von mas 22.05.2026 17:51 Uhr

Festival dell’Economia: Territori montani e periferici in Europa

Dal nodo delle infrastrutture ai fondi europei, passando per immigrazione, grandi carnivori e servizi essenziali: queste alcune delle principali sfide dei territori europei periferici emerse nel panel “Problematiche della montagna e delle aree interne: una prospettiva europea di buone pratiche regionali”, svoltosi ieri nel contesto del Festival dell’Eocnomia. Il confronto tra Astrid María Pérez Batista, Mohamed Ouriaghli, Stefano Aggravi e Roberto Paccher ha così evidenziato linee di risposta condivise: da una maggiore autonomia decisionale delle regioni alla cooperazione tra territori europei con problematiche simili, dalla costruzione di politiche europee più vicine alle specificità dei territori fino a un rapporto più diretto con l’Unione Europea.

Foto Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT

“Ci troviamo nel cuore dell’esercizio dell’autonomia del nostro territorio”. Con queste parole Gianpaolo Tessari, capo ufficio stampa del Consiglio Regionale del Trentino-Südtirol, apre il panel dedicato alle problematiche delle aree montane e periferiche europee, ospitato proprio nel Palazzo della Regione. Il punto di partenza del confronto è chiaro: territori caratterizzati da forti specificità geografiche, linguistiche ed economiche richiedono strumenti politici e amministrativi altrettanto specifici. Da qui la domanda che attraversa l’intero dibattito: come possono le aree interne evitare lo spopolamento e trasformarsi invece in laboratori di futuro?

Astrid María Pérez Batista, presidentessa della CALRE (Conferenza delle Assemblee Legislative Regionali Europee) e del Parlamento delle Isole Canarie, porta l’esperienza di una regione ultraperiferica segnata da isolamento geografico – dista oltre mille chilometri dalla terraferma nazionale -, pressione migratoria e forte dipendenza dai sostegni europei. L’Europa non può ignorare le specificità territoriali per costruire un futuro del continente che garantisca pari opportunità di sviluppo a tutte le regioni.

Sulla stessa linea interviene Stefano Aggravi, presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, che richiama le difficoltà storiche di una regione interamente montana, con collegamenti ancora oggi complessi e infrastrutture di trasporto insufficienti. Se oggi il turismo rappresenta uno dei motori principali dell’economia valdostana, i limiti geografici rimangono rilevanti per una regione che sul piano occupazionale vede prioritaria la manifattura, che richiede massicce mobilità di merci e cooperazione transfrontaliera con Francia e Svizzera.
Il problema, osserva Aggravi, è che molte programmazioni europee vengono costruite lontano dai territori e senza una reale conoscenza delle loro esigenze concrete.

Allarga la riflessione alle città il vicepresidente del Parlamento della Regione Bruxelles-Capitale Mohamed Ouriaghli, focalizzandosi sulle trasformazioni sociali che attraversano i grandi centri europei.  Bruxelles, spiega infatti, rappresenta bene le contraddizioni del continente: economie che dipendono dal lavoro migrante, soprattutto nei settori della logistica e delle costruzioni, ma che troppo spesso lasciano migliaia di persone in condizioni di precarietà e irregolarità. Per Ouriaghli, le istituzioni europee e regionali devono affrontare questi fenomeni in modo pragmatico, costruendo percorsi di integrazione e regolarizzazione invece di lasciare spazio a sfruttamento e marginalità.
In questo quadro, che evidenzia la complessità del lavoro istituzionale anche nelle grandi città europee, Ouriaghli ribadisce l’impegno della Regione di Bruxelles-Capitale nell’accompagnare e rafforzare il dialogo tra le istituzioni europee e gli enti che promuovono i territori periferici.

 

Un passaggio centrale del confronto riguarda proprio il ruolo cruciale della CALRE in quanto rete di cooperazione istituzionale tra assemblee legislative regionali europee fondata nel 1997, che riunisce 74 assemblee di otto Stati dell’Unione Europea e rappresenta circa 200 milioni di cittadini.  Roberto Paccher, presidente del Consiglio regionale del Trentino-Südtirol, ricorda quindi le motivazioni che hanno portato alla nascita del gruppo di lavoro CALRE dedicato alle aree montane, di cui è alla guida. Oltre il 60% della popolazione europea vive infatti in territori montani, rurali o periferici, spesso caratterizzati da carenza di servizi essenziali, infrastrutture fragili e difficoltà di accesso alla connettività digitale. Un contesto che alimenta il fenomeno dello spopolamento. Proprio per sostenere le comunità locali, il gruppo di lavoro ha elaborato un documento che propone, tra gli altri punti, un’agenda europea dedicata alle aree rurali e montane, un “Patto europeo della montagna” e strategie specifiche per lo sviluppo dei territori periferici.

Una posizione condivisa dai relatori è inoltre la necessità di rafforzare il principio di sussidiarietà, permettendo alle regioni di avere un rapporto più diretto con Bruxelles nella gestione dei fondi europei, senza eccessive intermediazioni dei governi centrali, ritenuti spesso troppo distanti dalle esigenze concrete dei territori periferici. Secondo Pérez Batista, i territori conoscono meglio di chiunque altro le proprie esigenze e dovrebbero quindi poter incidere più direttamente sulle politiche che li riguardano, evitando il rischio che le priorità locali vengano assorbite dalle logiche dei governi centrali.

Dal confronto emerge così la convinzione comune – sentita anche dal pubblico in sala – che le aree montane e periferiche non possano più essere considerate una periferia dell’Europa, ma una componente decisiva della sua identità economica, sociale e territoriale; e quindi, del suo futuro.

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