio di Villa Giusti sino al 1920. Pochi sanno che le truppe italiane, come previsto dalle clausole del Trattato di Saint Germain del 1919, occuparono sino al 1920 – con un notevole sforzo militare – tutto il Tirolo (compreso Innsbruck) per mantenere l’ordine pubblico, recuperare le armi esistenti ancora negli arsenali del disciolto esercito austriaco e per controllare la situazione politica dopo la caduta dell’impero asburgico. Un documento sorprendente è senza dubbio la memoria del capitano Pietro Stoppani, del 5º reggimento Alpini, componente della delegazione italiana inviata a Parigi dal governo per la firma del Trattato di Pace, nella quale l’ufficiale racconta con dovizia di particolari, come fosse stata offerta dalla Dieta tirolese di Innsbruck al re Vittorio Emanuele III la corona dell’intero Tirolo, onde evitarne lo smembramento come previsto invece dal Patto di Londra. Quando Pietro Stoppani torna in Italia ha riferito fedelmente ai membri del governo quanto aveva sentito dai rappresentanti della Dieta Tirolese. E la risposta fu negativa perché gli italiani, dopo il faticoso regolamento della questione del Brennero, non volevano problemi con gli americani, soprattutto con il presidente Wilson. Infatti, l’Italia non ha nemmeno inviato una risposta alla Dieta Tirolese.
Questi furono gli anni che videro la dolorosa divisione del Tirolo e la sua separazione dalla Madrepatria, evento per il quale scrisse il giurista tirolese Eduard Reut-Nicolussi (Trento, 1888 – Innsbruck,1958): “L’Italia non ci ha mai vinto. In tre anni e mezzo di lotta, non riuscirono a conquistare un solo palmo di terra Tirolese (…) Con ben giustificato orgoglio noi potemmo sempre affermare: a parità di forze è facile opera per noi sconfiggere codesto nemico. Eppure, tutto finì nella rovina e nella disfatta.”
Della quarantina di Compagnie di Schützen del Tirolo Italiano esistenti nel 1915, non esisteva più nessuna nel 1919 (dopo l’arrivo della “redenzione” fatta con la forza). Ecco perché l’espressione popolare “ciapadi col s’ciòp” non fu mai casuale… L’opera di cancellazione culturale e storica promossa dal Regno d’Italia (soprattutto durante la dittatura fascista) fu terribile, ma oggi vediamo che la metà delle compagnie Schützen è stata rifondata, dimostrando così una rinascita dell’identità tirolese mai finita oltre tante difficoltà e incomprensioni…
Come si sa, la storia di Trento non si è iniziata nel 1918. Sempre di più si sente il bisogno di conoscere la storia tirolese perché è la nostra storia, la storia dei nonni, dei nostri antenati. Perché un popolo senza storia è come un albero senza radici.






