von mas 20.05.2026 17:31 Uhr

Luca, le pecore e i lupi

Il racconto di Luca Scalfi di Saone, che non è un contadino ma che alleva animali solo per passione: due predazioni a pochi passi dall’abitato e un sogno che si infrange contro una realtà difficile da accettare

Pecore d'Ouessant - Immagine da Wikopedia

Luca Scalfi non è un contadino, anzi. Il suo lavoro e quello di sua moglie sono tutt’altro. Ma praticamente da sempre Luca coltiva una grande passione, quella per gli animali.  A Saone, appena fuori dal centro abitato, fra gli ultimi campi ed il bosco, in un grande spazio recintato dove sorge anche un edificio adibito a stalla, da diversi anni  Luca accoglie e cura alcune galline, una coppia di vecchissimi asini (fra tutti e due arrivano a cinquant’anni) e soprattutto una decina di pecore  di razza Ouessant.  Sono pecore speciali, le sue: sono davvero minuscole – i montoni arrivano appena ai 50 centimetri di altezza e ai 20 chilogrammi di peso, le femmine sono ancora più piccole – abituate ai pascoli magri della Bretagna, la terra di cui sono originarie. A Saone si sono ambientate a meraviglia, e in primavera danno alla luce dei mini-agnellini.

Luca con gli animali ha un rapporto speciale, li considera quasi una seconda famiglia, li accudisce, li cura,  ogni tanto ci parla:  non ci sono dubbi,  gli asini e le pecore lo capiscono, talvolta gli rispondono pure…

Narrata così, la storia che Luca ci ha  raccontato potrebbe quasi sembrare una favola. Ma purtroppo manca il lieto fine, il „vissero tutti felici e contenti“. Perchè oggi, a Luca, di pecore ne sono rimaste solo tre: un montone, un agnellino nato da poco e già orfano, una femmina talmente spaventata da aver perso il latte. 

In due notti, fra la fine di aprile e la metà di maggio, il branco di lupi che batte la zona ha fatto strage delle pecore nane di Luca.  Le uniche due notti in cui,  avendo fatto tardissimo al lavoro, non è arrivato a rinchiuderle nella stalla. E proprio in quelle due notti, neanche fossero stati avvisati, i lupi sono arrivati fin lì, a pochi passi dal paese, dalla  casa dove abitano Luca e la moglie.

Hanno ucciso la maggior parte delle nove pecore, molte delle quali erano incinte, sventrandole e sbranando la poca carne dall’interno.  Nel pascolo sono rimaste le carcasse, le interiora, i feti che sarebbero nati nel giro di qualche giorno.  La seconda volta – lo scorso fine settimana –  sono stati i due vecchi asini a lanciare l’allarme, ragliando disperati.  Luca e la moglie sono corsi fuori, con le ciabatte ai piedi e le pile in mano, urlando per spaventare i lupi, riuscendo ad allontanarli prima che completassero la mattanza: ma anche questa volta, Luca ha trovato pecore uccise, ferite, fuggite in preda al terrore.

 

Mentre nutre il piccolo agnellino orfano con il biberon, Luca non si perdona quelle due sere, quel ritardo sul lavoro, quell’aver pensato che per una volta non sarebbe successo nulla.   E parla anche per chi, come lui, non alleva animali per mestiere, ma lo fa solo per passione.  Siamo pochi, qui in Giudicarie, forse nemmeno una decina – ci ha detto. E se continua così, finiremo con lo sparire.  Noi non siamo contadini, il recinto elettrificato, i cani da guardania,  tutte quelle accortezze che mettono in crisi anhe gli allevatori di professione, per noi sono impensabili da acquistare,  impossibili da gestire.   Ho paura che – se continua così –  io e i miei „colleghi“ dovremo presto rinunciare al nostro piccolo sogno.

Io amo tutti gli animali, quelli che curavo qui a Saone, i pochi che continuerò a curare, ma anche i selvatici – ci dice ancora Luca. Però la situazione sta diventando davvero difficile, quasi insostenibile, per i contadini e anche per noi che gli animali li teniamo per passione.

So che le soluzioni non potranno essere semplici e nemmeno immediate, conclude Luca, ma devono essere cercate e soprattutto trovate, prima che sia troppo tardi. 

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